Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
31 luglio 2015

Suor Hilgedard: una donna artefice della storia del luppolo nella birra!

Suor Hilgedard: una donna artefice della storia del luppolo nella birra!

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Il luppolo è uno degli ingredienti fondamentali e caratterizzanti della birra: la scelta di quanti e quali luppoli utilizzare è un parametro fondamentale per la definizione dello stile birrario ed il corretto bilanciamento delle sensazioni aromatiche ed amaricanti nella birra risulta un elemento caratterizzante dell’estro del mastro birraio.
Anche se le proprietà terapeutiche ed alimentari della pianta erano note fin dall’antichità (gli antichi Egizi e la medicina cinese tradizionale la impiegavano estesamente nelle farmacopee), l’utilizzo nell’ambito brassicolo risulto molto più moderno.

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Le notizie più antiche dell’impiego del luppolo per l’amaricazione della birra risalgono alle popolazioni dei Goti, stanziate sulle alture del Caucaso, attorno al VI secolo d.C.. Questa popolazione era solita preparare una bevanda fermentata simile all’attuale birra, denominata Ludi, normalmente aromatizzata con luppolo selvatico.
Notizie più certe e certificate da citazioni scritte risalgono al 760, e fanno riferimento ad una coltivazione di luppolo nelle vicinanze del convento di Freising, in Germania. Altra importante testimonianza sono i verbali del Concilio di Aquisgrana del 817, sede in cui venne autorizzato l’uso del luppolo, fino ad allora considerato medicinale, anche per la produzione della birra.

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La pratica di aromatizzare la birra con il luppolo si diffuse grazie all’espansione del monachesimo benedettino e fu merito, in particolare, di Suor Hilgedard von Bingen, che visse tra il 1098 ed il 1179 nell’Abbazia di Saint Rupert in Germania, la realizzazione di approfonditi studi per perfezionare tale tecnica. Dalla Boemia, così, la luppolatura divenne pratica comune in tutta la Germania, poi in Olanda.

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Nell’isola britannica la pratica divenne d’uso comune solo a fine del XVI° secolo e da queste terre, in seguito all’occupazione da parte dei romani, se ne verificò una rapida diffusione in tutte le terre influenzate dai rapporti di dominio e di commercio.
Cardine storico che coronò il luppolo come ingrediente indispensabile nella produzione della birra fu l’Editto della purezza, emanato dal duca Guglielmo IV di Baviera, nel 1516. Questa legge impose ai produttori di birra l’uso esclusivo di acqua, orzo e luppolo. Nella realtà la legge doveva avere un carattere temporaneo al fine di tutelare la salute dei cittadini, ma in realtà in Germania rimase in vigore fino al 1992.

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Proprio nell’epoca più moderna, ed in particolare con lo sviluppo del fenomeno del craft brewing, l’attenzione nella selezione di luppoli di alta qualità e la miglior miscelazione e dosaggio di luppoli diversi, anche impiegando particolari tecniche produttive per estrarre in modo selettivo le diverse componenti amare ed aromatizzanti, è diventata una delle principali leve di marketing per valorizzare e differenziare le birre a livello commerciale.

Redazione Giornale della Birra
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