Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
19 novembre 2015

Uno sguardo ad Oriente: la birra in Giappone

Uno sguardo ad Oriente: la birra in Giappone


 

In Oriente la produzione e il consumo di birra hanno una storia molto antica antica, con differenti peculiarità locali. La produzione brassicola moderna del Giappone, già a partire dal Diciassettesimo secolo, ha subito una forte influenza della tradizione tipica dell’Olanda. Durante il periodo Edo, infatti, un olandese aprì una birreria per i numerosi marinai che solcavano i mari lungo le rotte commerciali tra Olanda e Giappone, introducendo l’abitudine al consumo prevalente delle birre lager.

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In realtà, il concetto di “birra” in Giappone si distingue per legge in tre categorie:

  • birra: se il contenuto di malto è superiore al 67%;
  • happoshu: se il tenore di malto è minore del 67%;
  • happousei: bevande fermentate, simili alla birra, ma che impiegano surrogati del malto, come semi di soia e altri ingredienti.

Come facilmente intuibile in un paese fortemente in sviluppo, come il Giappone, la maggior parte del mercato della birra è stato colonizzato da pochi, immensi colossi produttivi. Ma a partire dalla metà degli anni ’90, grazie a nuove politiche fiscali sono nate moltissime birrerie di piccole dimensioni. Attualmente si contano circa 300 microbirrifici in Giappone, che spaziano nell’ambito di una gamma produttiva davvero molto ampia ed interessante. Come avviene normalmente per il craft-brewing, molte di queste birre si caratterizzano per una variabilità stagionale, utilizzando ingredienti differenziati e risultano più alcoliche nelle stagioni fredde.

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Nonostante le difficoltà economiche dettate dalle piccole economie delle imprese artigianali, lo sviluppo di un interesse crescente da parte dei consumatori e la nascita di organizzazioni tra i microbirrifici, ha permesso la crescita del settore. parallelamente sono sorte numerose sagre e feste dedicate alla birra, molto conosciute e partecipate sono quelle che si tengono ogni anno a Tokyo, Osaka e Yokohama.

Come in Occidente, si è sviluppato anche il collezionismo di articoli vintage, come le splendide pubblicità illustrate di inizio Novecento, di cui riportiamo un esempio.

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Le birre dal Giappone, come già accennato, sono comunemente importate nelle Americhe ed in Europa, con un mercato consolidato: alcuni grandi marchi, hanno realizzato propri stabilimenti anche in paesi come  Repubblica Ceca, Regno Unito ed USA, oppure si appoggiano ad industrie locali per la produzione conto terzi.

La globalizzazione, che avvicina sempre più paesi e culture lontane, potrà far crescere interesse verso un reciproco scambio di birre, e soprattutto birre artigianali, contribuendo ad una conoscenza ed integrazione culturale sicuramente positiva. Come sempre avviene, la birra si rivelerà, anche in questo caso, la bevanda dell’amicizia e della gioia di stare insieme!

 

 

 

Redazione Giornale della Birra
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