Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 02/2018

13 gennaio 2018

Antichi libri italiani: Cenni chimico-medici sulle Birre, 1825

Antichi libri italiani: Cenni chimico-medici sulle Birre, 1825

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Il fascino dei libri antichi suscita nei lettori sempre un grande interesse: è bello riscoprire il vecchio linguaggio di un italiano ancora molto formale ed articolato, in cui si riconoscono spesso latinismi e termini oggi caduti in disuso, oppure acquisire la consapevolezza di un modo di pensare e di conoscere i processi e le situazioni molto arcaico ed involuto, ed ancora scoprire antiche credenze oggi negate dalla scienza.

Anche la birra è stata nel tempo l’oggetto di molte trattazioni scientifiche, tecniche e mediche, leggendo le quali si può costruire, quasi seguendo il processo fatto dagli archeologi, come è mutata nel corso della storia la percezione di questa bevanda da parte della società. In realtà, poter compiere queste ricerche è molto più facile di quanto possa apparire, almeno per i testi pubblicati negli ultimi secoli: la funzione Google  Books, infatti, consente ad ognuno di accedere gratuitamente ad una grandissima banca dati, nella quale si possono consultare liberamente i testi dedicati all’argomento cercato.

La prima tappa della nostra ricerca si focalizza su un libercolo edito nel lontano 1825, ad opera di Luigi Toffoli, dedicato ai “Cenni chimico-medici sulle Birre”, così come indicato nel titolo. Il libro è consultabile integralmente al seguente LINK.

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Anche se il titolo fa riferimento, in modo particolare, agli aspetti medici connessi alla birra, in realtà nel libro si trattano argomenti ben più ampi, tanto da poter asserire che sia un piccolo manuale sulla produzione, modalità di vendita e di trasporto della birra. Ai temi dei danni cagionabili dalle bevande alcoliche e agli usi medicamentosi, invece sono demandati solo 2 dei sette capitoli complessivi. Dalla lettura emerge, con non poco stupore, di come in passato la concezione del birrificio – malteria, inteso come unica fabbrica, fosse molto più normale  di quanto avvenga oggi e che, in realtà, dal 1800  ad oggi la tecnica brassicola ha modificato di poco le sue fondamenta teoriche.

Già ai tempi era diffusa la pratica dell’uso di cereali alternativi all’orzo, così come di sostanze zuccherine di diversa origine ed aromatizzanti, ma tali usi erano additati con un giudizio negativo incontrovertibile.

Molto interessante il capitolo quarto, dedicato alle modalità di trasporto delle birre, dove è messo in luce sì l’uso delle bottiglie, ma soprattutto delle botti e dei caratelli.

Il capitolo quinto oggi alla sola  lettura del titolo, ed ancor più nella disamina dell’argomentazione emerge quasi anacronistico: “birre dannose al popolo”. Tra queste, oltre alle birre acide e quelle troppo giovani, vengono annoverate le birre scure, ritenute nocive a causa della presenza del malto fortemente tostato.

 

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Nel capitolo successivo, la birra viene esaltata, se piccola, come una bevanda molto salubre e dissetante, che viene in particolar modo consigliata da bere fuori dei pasti, in alternativa al vino. L’autore, già allora, evidenziava come un consumo moderato di tale bevanda è da ricercarsi come il corretto modo di alimentarsi per “un uomo di ragione, un uomo assennato“.

 

Ancora di grande interesse l’ultimo capitolo, dedicato alle birre medicinali: l’autore ne cita ben 14, ma senza porre il luce le ricette di preparazione.

 

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Un libro di poche pagine, che sicuramente vale la pena leggere per scoprire qualche curiosità storica in più sulla birra e sulle sue origini.

A conclusione, una nota degna di evidenza è la scarsa considerazione dell’autore per i bevitori veneti ai quali rivolge, a pagina 34 le seguenti parole “Nello Stato Veneto in generale sono contenti di bere birra acida, torbida, birra piccola ec. basta che sia tutta spuma, dolce, poco amara e che nel sortire il sovero faccia una forte schippettata“.

Il libro in versione integrale è consultabile come e-book su Google Books al seguente LINK.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!