Numero 07/2021

18 Febbraio 2021

UK: l’importanza storica dei pub per le comunità locali

UK: l’importanza storica dei pub per le comunità locali

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Diversi studi hanno dimostrato il ruolo cruciale svolto dai pub nel migliorare e incoraggiare il senso di comunità e coesione sociale nelle aree locali. La coesione della comunità è definita dalle relazioni e attività che fanno sentire nei residenti un senso di appartenenza alla comunità. In questo senso sono nate iniziative per salvare e prendere il controllo da parte di residenti dei pub vicini alla chiusura per fallimento. Con il cambio delle strutture di proprietà dettate dal Beer Orders, molti pub vennero acquistati dai pubcos ma nonostante ciò non era assicurato il loro sostentamento come confermato da molti publican affittuari delle compagnie.

 

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I quali indicavano come le compagnie spesso permettevano prezzi molto competitivi il primo anno ma dal secondo le cose cambiavano drasticamente, questo perchè aumentavano l’affitto richiesto appena vedevano aumentare i profitti degli stessi pub e se si aggiungevano tasse e tutti i costi di gestione non era facile sopravvivere e in questo modo portando in tre anni il pub al fallimento. Questa situazione costringeva molti publican a cercare di attrarre più clienti non locali per sostenersi economicamente, un fenomeno tipico dei pub presenti in aree rurali e più remote dove spesso veniva diversificata la propria attività con cibo e posti a dormire, che erano valide soluzioni per sostenersi. Queste strategie potevano incrementare le prospettive di entrate, ma apparivano come un ostacolo alle relazioni tra i proprietari o gestori dei pub e i clienti locali in maniera significativa.

 

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Questo portava ai publican a non riuscire a dare un trattamento speciale e legare con i locali per fidelizzarli e creare quel senso di comunità e amicizia all’interno del pub, questo perché senza la gente di passaggio non era possibile sopravvivere economicamente, mentre dall’altro lato i residenti vedevano alternarsi molti affittuari del locale rendendo impossibile quindi la costruzione di un rapporto di amicizia reciproca. In alcuni casi questa situazione portò da parte dei locali a unirsi e creare cooperative con l’obbiettivo di acquistare pub sull’orlo della chiusura. Questo movimento è partito nel 2003 con la creazione della Old Crown Cooperative pub in Hesket Newmarket in un piccolo villaggio del nord dell’Inghilterra con circa 300 abitanti.

 

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Comitati locali formarono quindi cooperative ottenendo qualche supporto finanziario dal settore pubblico e raccogliendo fondi attraverso la condivisione, nel quale ogni cittadino interessato a partecipare doveva immettere una somma prestabilita di 1500£, dopo l’acquisizione le cooperative optarono per dare in gestione il pub piuttosto che condurlo da sé. Il prestito era strutturato in modo da preservare il pub secondo gli accordi della cooperativa, in particolare approvvigionandosi dai fornitori locali e senza applicare cambiamenti strutturali; questo modello era incentrato in proiezioni triennali. Ancora in uso a Hesket Newmarket, questo modello venne seguito imitato e adottato in diversi luoghi dell’Inghilterra, raggiungendo nel 2013 a 22 cooperative lungo tutto il paese. Attraverso ciò la comunità locale aveva un possibile luogo di riunione e ritrovo aumentando il senso di comunità, senza trascurare il lavoro creato nell’area circostante.

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Info autore

Mario De Luca

Nato nel lontano 1986, orgogliosamente napoletano, trascorro la mia vita tra libri universitari, birrerie e calcio.
Laureato in Economia aziendale, ora laureando in Economia e commercio, in continuo viaggio tra Roma, Napoli e Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila – “Emigrante? No, turista…” come direbbe Troisi -, dove i miei posseggono una birreria, per me croce e delizia.
Utilizzo quotidianamente la scusa dell’appassionato di birre per poter bere…di recente mi sono avvicinato al mondo dell’ homebrewing, non vi dico con quali pietosi risultati!
Scrivo di birra per passione e cercherò di spaziare tra tanti argomenti, sperando di dare un valido contributo ad giornaledellabirra.it, che molto gentilmente mi ha offerto quest’opportunità.
Amo definirmi “socievole ma soprattutto curioso, spesso critico”…non sono, nè voglio diventare un gastrofighetto, come disse un giorno Antonio Capaldo dei Feudi di San Gregorio, riferendosi a quei finti pseudo-cultori del cibo, che si incontrano nel reparto vini del supermarket o durante il corso di marketing all’università. Non sono un degustatore professionista, ma semplicemente un amante delle birre in genere, special modo tedesche, interessato circa il movimento dei microbirrifici italiani. Adoro i nuovi birrifici “fuori dagli schemi” e il loro modo di approcciarsi al mercato, lontano dagli standard e dalla tradizione, pensando controcorrente ed osando (questo rispecchia anche il mio carattere).
Non prendetemi troppo sul serio, tra una battutina e un’analisi seriosa proverò a strapparvi un sorriso e allo stesso tempo, assieme, navigheremo in questo mare giallo (birra eh, mica altro…non fraintendetemi)!