Numero 23/2023

5 Giugno 2023

Il giro del mondo in… tante birre: Azerbaigian

Il giro del mondo in… tante birre: Azerbaigian

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Questo giro del mondo in tante birre, ci sta facendo girare come trottole su e giù per il globo terrestre, ma oggi siamo riusciti a fermarci in Azerbaigian.

L’Azerbaigian è uno stato della regione transcaucasica, tra il Mar Nero e il Mar Caspio, ed è considerato un paese asiatico, in quanto attraversato dalla catena montuosa del Caucaso, linea geografica di separazione tra occidente ed oriente.

Non è ancora, però, certa l’origine del nome ma una scuola di pensiero mi ha affascinato. Il toponimo deriverebbe dall’unione di 3 parole dell’antica lingua meda e significherebbe: “l’anima dei nobili guerrieri del fuoco”. Questa terra, infatti, è sempre stata ricca di petrolio e gas e quindi anche di fenomeni naturali legati ad essi, per questo è chiamata anche “Terra del fuoco”. Addirittura, vicino a Baku, la capitale, c’è un luogo sacro (Yanar Dag) dove dal terreno fuoriesce un fuoco incessante alimentato dai giacimenti sotterranei di gas naturale.

È un paese che affonda le sue radici durante l’Età della Pietra, periodo in cui sono state datate le prime tracce dell’uomo. Storicamente è stato conquistato e dominato dai turchi, dai mongoli (guidati dal famoso condottiero Tamerlano) e anche dagli arabi. Intorno al 1830, il territorio azero fu diviso tra Russia e Persia ma nel 1918, dopo il crollo dell’Impero Russo, nacque la Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, la prima repubblica musulmana al mondo. Ebbe, però, vita breve e nel 1922, a seguito di una nuova invasione dell’esercito russo, divenne uno stato federato dell’URSS fino al 1991, anno dell’indipendenza.

LA STORIA DELLA BIRRA IN AZERBAIGIAN

Nonostante la quasi totalità della popolazione azera sia musulmana (96%), e quindi non possa bere alcolici, birra e vino, fin dall’antichità, sono riusciti a conquistare grandi fette di mercato. Dati del 2020 rivelano, infatti, le seguenti percentuali: 61% birra, 37% vino e 2% liquori (fonte ICE).

La bevanda nazionale, però, rimane sempre il tè nero. Preparato nel “samovar” (tradizionale contenitore in metallo) e servito negli “armudu” (tipici bicchieri a forma di pera). È fondamentale come gesto di benvenuto verso gli ospiti che non possono accomiatarsi senza averne bevuto almeno una tazza. Luoghi storici per consumare tè nero sono le “chaykhana” (casa del tè), in passato frequentate solo dagli uomini.

 

Ma torniamo al nostro amato nettare. La birra in Azerbaigian ha un forte legame con l’antica bevanda denominata “Boza”. Un fermentato di cereali (di solito miglio) a bassa gradazione alcolica, prodotto già a partire dal 9000 a. C nella regione caucasica e che ancora oggi è presente sulle tavole degli azeri, aromatizzata con miele o latte.

Da un punto di vista economico, a partire dagli anni ’90, l’Azerbaigian, seppur tra alti e bassi, ha conosciuto un grande sviluppo. Il traino è stato ed è sicuramente l’esportazione di petrolio e gas naturale. Ma il settore della birra, in termini di produzione e di varietà prodotte, non ha seguito questo trend, a differenza dei consumi interni pro-capite che si attestano intorno ai 55 litri annui.

Il comprato brassicolo è appannaggio dei colossi industriali locali ed internazionali che si spartiscono praticamente tutto il mercato. Sembra che ancora non sia iniziata la “Craft Revolution” che ha segnato il destino birrario di tanti paesi compreso il nostro. Gli stili che vanno per la maggiore strizzano l’occhio alla Germania e alla Repubblica Ceca che influenzano anche l’atmosfera dei locali. C’è un abbondare, quindi, di birre chiare a bassa fermentazione tipo Pils ed Helles affiancate da qualche birra ambrata e scura ispirata alle Marzen e alle Schwarz. Anche l’offerta dei pochi birrifici artigianali e dei brewpub, localizzati soprattutto nella capitale Baku, è standardizzata. Sembra che ancora non sia arrivata quella voglia di esplorare altri stili, sperimentare nuove materie prime e proporre qualche novità.

5 BIRRIFICI DELL’AZERBAIGIAN CON QUALCOSA IN…PIU’!

  1. Il birrificio più grande dell’Azerbaigian: BALTIKA-BAKU

(foto etichetta gentilmente concessa da Mario Bughetti)

Birrificio fondato nel 1969 nella cittadina di Xirdalan, a dieci km dalla capitale Baku. Faceva parte dell’associazione di produttori “Baku-Pivo”. Nel 1997 venne assorbito dal colosso francese Groupe Castel e dal 2008 fa parte di Baltika Brewery, leader russo nel comparto brassicolo. Infine, nel 2012, è stato acquisito dalla multinazionale danese Carlsberg, diventando così il birrificio industriale leader del mercato azero con il 70% di quote di mercato interno.

XIRDALAN ORIGINAL: birra chiara a bassa fermentazione di stampo tedesco. La birra azera più consumata. Note amare presenti ma non invasive grazie all’equilibrio dato dal malto. Birra da tutti i giorni. Gradazione alcolica: 4,8%

XIRDALAN NON-FILTERED: birra di frumento a bassa fermentazione, di ispirazione tedesca. Birra chiara non filtrata dall’aspetto torbido. Gradazione alcolica: 4,5%

XIRDALAN PREMIUM DARK: birra ambrata a bassa fermentazione, di ispirazione tedesca. Le note maltate sono protagoniste, alleggerite da un lieve amaro nel finale. Gradazione alcolica: 4,5%

  1. Il birrificio azero più premiato: NZS BREWERY

Inaugurato a Baku nel 1997, ha sede nell’area industriale chiamata NZS, da cui il nome. Nel 2003, è stato il primo birrificio dell’Azerbaigian ad essere stato premiato all’International Beer Festival di Praga con la medaglia d’oro nella categoria “birre chiare a bassa fermentazione”. Insieme a Baltika-Baku, coprono quasi tutto il mercato interno del paese. Negli ultimi tempi ha creato una nuova gamma dalla grafica accattivante, per una clientela più giovane.

NZS STRONG PREMIUM: versione più alcolica di una birra chiara a bassa fermentazione. Note maltate in primo piano. Gradazione alcolica: 6%

BOO DOO ROGGER PILSNER: birra chiara a bassa fermentazione. Piacevolmente amara nel finale e ben bilanciata dai malti. Gradazione alcolica: 4,8%

BOO DOO ROGGER UNFILTERED: birra chiara a bassa fermentazione non filtrata e dall’aspetto velato, con aggiunta di frumento. Gradazione alcolica: 4,8%

  1. Il birrificio azero più europeo: BAKI-PRAQA

(foto etichetta gentilmente concessa da Mario Bughetti)

Birrificio nato a Baku nel 2009 che ha un fortissimo legame con la Repubblica Ceca, da qui il nome che unisce le due capitali. Infatti, dal paese natio dello stile Pils, provengono non solo l’impianto di produzione e le attrezzature ma anche le materie prime (malto, luppolo e lievito). Produce birre a bassa fermentazione declinate in varie etichette, tra cui:

STARAPRAGA PREMIUM LAGER: birra chiara a bassa fermentazione in stile Pils, dove le note maltate lasciano il posto ad un finale amaro che persiste. Gradazione alcolica: 4,8%

STARAPRAGA PREMIUM DARK: versione ambrata e più alcolica della precedente con sentori maltati più presenti. Gradazione alcolica: 5,2%

  1. Il primo brewpub in Azerbaigian con un tocco femminile: BEERBAŞA

Brewpub aperto nel 2015 nella capitale. Il nome è un gioco di parole tra “beer” e “birbasa” che in azero significa “direttamente”, rappresenta quindi il modo di servire la birra, direttamente dal produttore al consumatore. Il locale, infatti, è composto da tre piani con annesso un impianto da 1000 litri gestito dalla birraia Anna Salyuk e il ristorante.

BEERBAŞA LIGHT: birra chiara a bassa fermentazione tipo Helles. Facile da bere, dai tipici sentori tedeschi. Gradazione alcolica 4,6%

BEERBAŞA SPECIAL: birra ambrata a bassa fermentazione che ricorda una Marzen tedesca, dalle delicate note maltate Gradazione alcolica: 5,5%

BEERBAŞA DARK: birra scura a bassa fermentazione tipo Dunkel, caratterizzata da note di caramello e cioccolato. Gradazione alcolica: 5,6%

  1. Il brewpub azero più “piccolo”: MALA PRAGA

Brewpub e ristorante che fa parte della catena azera di hotel “Resant”. Il nome ricorda il quartiere storico di Praga chiamato Malà Strana che significa “piccolo quartiere”, in questo caso, invece, si trasforma in “piccola Praga”. Infatti è specializzato in birre che si ispirano agli stili tedeschi e cechi, così come l’architettura e l’atmosfera del locale.

MALA PRAGA SÜZÜLMÜS: birra chiara filtrata a bassa fermentazione in stile Pils con un amaro deciso che persiste nel finale. Gradazione alcolica: 5,6%

MALA PRAGA SÜZÜLMEMIS: birra chiara a bassa fermentazione, la versione non filtrata della precedente ma con note amare più gentili, può ricordare una Keller tedesca. Gradazione alcolica: 5,6%

MALA PRAGA QARA: birra scura a bassa fermentazione tipo Schwarz tedesche con aggiunta di grano nero. Le note maltate e tostate sono le vere protagoniste. Gradazione alcolica: 5,9%

MALA PRAGA QARABASAQ: birra ambrata a bassa fermentazione tipo Marzen tedesche con aggiunta di grano saraceno. I sentori maltati sono alleggeriti da una lieve luppolatura. Gradazione alcolica: 5,9%

MALA PRAGA BALLI: birra al miele con delicate note fruttate. Gradazione alcolica: 5,6%

 

Speriamo che la voglia di rinnovarsi e giocare un po’ contagi anche l’Azerbaigian, bisogna far uscire i birrai dalla comfort-zone! Come consiglierebbero i consulenti quelli bravi. Secondo me i palati sono già pronti, basta avere l’ardire di proporre IPA, Tripel o anche una facile Blanche.

Piccola curiosità finale, l’Azerbaigian è l’ultimo paese che inizia con la lettera A. Dalla prossima tappa, si ricomincia dalla B…chissà dove andremo a berci qualche birra???

Alla prossima pinta!

Siti internet e pagine social di riferimento:

www.facebook.com/mario.bughetti (email: booghy55@gmail.com)

https://carlsbergazerbaijan.az

https://nzs.az

www.bakipraqa.com/az

www.facebook.com/beerbashabaku

www.facebook.com/MalaPragaRestaurant

 

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Federica Russo
Info autore

Federica Russo

Sono nata a Genova nel lontano…ma che lontano…nel “vicinissimo” 1976 da una famiglia chiacchierona e rumorosa, ecco perché mi piace parlare, comunicare e condividere.
Chi nasce in una città di mare sa che si porta dentro una curiosità tutta speciale come quella dei marinai e navigatori che tutti i giorni salpano verso nuove mete, terre e avventure. Curiosità che rimane per sempre e che caratterizza ogni aspetto della vita arricchendola giorno per giorno. La famiglia, le passioni, i traguardi, il lavoro vengono così conditi con quel “quid” che rende tutto più sfizioso.
La curiosità infatti mi ha portato a studiare 3 lingue (inglese, spagnolo e francese) per non sentirmi fuori luogo ovunque volessi andare e mi ha fatto laureare in Geografia per avere ben chiara in testa la mappa del mondo ed evitare di perdermi.
La curiosità mi ha fatto lavorare in ambiti molto diversi tra loro: commercio al dettaglio, operatore GIS nel settore dei sistemi informativi territoriali, progettista di impianti di depurazione acque reflue.
La curiosità, infine, è stata anche la spinta che mi ha fatto passare da semplice amante della birra a Sommelier. Ho completato il percorso formativo con la Scuola Italiana Sommelier (S.I.S.) e sono diventata Sommelier Professionale 3° livello. Essere sommelier della birra non lo considero un traguardo ma solo l’inizio di un lungo percorso di formazione, di conoscenza che non finirà mai, infatti ho cominciato lo stesso percorso formativo anche con l’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S.), seguo i corsi e le monografie di UB Academy, per non parlare dei libri che “bevo” tutto d’un fiato!!! Alcuni autori della mia libreria: Michael Jackson, Lorenzo “Kuaska” Dabove, Randy Mosher…tanto per citare qualche pilastro.
La possibilità di poter scrivere per il Giornale della Birra mi dà modo di condividere con voi la mia passione birraria attraverso interviste, curiosità, abbinamenti birra-cibo e tanto altro, il tutto impreziosito da un sorriso e da un punto di vista diverso….quello femminile!