Numero 44/2019

1 Novembre 2019

Pumpkin Ale: Halloween e la riscoperta delle birre alla zucca

Pumpkin Ale: Halloween e la riscoperta delle birre alla zucca

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Siamo ormai prossimi ad uno degli eventi (mediatici?) più significativi dell’ anno, atteso per lo più dai fanciulli, ma negli ultimi anni anche da adolescenti ed adulti. Stiamo parlando di Halloween, festa che “si celebra” nella notte tra il 31 ottobre ed il 1 novembre ed il cui simbolo per eccellenza è la caratteristica zucca intagliata che vuol ricordare le anime bloccate nel purgatorio. Proprio la zucca, ortaggio sempre più associato all’ evento, è anche protagonista in ambito brassicolo con le Pumpkin Ale, una serie di birre stagionali che in questa notte “di paura” vengono massivamente consumate nei pub di tutto il globo.

 

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Le origini di questo stile brassicolo risalgono al periodo della colonizzazione americana messa in atto dal popolo europeo che, trovandosi dinanzi a coltivazioni la cui produzione di orzo era tutto men che copiosa, fu costretto a trovare delle altrettanto valide alternative, atte a placare il proprio desiderio di birra. Tra le soluzioni adottate, notevole importanza assunse la birrificazione a base di zucca, tecnica che venne, tuttavia, abbandonata gradualmente con il progredire dei metodi di coltivazione. Insomma, uno stile nato, cresciuto e assopitosi in America, ripreso proprio negli ultimi anni nelle terre scoperte da Colombo, e non solo.
Le motivazioni alla base della “new generation” delle Pumpkin Ale sono, anzitutto, il modernissimo gusto del vintage, che ormai spopola e fa proseliti in ogni ambito, e, in secundis, tutte quelle che afferiscono alla sfera economica. Focalizzando la nostra riflessione su queste ultime, risulta chiaro come il sole che, in un periodo come quello di Halloween, questa tipologia di birra attiri su di sé le attenzioni di chi del marketing fa uno stile di vita, che le veicola ai consumatori.
Cosa risulta, in termini di guadagni, più “Halloween-fitting” di una birra alla zucca? Si fondono due concept che sembrano separati alla nascita, ovvero quello di una festa caratterizzata da toni marcatamente dark e quello dei pub, locali che proprio attorno a tali atmosfere sono imperniati. Risulta chiaro l’ ammonimento ad evitare ogni sorta di confusione tra birre alla zucca e birre aromatizzate alla zucca, totalmente fuori contesto in quanto il loro fine ultimo non è quello di riportare alla memoria uno stile di brassaggio caduto ormai nel dimenticatoio, ma quello di fornire un prodotto il cui gusto rimanda a quello dell’ ortaggio principe della festa ed utile, altresì, unicamente a moltiplicare gli introiti di chi sfrutta l’ inesperienza in campo birrario degli avventori.
Brassate in autunno, sono prevalentemente due i modi operandi seguiti nella preparazione delle birre alla zucca: questa viene tagliata a mano ed aggiunta al mosto oppure viene introdotta sotto forma di purea. Mediamente complessa risulta anche la speziatura, la quale contempla noce moscata, zenzero, cannella, chiodi di garofano e pepe.

 

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Altra metodologia adoperata durante l’ iter di produzione prevede l’ inserimento di zucca arrostita che dona un gradevole accento dolce e maggiore rotondità all’ insieme. Tali birre possono, peraltro, essere prodotte ad esempio su altre basi, quali ad esempio porter o imperial chocolate porter. Sono solitamente birre ad alta fermentazione, il cui colore è contenuto nella parte più “calda” della gamma cromatica, poco o per niente amare, vellutate e molto rotonde, con le spezie a rivestire ruoli da prime donne.

Le Pumpkin Ale sono perfette abbinate a primi piatti (meglio se tortelli o gnocchetti), taglieri di salumi e formaggi, dolci (magari una bella torta alle carote che ne riprende parzialmente il colore). Premettendo che conduco una battaglia personale per le birre in bottiglia, consiglio di far attenzione a ciò che può essere spillato durante la serata del 31 ottobre e di stappare al tavolo.

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Info autore

Jacopo Gatto

«Papà fammi assaggiare quello che hai nel bicchiere».
«È un whisky invecchiato trent’anni. Non te lo do».
«Allora passami l’altro bicchiere».
E così fu il mio primo incontro con la birra e conseguente colpo di fulmine. Avevo sette anni.
Ringrazio i miei genitori tosco-veneto-trentini e l’universo per non avermi fatto nascere in USA.
Per caso nato a Milano nel lontano ’77 perdo tempo tra liceo classico, Laurea in Comunicazione, Ordine dei Giornalisti della Lombardia e svariati lavori niente male ma tutti precari finché il desiderio di acquisire il superpotere di trasformare l’acqua in birra mi porta un diploma da birraio artigiano.
Autore del romanzo umoristico “In una Piccola Galassia ai Confini dell’Universo” oltre che responsabile della rubrica sulla birra della “Prova del Cuoco Magazine” e collaboratore per Gqitalia.it ho come sogno nel cassetto di vivere di sola birra e riuscire a farmi pubblicare un romanzo dal titolo “Le Avventure di Gesù Cristo Birraio”.