Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 34/2018

23 agosto 2018

L’evoluzione del concetto di birra: da “birretta” ad “artigianale”, oggi “agricola e bio”. Il punto di vista di Massimo Barboni e Matteo Zanibon

L’evoluzione del concetto di birra: da “birretta” ad “artigianale”, oggi “agricola e bio”. Il punto di vista di Massimo Barboni e Matteo Zanibon

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Nell’ambito della Festa dell’Orzo 2018, si è tenuto il primo Simposio della Birra Italiana di Qualità organizzato dalla Fabbrica di Pedavena. Da angolazioni diverse è stata proposta una panoramica sullo stato dell’arte della birra in Italia che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una vera e propria rivoluzione, sia dal punto di vista dell’offerta (con l’ingresso sulla scena di diverse centinaia di nuovi piccoli birrifici), sia relativamente alle abitudini di consumo (che hanno guidato la crescita della diversificazione del prodotto).

Una tavola rotonda che ha rappresentato un vero e proprio evento nell’evento e al quale hanno partecipato vari esperti del settore, discutendo, in particolare  del passato e del presente della birra italiana, ma soprattutto ragionando sui trend che segneranno l’evoluzione futura del comparto brassicolo.

 

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Secondo Massimo Barboni, Direttore Commerciale di Birra Castello, la birra è passata attraverso tre macro fasi storiche: “una birretta”, “la birra” e “le birre”. Oggi la birra è entrata quindi nella terza fase e fa ormai parte degli stili di consumo e della cultura degli italiani. A riprova di questo, nel 2017 la birra ha raggiunto il suo punto più alto in termini di consumi in Italia. Per molti decenni la birra non ha pienamente fatto parte della nostra cultura: non era ancora birra, ma semplicemente “birretta”: qualcosa di esotico e di frivolo, una bevanda simpatica, fresca e dissetante che rappresentava la migliore soluzione per un fugace e passeggero distacco dalla realtà.

 

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Negli anni Ottanta, complici anche i più frequenti viaggi all’estero dei giovani e gli investimenti dei grandi gruppi birrari, la birra è diventata un simbolo di modernità, di aggregazione giovanile, di internazionalità e di progresso. In quella fase prevaleva la valenza simbolica della birra: quello che c’era dentro la bottiglia non era ancora così rilevante. Da qualche anno siamo ormai entrati nella terza fase di sviluppo: l’attenzione si è spostata da quello che c’è fuori dalla bottiglia a quello che c’è dentro. Si parla sempre più di prodotto, di ingredienti, di metodi di produzione, di abbinamenti con il cibo, di modalità di servizio. Inevitabilmente più che di BIRRA si parla sempre più di BIRRE, per sottolinearne la complessità e ricchezza di sfaccettature. Complici e artefici di questa evoluzione sono state – lo ha sottolineato Massimo Barboni – le birre artigianali che negli ultimi vent’anni hanno reso il mondo della birra protagonista di una vera e propria rivoluzione. L’ingresso sul mercato di circa un migliaio di nuovi piccoli birrifici ha contribuito a modificare la percezione di un prodotto che oggi può raggiungere segmenti più ampi di mercato, alcuni dei quali storicamente dominati dal vino. “La crescita delle artigianali non è infatti andata a discapito delle birre industriali -ha sottolineato Barboni– ma queste hanno contribuito ad allargare e ad aumentare l’interesse per l’intero settore”. La birra continua però a rimanere un prodotto “accessibile”, “aggregante” ed “emozionale”.

 

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Matteo Zanibon di GfK Italia attraverso i risultati di ricerche di mercato ha, invece, tracciato un percorso evolutivo dello scenario alimentare degli ultimi anni. Il cibo è sempre meno vissuto come “prodotto” ma sempre più come “esperienza”: mangiare non è sempre solo nutrirsi ma è anche e soprattutto relazionarsi, trovare significato ed emozione. Il cibo, e quindi anche la birra nello specifico, non solo devono essere buoni da mangiare ma anche “buoni da pensare”. La competizione tra brand oggi – ha sottolineato Matteo Zanibon – si gioca sulla capacità di raccontare e trasmettere un’esperienza e un sistema di valori. Una forte tendenza è quella della naturalità e della produzione diretta delle materie prime, come è il caso della crescita dei consumi della cosiddetta “birra agricola”, un trend altrettanto decisamente in crescita è quello del biologico (nel 2008 segnava un 21% e nel 2017 un 43%). Oggi la piccola realtà locale piace, piacciono i piccoli produttori. Sono sempre più importanti i concetti “sociale” e “condivisibile”, “autentico” e “genuino”, “etico” ed “equo”. Mangiare, soprattutto per gli italiani è una vera e propria passione e sempre più un’esperienza sociale, da condividere non solo con chi è a tavola con noi. La birra è sociale e condivisibile, gratificante e gustosa, autentica e genuina, curiosa e stimolante, vicina e locale, naturale e semplice. Elementi che possono far pensare che il DNA della birra sia perfettamente in linea con l’evoluzione degli stili socioalimentari degli italiani.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!