Numero 15/2018

12 Aprile 2018

AcidoAcida: tutto pronto per la quinta edizione!

AcidoAcida: tutto pronto per la quinta edizione!

Condividi, stampa o traduci: X

 

Alcuni anniversari, sia pe le coppie che per qualsiasi altra realtà, sono considerati importanti: e tra questi, se proprio non si vuole aspettare di arrivare al decennale, c’è il quinto (tralasciamo il settimo, ché parlare della crisi del settimo anno non è simpatico). E al quinto anniversario è arrivato appunto Acido Acida, il festival delle produzioni birrarie “estreme” dal Regno Unito – sour in primo luogo, ma non solo – promosso a Ferrara dal pub Il Molo. Facciamo un bilancio di questi cinque anni con il titolare del pub, Davide Franchini, in vista dell’apertura della rassegna il prossimo 22 aprile.

Siamo ormai alla quinta edizione di Acido Acida: qual è stato, a tuo avviso, il più grande successo ottenuto, e quale invece la cosa più importante che resta ancora da fare?

Sicuramente la chiave del successo è credere nelle proprie idee! Questo festival è nato esclusivamente dalla mia passione per l’Inghilterra, e anno dopo anno l’ho visto crescere: quel lunedì di gennaio 2014, quando l’idea ha preso forma in un pub di Newcastle, il progetto sembrava una pazzia! Ora andare in Inghilterra, confrontarsi con birrai e sentire che conoscono Acido Acida fa enormemente piacere. Considerando che l’organizzazione porta via 10 mesi, la cosa più importante  da fare è tessere i rapporti ancora più stretti con il mondo brassicolo britannico: onestamente sono più i “no” che i “si” che ricevo, e non si riesce ad avere tutto; ma ho imparato a non mollare…

 

.

.

 

Sono stati cinque anni in cui siete stati in costante contatto sia con la realtà italiana che con quella britannica, e anni in cui la concezione e popolarità del sour – confinato agli intenditori fino a pochi anni fa – è molto cambiata: quali sono stati i più grandi cambiamenti che avete notato, e come si è inserito il festival in questi cambiamenti?

Più che con l’Italia il nostro è un rapporto con il Regno Unito, iniziato con l’apertura del locale nel 2009. Abbiamo toccato con mano il cambiamento della cultura birraria da quella tradizionale a quella contemporanea: il boom dei birrifici che lavorano in maniera moderna è coinciso con l’apertura del Molo, e ad ogni viaggio in Inghilterra ne trovavamo sempre dei nuovi. La svolta successiva è stato il “sour” o il “mondo sour”: ora tutti sperimentano produzioni estreme, e quello che ho trovato girovagando per i festival è un vero e proprio stile di vita! L’Inghilterra è sempre stata una fucina di sottoculture, e oserei dire che il “modo sour” è diventata una di queste: con il suo abbigliamento, la bicicletta particolare, la ricerca di un’alimentazione alternativa. I festival sono diventati il cardine del movimento: mi viene da citare “Extravaganza” o “Indiman”, per i quali è necessario prendere i biglietti tre o quattro mesi prima daltrimenti si rischia di restare fuori. I birrifici si preparano per questi eventi con produzioni esclusive o collaborazioni, e proprio queste ultime sono la tendenza più recente: ogni scusa è buona per fare una collaborazione. Quello che abbiamo constatato è un crescente interesse nell’utilizzo delle botti; ora i birrifici si stanno attrezzando per avere una bottaia o in birrificio o in una sede distaccata, e questo porta di conseguenza a molteplici sperimentazioni e a nuove frontiere e figure professionali.

 

.

.

 

Non sono state solo le sour ad “esplodere”, ma anche i festival: quali sono gli “ingredienti” per un festival di qualità?

L’esplosione dei festival non ha certo riguardato solo l’Italia, ma tutto il mondo. Noi abbiamo preso spunto da quelli che visitiamo in Inghilterra, dove la CAMRA ha mantenuto viva la cultura brassicola con i suoi festival. Ora però anche questi si sono sgonfiati: non basta più avere volontari a spillare quel tipo di birra, perché il fruitore oggi cerca la rarità o la particolarità e la preparazione. Chi si reca ad un festival vuole parlare con il produttore, un evento a tema, professionalità, chiarezza nei prodotti che va a degustare, funzionalità e passione.

 

.

.

 

L’edizione 2018 di Acido Acida presenta molte novità: quali sono le più rilevanti?

Per l’edizione 2018 ho sicuramente un rammarico ed è quello del “Raimbow Project”; ho provato con tutte le mie forze a riproporlo in Italia dopo “Extravaganza”, ma la birra era poca, e quella poca se la sono tenuta in Inghilterra. Come dicevo, ad Acido Acida andiamo a proporre un mix di quello che abbiamo visto in giro per i festival nel Regno Unito in quest’anno, diviso in 4 sezioni. La prima è “UK Tap”, un bancone con 41 spine dedicate esclusivamente a “sour”. Poi c’è “The kiosk ice cream beer” –  idea  mutuata dall’Indiman di Manchester –, in cui abbiamo selezionato quei britannici che propongono “birre dessert”: saranno selezionate tutte le “stranezze” prodotte con semi, biscotti, lattosio, vaniglia, creme tropicali, versioni liquide di frutti, ispirazioni barricate di torte o gelati ed altro ancora. La terza è “The wood project”, dedicata alle produzioni che hanno fatto passaggi in botte. E infine la quarta “Brew guest”, che è la più complessa ma più affascinante: in ognuno dei quattro giorni avremo ospite un birrificio britannico diverso con il suo birraio. Il punto di interesse è che al festival la birra di ciascun birrificio la si troverà solo il giorno in cui è ospite, così da creare interesse. Fuori dal mondo britannico,per l’Italia avremo la conferma di Bionoc e Antica Contea, e per la prima volta ospiteremo birrifici internazionali con i loro birrai.

 

Maggiori informazioni sull’evento alla pagina Facebook ufficiale.

 

Condividi, stampa o traduci: X

Chiara Andreola
Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.