Numero 23/2020

3 Giugno 2020

Da Modena alla conquista della Londra brassicola!

Da Modena alla conquista della Londra brassicola!

Condividi, stampa o traduci: X

 

Girovagando sui vari social, e in particolare su Instagram, mi sono imbattuto nel progetto “Ora Brew”.
Adoro la Londra brassicola! Tradizione e innovazione si uniscono, si scontrano e confrontano nei pub (assieme a qualche spina industriale estera, soprattutto italiana…) e nelle taproom con aspetto e idee più giovani.
Il mondo craft è paladino del “drink local” e si respira un’aria giovane e frizzante.
Facciamo ora due chiacchiere da bancone con Daniele, founder del birrificio.
Raccontami la storia di Ora Brew, come siete finiti a fare i birrai in Inghilterra?
Abbiamo iniziato a fare homebrew nel mio garage a Modena nel 2006, una storia credo simile a tutti gli altri birrifici. Nel 2015 mi sono spostato a Londra per lavoro, e abbiamo recuperato le vecchie ricette del garage e iniziato e fare birra da Ubrew a Bermondsey, in una shared brewery di fianco a Brew By numbers e Anspach and Hobday (no pressure!). Li abbiamo messo a punto alcune ricette e abbiamo definito il nostro concetto brassicolo misto “italo/inglese”.
.
.
Cosa avete importato dall’Italia e cosa vi ha dato invece l’Inghilterra?
L’Inghilterra ci ha dato ispirazione: più di 100 birrifici, birre nuove e sperimentali da assaggiare ogni settimana, commistione di stili, una marea di birrai stranieri che si mischiano a birrai inglesi, birrifici CAMRA che fanno NEIPA e birrifici di nuova generazione che fanno bitter e red ale. Una comunità super attiva e stimolante, e con grande cultura.
Dell’Italia un po’ il nostro palato gastronomico, il nostro amore per il cibo e gli accostamenti alimentari.
.
.
Che differenza c’è in Inghilterra tra birra craft e industriale? Cosa cerca e si aspetta il pubblico?
Premetto che conosco poco il movimento Italiano adesso, considera che quando vivevo a Modena non esisteva ancora Brewdog e Menabrea veniva considerata quanto più vicino a birra artigianale. Da questo punto di vista, in Regno Unito la birra ha tradizione centenaria, anche se non sempre di qualità.
Da questo punto di vista CAMRA ha fatto un lavoro eccezionale dagli anni 70 per promuovere la real ale. In UK c’è ancora un gigantesco divide tra countryside e city – dove si beve birra totalmente opposta e in occasioni diverse rispetto alle grandi città.
La mia esperienza e’ che in UK ci sia più penetrazione tra il grande pubblico della craft beer: trovi birre di qualità sempre maggiore al supermercato e quasi in ogni ristorante. Il mondo industriale ovviamente fa volumi spaventosi, ma quello che noto forse rispetto all’Italia è che le breweries craft hanno più spazio di fare volumi significativi a livello nazionale. Per esempio in catene tipo Honest Burgers si trovano birre tipo Kernel e Orbit. Quindi anche per un birrificio piccolo c’è possibilità di farcela.
Per quanto riguarda il pubblico invece: il consumatore cerca novità, c’è poca loyalty su singole birre, più sul birrificio. C’è molta attenzione a nuovi stili e collaborazioni. Lager sono poco diffuse ed hanno scarsa reputazione purtroppo, e c’è poca cultura lato brewery. Anche se per dirti, si vedono birrifici tedeschi e cechi che hanno aperto in centro a Londra. Altri stili, ovviamente luppolo fa da padrone. Tutto quello che esce in USA arriva subito anche qui, pastry stout e imperial stout sono sempre più viste in giro. Belghe invece ultra nicchia.
Sono stato in qualche taproom a Londrae ho notato ovunque un bellissimo ambiente… Giovane, familiare, nessun tipo di “spocchia”, questo fa avvicinare molto la gente secondo me in entrambe le direzioni.
.
.
A proposito di mercato… Come ve la cavate ora?
Durante il covid?
Guarda ti darò una risposta che non ti aspetti, incredibilmente bene!
Sono felice per voi, è come vedere un raggio di sole tra le nubi…
Cosa state facendo esattamente?
Il mercato sta cambiando molto in fretta. La gente ovviamente non va più al pub ma continua a bere, l’ecommerce sta esplodendo e i birrifici hanno una opportunità unica di sviluppare un rapporto coi clienti finali. Vedo altre cose interessanti , non tutte positive, tipo: molta meno varietà di stili  (la gente a casa beve soprattutto 4-5% SIPA), scomparsa delle sharing bottles, collaborazioni virtuali, arricchimento dell’offerta dei supermercati. Insomma, anche durante la crisi c’è molta opportunità per i birrifici di fare bene, basta essere un po’ flessibili. Questo non toglie che per molti pub indipendenti la situazione attuale è tragica.
Noi dopo un paio di settimane in cui non sapevamo che fare, abbiamo ripreso a fare birra, lanciato e-commerce, trovato un partner logistico che può rifornire tutto UK e in 3 settimane sono scomparsi due pallet di lattine solo con l’ecommerce… incredibile. Sembrava che la gente avesse incubi di finire le scorte di birra da un momento all’altro. E tra una decina di giorni ci siamo attrezzati per fare consegne a clienti finali anche in Italia. Insomma, il business di due mesi fa (90% vendite a pub) e’ cambiato totalmente (100% vendite a privati).
Parlavi di lattine… Quindi niente bottiglie… Parlami di questa scelta
Sì, in pochi anni le bottiglie sono scomparse totalmente dagli scaffali. Resistono solo le big bottles americane. L’unica eccezione forse è Kernel che ancora resiste col suo formato storico, ma loro giocano in un campionato a parte. La lattina per noi ha solo vantaggi – in particolare la nostra imbottigliatrice e’ quella manuale del medioevo quindi abbiamo avuto problemi di ossidazione in passato. Quindi lattine sono state scelta migliore, anche come spazio e logistica (essendo il nostro birrificio davvero minuscolo)…Per dire, oggi ho visto un birrificio storico cask di Sheffield mettere la loro session IPA di punta in lattina!
.
.
E allora dimmi… cosa mettete in queste lattine?
Cosa producete?
Ci definiamo un birrificio indipendente dedicato a produrre birre con ingredienti italiani. Questo incarna un po’ il nostro DNA misto Italo inglese.
Le nostre birre di punta e più premiate sono state “Balsamic milk stout” , una milk stout con aceto balsamico di Formigine (siamo di Modena) e vaniglia, premiata come una delle 5 birre piu innovative da CAMRA nel 2018. O “limoncello IPA”, una IPA che rievoca sapori di sorrento, con scorze di limoni femminello prese direttamente dal sud Italia. Abbiamo anche prodotto una IGA pochi mesi fa, con vinacce prese da un vitigno dell’Essex, e che ha vinto medaglia d’oro tra wild/sour a Love beer london a Febbraio 20, dove partecipavano altri 120 birrifici del Sud Uk.
ah, abbiamo anche un core range: Italian pilsner (omaggio a Tipopils), West coast pale, DDH IPA
Periodo di cambiamenti… Per il futuro cosa bolle in pentola?
Per il momento l’obiettivo e’ focalizzarci su qualità e consistenza del core range in quanto non siamo ancora pienamente soddisfatti della pils e della pale. Io adoro soprattutto le luppolate quindi vorrei alzare un po’ il livello su quello. Poi prima del covid abbiamo lanciato una serie di collaborazioni con birrifici UK a tema “dolci italiani”, es. abbiamo fatto una cannoli pistacchio imperial stout con Alphabet di Manchester, e una “crostata di mirtilli” stout con Electric bear. vogliamo continuare la serie che si è interrotta. Poi vorremmo conoscere di più alcuni birrifici italiani, abbiamo fatto collaborazioni con Mister B, War, Boscogrosso e ci piacerebbe continuare a conoscerne altri e lavorare con loro (abbiamo Sabino in sospeso).
Purtroppo sarà un’estate anomala zero festival e poca condivisione…
La birra che più vi identifica, secondo te?
Ad oggi forse la vendemmia grape ale di cui dicevo sopra, è come tutti gli italiani adoriamo il vino e abbiamo avuto il coraggio di produrre questo stile classico italiano dove in UK non è assolutamente conosciuto… ed ha avuto un buon successo!
Un’ultima domanda che tiene spesso banco… Birra artigianale e GDO… Può funzionare?
Uuuh, bella domanda! Guarda conosco poco la situazione italiana… In UK funziona ma con difficoltà:
1. spesso nei supermercati non ci sono frigoriferi (ma anche in molti bottle shop non ci sono)
2. fino all’anno scorso tiravano al prezzo in modo spaventoso, quindi molti birrifici per entrare nei supermercati hanno “imbruttito le ricette” , e si sono scottati paurosamente (non faccio nomi)
Secondo me sta crisi sta portando molta gente a comprare birra al supermercato, e tipo Tesco sta facendo volumi pazzeschi con le birre artigianali. Ha aumentato anche il livello, per dire si trova Northern Monk da Tesco. Quindi se la GDO cambia un po mentalita’ su prezzi, supply chain, e termini di pagamento, secondo me si ci sarà molto spazio (come c’è già in US e Canada da diversi anni)
Direi che possiamo fermarci qui… Ma ti lascio un argomento a scelta
Ti lascio dicendo un ultima cosa, consiglio vivamente a chiunque sia interessato a conoscere un po’ di più il mondo della birra inglese a fare un salto a pig’s ear festival, un festival CAMRA che si tiene ogni dicembre a east London. Festival vecchio stampo con sidri e birre cask, ma dove trovi birrifici vecchio stile che producono sour e barrel aged, e nuovi birrifici che si azzardano a fare bitter o red ale in cask. E’ un evento unico , con ragazzi e gente attempata che bevono assieme, e’ un esperienza unica e rappresenta in modo evidente la scena inglese. Scriveteci e vi ci portiamo (abbiamo un divano in birrificio se volete!).

 

Condividi, stampa o traduci: X

Daniele Bertozzi
Info autore

Daniele Bertozzi

Novarese, classe1981.
Un viaggio in Belgio per scoprire che la birra è molto di più di quello che trovi nei supermercati e che, a dire il vero, poco mi è sempre piaciuta (tranne rare occasioni…).
Cercavo emozione tra gli scaffali e non l’ho quasi mai trovata!
Ho vissuto come tanti colleghi il “rinascimento birraio italiano” che dà ancora oggi tante possibilità e soddisfazioni a livello personale e professionale.
La passione è sempre cresciuta costantemente tra eventi, formazione, fino a giungere ai corsi di Unionbirrai con relativi esami e il conseguimento del titolo di Unionbirrai Beer Taster.
Il mondo birra diventa più di una sola passione, e ad oggi mi occupo di docenze e organizzazione di corsi ed eventi vari di formazione tra Piemonte e Lombardia.
Oltre alla birra adoro viaggiare, la musica e il buon cibo.
Curo una pagina Instagram come “Arte_birra” e ho anche pensato di fare l’homebrewer… sì, ma l’ho sempre solo pensato…