Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 05/2019

29 Gennaio 2019

BastianBirraio: nell’impianto piccolo, ci sta la birra buona!

BastianBirraio: nell’impianto piccolo, ci sta la birra buona!

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BastianBirraio è la favola di due amici, cognati, quasi fratelli, che decidono di sfidare le leggi della fisica brassicola: creare birre immediatamente riconoscibili, destinate ad un pubblico alla ricerca di gusti non banali, il tutto in piccolissimi lotti (small-batch) e con una distribuzione praticamente porta-a-porta. Oggi Sergio Castellani, uno dei due titolari, ci racconta in dettaglio cosa si nasconde dietro questa piccola e meravigliosa realtà!

 

 

Sergio, piccolissimi lotti sono il marchio di fabbrica del vostro birrificio….parlaci un po’ del vostro impianto.

Alessandro ed io siamo partiti da homebrewers e il nostro primo impianto è stato un 100Lt Polsinelli. Dopo un anno abbiamo deciso per motivi di ottimizzazione di passare ad uno da 500Lt mantenendo, però, anche il piccolo. Ci definiamo artigiani perché ogni esperienza è stata costruita sulla nostra pelle, ogni implementazione all’impianto è stata pensata, ingegnerizzata e costruita con le nostre mani, dai pezzi metallici ai sistemi di refrigerazione fino al controllo computerizzato dei tempi di cotta. E questo ci rende molto orgogliosi.

 

 

Come mai questa scelta?

Abbiamo la convinzione che la birra sia il prodotto che più si adatta ad essere artigianale, ad essere raccontato. L’esperienza, la scoperta, la scelta di questo o quell’ingrediente sono per noi elementi vitali della storia del birrificio e dei suoi prodotti. Anche le piccole sfide vinte nel produrre in modo totalmente autonomo sono motivo di legame con i nostri clienti amici.

 

 

Quali sono le birre che nascono nel vostro birrificio?

Abbiamo puntato da subito sulle alte fermentazioni per motivi di attrezzatura e logistici. Oggi abbiamo un portafoglio di 9 prodotti consolidati che contano 3 IPA, due rosse, una Sahti, una Hefe Weizen e una Golden ale. Abbiamo anche interessanti escursioni su prodotti a base di pepe e alloro, cannabis o zagara e fico d’india che abbiamo confezionato per alcuni clienti. La dimensione del nostro impianto, infatti, ci consente di produrre anche piccolissimi lotti a marchio del cliente o per determinati eventi.

 

 

Avete intenzione di ingrandirvi o volete, per scelta, proseguire così?

Pensiamo di investire ancora qualcosa nell’incremento dei fermentatori ma non vogliamo crescere più di tanto. Vogliamo garantirci una buona sopravvivenza senza correre troppo dietro a logiche di mercato che non ci convincono, ci piace andare contro-corrente: da qui anche il nostro nome “BastianBirraio”. Poi puntiamo molto sulla vendita diretta. Ci piace parlare con la gente sorseggiando insieme un bicchiere della nostra birra. E’ per questo che, appena partiti, abbiamo restaurato un’ape piaggio equipaggiandola con un impianto a caduta inglese della Homark; un pezzo d’epoca che ha dato il via al nostro progetto BirrAPE®. Ora ne abbiamo due e nelle nostre intenzioni c’è quella di aprire dei locali a marchio BastianBirraio.

 

Qual è lo sforzo economico che si deve affrontare per iniziare come avete fatto voi?

Noi siamo strenui sostenitori dei piccoli investimenti e del “un- po’-per-volta”. Fortunatamente siamo partiti nell’ambito del frantoio oleario di proprietà della famiglia di Alessandro, il che ha ridotto notevolmente i costi di start-up visto che i locali erano già adeguati ASL e,  anche lato logistico, c’erano tutti gli elementi per partire. Ci siamo concentrati quindi sui costi di impianto e sui vari permessi. Abbiamo anche avuto molta fortuna nel progettare birre che, con pochissimi tentativi, sono state subito apprezzate dai nostri clienti. Quindi anche i costi di sperimentazione sono stati abbastanza bassi. I primi magazzini di etichette, vetro e tappi sono un investimento notevole anche per ottenere dei prezzi un po’ competitivi da parte dei fornitori. Sicuramente chi parte con impianti industriali in locali da adeguare sia in ambito normativo che logistico, deve affrontare investimenti ben superiori ai 150’000 Euro nel primo anno di esercizio. Noi ce la siamo cavata con poco più di un decimo.

 

 

Mentre, quali difficoltà burocratiche avete affrontato per aprire?

Sicuramente essere partiti in locali già a norma ci ha avvantaggiati. La nostra micro-dimensione ci ha anche dato accesso a formule agevolate di contabilizzazione delle accise. Certo, aprire un’impresa del genere in Italia è molto complicato, ci sono mille registri e numerosi controlli annui che vengono fatti dall’Agenzia delle Dogane per assicurare la regolarità dei prodotti soggetti ad accisa. Speriamo si vada sempre più verso la semplificazione, anche perché i dati dimostrano che il nostro è un paese che può contribuire in modo decisivo anche alla causa delle birre artigianali nel mondo.

 

Maggiori informazioni: www.bastianbirraio.it

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Luciano Galea
Info autore

Luciano Galea

Un Torinese vocato alla birra: sono un homebrewer che produce birre ad alta fermentazione. Nel mio piccolo sto facendo grandi passi avanti in questo mondo che mi piace sempre di più. Gestisco la mia pagina su Facebook chiamata Brasseria CIVICOquattro2 e con lo stesso nome ho creato un profilo Instagram. Collaboro con Giornale della Birra per condividere le mie esperienze e la mia passione, credendo fermamente che prima di scrivere di questa bevanda sia necessario studiare tanto, ascoltare le altrui esperienze e degustare con attenzione e moderazione!