Numero 13/2021

29 Marzo 2021

Il lato femminile di Ottakringer: quattro chiacchere con Beate Tischberger

Il lato femminile di Ottakringer: quattro chiacchere con Beate Tischberger

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Beate Tischberger è l’export manager del famoso birrificio cittadino Ottakringer a Vienna. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarla per presentarvi quest’azienda presente sul mercato italiano anche grazie a Brewrise.

Ottakringer fa parlare di sé per la qualità e l’eccezionale varietà di sapori dei suoi prodotti, come testimoniano i numerosi riconoscimenti che ogni anno il birrificio ottiene nelle diverse competizioni europee e non solo. Inoltre è un’azienda con un notevole fatturato: parliamo infatti di ben circa 74 milioni di euro e ben 180 dipendenti.

Alla richiesta di poter essere intervistata, Beate Tischberger si è rivelata subito molto disponibile, rispondendoci tra l’altro in italiano. Così abbiamo capito il suo percorso personale e professionale, le sue passioni e i suoi gusti e abbiamo scoperto che Beate è una vera donna della birra, con una passione per il nostro paese, la gente, la gastronomia e la lingua.

Ringraziamo quindi Beate Tischberger e lo staff di Ottakringer per la loro disponibilità.

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Beate, ci racconti la sua storia. Qual è la sua professione e come è arrivata a fare l’export manager da Ottakringer?

Sono Export Manager del Birrificio Ottakringer a Vienna, Austria. Il birrificio fa parte del gruppo Ottakringer Getränke AG, un’azienda a conduzione familiare.

Ho studiato affari internazionali all’Università di Economia e Commercio di Vienna, col focus su commercio estero. Come studentessa ho cominciato a lavorare part-time nel birrificio: ho servito birre, ho accompagnato visitatori come guida nel birrificio e lavoravo nel riparto Event-Management. Dopo due anni nel reparto Marketing, c’era finalmente una posizione vacante nel reparto International/Export di Ottakringer. Ho cominciato come Sales Coordinator e sono diventata Export Manager nel 2008. Nel frattempo e dopo le mie due pause maternità (ho due figli maschi) ho lavorato part time come Sales Coordinator, e dal 2020 sono ritornata nella posizione di Export Manager.

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Cosa vuol dire fare l’export manager per un’azienda con un fatturato così importante? Di cosa si occupa in modo particolare? Quali sono le competenze e le conoscenze necessarie per poter svolgere la sua mansione?

Per il nostro marchio “Ottakringer” è diventato più importante affermarsi sui mercati internazionali. Il consumo austriaco è stabile o tende a diminuire, così noi nel reparto export lavoriamo costantemente per far crescere le vendite in modo da mantenere le linee di produzione occupate e generare i fatturati.
Siamo un piccolissimo team, che lavora insieme in questa costellazione da più di 6 anni. I vantaggi sono ovviamente la rapidità nelle decisioni e lo stile lavorativo “agile”, importantissimo oggi! Io mi occupo prevalentemente dei mercati europei.

Oltre a occuparmi dei clienti, uno degli obiettivi principali del mio lavoro è il controllo delle esportazioni (coordinazione della produzione birre, dogana, accise), e lavorare a concetti e attività di marketing (on-trade, off-trade, social media) per i nostri clienti. Secondo me, le conoscenze necessarie per questa mansione sono flessibilità ad adattarsi alle esigenze dei diversi mercati, il piacere a comunicare e le competenze interculturali. Sono certificata beerkeeper® e sono sommelière di birra. Oltre alle conoscenze di base sulla birra, la cosa più importante è l’entusiasmo e la passione per la birra!

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Potrebbe dirci quante donne lavorano nell’azienda Ottakringer, sia a livello manageriale che produttivo e se l’azienda promuove la presenza di quote rosa? 

Il birrificio Ottakringer ha 180 dipendenti, grande parte dei quali lavora nella produzione e nell’imbottigliamento birra, che è il lavoro pesante. Il 21% del totale sono donne, circa 2 % a livello manageriale. Siamo certificati come datori di lavoro a misura di famiglia: la compatibilità tra lavoro e famiglia dovrebbe rafforzare i dipendenti (mobile work, assistenza all’infanzia, offerte/trainings work-life-balance…). Al momento non ci sono progetti dedicati per aumentare le quote rosa. Credo personalmente che la questione uomo o donna non si pone con noi, dipende dalle competenze e dalla personalità.

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Come è vista in Austria una donna che svolge un lavoro nel campo birrario, soprattutto una donna manager come nel suo caso?

Devo sorridere, perché la percezione di una persona che lavora in un birrificio è veramente sempre positiva. Credo che non importa se donna o uomo, quindi l’industria della birra non è più un classico dominio maschile: questo si è cambiato negli ultimi anni. Personalmente ho il rispetto di donne che sono mastri birrai e lavorano nel reparto tecnico.

Lei conosce bene l’italiano: quali sono i suoi rapporti con il nostro paese, a parte il lavoro?

Sono stata strettamente molto legata all’Italia sin dall’infanzia: i miei genitori sono appassionati di vela e abbiamo avuto una barca a vela a Grado per molti anni. È stata la base per la passione per il paese, la gente, la cucina e la lingua di conseguenza. Ho studiato l’Italiano a scuola e poi all’università e nella gioventù ho speso molto tempo viaggiando in Italia.

E infine, qual è la birra che preferisce (noi speriamo che ci dica un nome italiano)?

Allora, la domanda più difficile perché ce ne sono tantissime!

Tra i grandi marchi italiani (Ichnusa, Peroni, Moretti) ci sono tantissimi birrifici piccoli o artigianali che fanno birre buonissime e creative!

Mi ricordo bene il gusto della birra “Pizzica” con note di peperoncino dalla gamma Birra Salento, scoperto da me alla Beer Attraction l’anno scorso a Rimini.

Dalla gamma Ottakringer, la mia più preferita è la “Pils” e la “Big Easy” una session IPA fatta nel nostro birrificio artigianale “Brauwerk”. Amo le birre amare come aperitivo e coi piatti preferisco la Ottakringer “Helles”, che è equilibrata ed è la vera birra di Vienna.

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.