Numero 48/2020

24 Novembre 2020

Cork& Stout

Cork& Stout

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Irlanda del Nord, Sunday 30 gennaio 1972, fu la cosiddetta “Bloody Sunday”.Questa tragedia, avvenuta a Derry, ispirò il testo della canzone scritta da Paul David Hewson (Bono Vox, U2), figlia di un accordo in Si minore, di David Howel (The Edge, U2), dove in essa è racchiusa “l’anima oscura” dei fratricidi conflitti irlandesi, tra Cattolici e Protestanti spesso in contrapposizione al governo Londinese, uniti solamente dalla loro musica e dalla loro sete di birre Stout.

 

A sud del paese del Trifoglio (Clover-pianta, Shamrock-simbolo), esiste una cittadina che pur essendo divisa a metà, sia dal fiume, che dall’appartenenza politico-sociale, ha ritrovato l’unità nelle sue birre stout, e nell’amore verso il più grande chitarrista rock-blues irlandese di sempre, Rory Gallagher (Irish Tour ’74). Pensate che i suoi funerali, furono ripresi in diretta televisiva nazionale, ed il feretro venne sepolto nel cimitero di St. Oliver, sulla Model Farm Road, di Cork. Il nome di quest’ultima, non ha alcuna relazione con la traduzione letteral-semantica della parola “sughero”, ma deve la sua origine, dal gaelico Corcaigh (palude). Fondata nel VII secolo da un monaco di nome “Fionnbharra”, che bonificò le paludi nell’estuario del fiume Lee, edificandovi anche un’abbazia.

Dopo la famosa rivolta del 23 ottobre 1641,questa cittadina irlandese all’inizio del 1700, diventò famosa nelle Americhe e nelle Indie per il suo “Burro Salato”, mentre il birrificio locale “Cramer’s Lane”, guidato da Aylmer Allen ed in seguito dal figlio Edward, faceva affari d’oro con le sue Porter. Sempre in quegli anni arrivò, una famiglia che in seguito diventerà molto importante per le birre “cattoliche” della città, il cui cognome deriva direttamente dai nomi, MacMurchadh e O’Murchadh. Cosicché oggi, Murphy è diventato il cognome più famoso in Irlanda.

 

Essendo anglosassoni (è il 17 a portar sfortuna), venerdì13 gennaio 1792 William Beamish, William Crawford, Richard Barrett e Digby O’Brien, fecero un accordo da cui nacque la “Cork Porter Brewery”, limitando di fatto le importazioni di Porter da Liverpool, ma principalmente dalla speculare città di Bristol (Distilleria e Torre portuale). Questo particolare feeling con la cittadina gallese iniziò nel 1708, grazie ad un’importante impresa corsara, guidata dal Cap. Woodes Rogers, fermatosi a Cork per rifornirsi di viveri, e cambiare la metà del suo equipaggio con marinai irlandesi, compreso il timoniere. Il viaggio verso Panama, arricchì il Capitano con la conquista del “Galeone di Manila” ed i suoi tesori, inoltre lo rese famoso per lo sbarco(2 febbraio 1709), sulle Isole Juan Fernández, quando venne ritrovato e salvato il naufrago Alexander Selkirk, lecui vicende ispirarono successivamente il romanzo “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. La spedizione marinara fu parzialmente sponsorizzata dal birraio di Bristol ed ex sindaco,Sir John Hawkins.

Nel 1798 rimasero solo due soci “Beamish&Crawford” continuando così la storia del birrificio “Old Irish” della città, che per anni riuscì, ad essere il principale produttore di birra in Irlanda fino al 1833 circa. Un importante innovazione che introdusse Beamish nel 1960, furono i serbatoi verticali con controlli della temperatura individuali in modo che ciascuno di essi potesse essere utilizzato per la birra stout (alta fermentazione) con temperature calde, ed altri per le birre lager (bassa fermentazione), che richiedono condizioni e temperature più fredde. Poiché i serbatoi non richiedevano una stanza a temperatura controllata, furono eretti all’aperto. Quella fu la prima volta che un birrificio metteva all’aperto i suoi serbatoi di fermentazione e stoccaggio. Attualmente è una pratica considerata standard.

Dal 1722 Il campanile di Shandon (36,5 metri), con le sue “The Four Faced Liar”, domina Cork; e sicuramente suonò le proprie campane, quando un certo James Jeremiah Murphy, aiutato da quattro fratelli, vendette la distilleria di famiglia, e per ben 1300 sterline comprò nel 1854, alcuni edifici del “Cork Foundling Hospital”. Prendendo l’acqua, da un pozzo ritenuto benedetto, conosciuto come “Lady’s Well”,ed iniziò di fatto(1856) la produzione di birra “Old English”, usando nome di, James J. Murphy & Co.

Nel 1900 il birrificio produceva Murphy’s porter, XX stout, ed una miscela delle due, chiamata Single stout, e raggiunse un picco di ben 229 mila ettolitri, grazie soprattutto all’accordo con l’altro birrificio cittadino “della casa vincolata”. Ad essere pignoli, c’è da ricordare che poco prima del 1896, le Porter erano chiamate Single Stout. Leextra Stout erano chiamate anche Double Stout, mentre la Foreign Extra Stout, era anche conosciuta come Foreign Export Double Stout e West Indies Porter.

Nonostante le acquisizioni facciano parte del retaggio storico birrario, tornerei alla canzone degli U2: “How long, how long must we sing this song?”(“Per quanto tempo dovremo cantare questa canzone?”), perché ad oggi, le due birrerie di Cork, fanno parte entrambe di una multinazionale anche se “atipica” olandese (la maggioranza, è ancora della famiglia fondatrice di Amsterdam).Lasciatemi concludere spiegando il legame del popolo irlandese con le sue Stout, con le parole di un leggendario calciatore di Belfast: “Non sono mai stato in spiaggia. Per arrivarci dovevo passare davanti a un Pub, e mi sono sempre fermato prima di raggiungere l’acqua”, George Best.

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Info autore

Andrea Ceretti

Sono nato a Biella il primo giorno di primavera, del 1971 (anche se negli anni settanta era ancora l’ultimo d’inverno).
Probabilmente da piccolo (e già qui), in un giorno qualsiasi durante il catechismo, nel momento stesso in cui il prete raccontava di quando Gesù Cristo, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, all’ora sesta, appena vide la donna di Samaria gli disse:” Dammi da bere”, lì per lì restai sicuramente colpito da quella citazione, poiché, fin da metà degli anni novanta iniziai a portarla in giro con me per il mondo, modificandola con un bel “Please, give me a Beer”; perché, a meno che voi non siate il nuovo messia, iniziare gentilmente una frase, funziona anche nel più sperduto e malfamato bar di Caracas.
Appassionato di Birra,cavalli, musica ed un’altra cosa che ora mi sfugge, ma capita a volte di averla proprio sulla punta della lingua. Mi piacerebbe poter pensare ad un giorno in cui,questo piccolo “Pianeta Birra”,fosse sempre più libero da mercanti di pillole per la sete, e con più rose felici e contente di farne parte, senza troppi protagonismi o inutili dispute su chi sia la più bella o la più buona.
Inoltre,in questi anni, ho maturato la convinzione che solo una buona cultura birraria, potrà permettere a quel “Piccolo Principe” che c’è in ognuno di noi, di poter realizzare almeno in parte, il proprio sogno. Tutto in quel semplice e fugace battito di ciglia, mentre abbassando gli occhi, ci portiamo alla bocca un buon bicchiere di Birra, riconciliandoci l’anima….Qualsiasi essa sia.

Con il mutare dei tempi, è cambiato anche il modo di “bere” la Birra.
Si va così affermando la tendenza alla degustazione, più che al consumo.
Dal primo libro, su cui inizia a studiare. Michael Jackson Beer – 8 ottobre1998