Numero 32/2019

9 Agosto 2019

Luppolo e birra: dal Ludi alle Craft

Luppolo e birra: dal Ludi alle Craft

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I primi cenni sull’utilizzo esclusivo del luppolo in produzione brassicola risalgono al 736 d.C., nel monastero di Weihenstephan, sede della fabbrica di birra più antica del mondo tra quelle ad oggi ancora attive. In un documento stilato probabilmente tra le sue mura, si legge della presenza di un “giardino di luppolo”. Dalla metà del XII secolo la badessa Hildegard von Bingen, suora e botanica tedesca dell’abbazia di St. Rupert, in Renania, nel suo scritto “Physica Natura” parla di un fiore “dal gusto amaro che, se aggiunto alle bevande ne previene la putrefazione e conferisce loro una durata più lunga”.

 

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La donna, si riferiva evidentemente al luppolo, pianta rampicante della quale viene utilizzato il fiore per l’amaricatura e l’aromatizzazione della birra. Esistono tuttavia testimonianze ancora antecedenti a queste appena citate, risalenti al popolo dei Goti, intorno al VI secolo a.C., i quali erano soliti preparare una bevanda, simile alla birra come la conosciamo oggi, denominata “Ludi”, aromatizzata con del luppolo selvatico. In territorio anglosassone, l’aggiunta di questo ingrediente alle tradizionali “Ales”, dolci e dalla quasi assoluta predominanza della componente maltata, diede vita ad una seconda categoria di bevande, le “Beers”, che risultavano invece essere più speziate e con una nota amara decisamente più accentuata. Nel resto dell’Europa, la contrapposizione alle birre contenenti il luppolo era invece costituita da quelle realizzate aggiungendo il cosiddetto “gruyt”, un insieme di erbe dal forte potere aromatizzante, tra le quali è bene ricordare il rosmarino selvatico ed il mirto di Brabante.

 

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Assunse un’importanza tale che si decise di regolamentarne a livello statale sia la produzione, sia la vendita, entrambe concesse solamente a cittadini autorizzati. Anche in queste zone, prese comunque il sopravvento l’utilizzo del luppolo, capace di donare alla birra sia la caratteristica nota amara sia le ricercatissime note aromatiche. La svolta definitiva si ebbe nel 1516, quando Guglielmo di Baviera, fece pubblicare il “Reinheitsgebot” (o “Editto della purezza”), documento ufficiale con il quale il governo bavarese imponeva a chi produceva birra un determinato prezzo di vendita e l’utilizzo esclusivo di ingredienti specifici: malto d’orzo, acqua, e appunto il luppolo.

 

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In questa circostanza la sua presenza fu ritenuta necessaria in quanto già allora era noto il suo potere conservante ed antiossidante. Questa legge rimase in vigore in tutta la Germania fino al 1992. Con il passare del tempo, le coltivazioni di luppolo conobbero dunque un periodo di grande espansione soprattutto in Paesi dove oggi sono considerate vere e proprie colture tradizionali: ci riferiamo in modo particolare ai già precedentemente citati Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Nuova Zelanda ed Australia. Con l’avvento dell’epoca contemporanea, coincidente con l’esplosione del fenomeno “Craft Brewing”, l’attenzione nella selezione dei luppoli e le loro modalità di impiego seguendo diverse tecniche, più o meno innovative, hanno permesso di riuscire ad estrarne più facilmente le componenti amaricanti ed aromatizzanti. Questo aspetto oggi è spesso messo in evidenza ed utilizzato come leva di marketing dai produttori per tentare di ritagliarsi una considerevole fetta di mercato.

 

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Giuseppe Santomassimo
Info autore

Giuseppe Santomassimo

Sono nato nel 1979 in provincia di Napoli, amo la città di Napoli e sono convinto che il territorio sia pieno di fascino e opportunità.
La mia passione per la birra nasce nell’anno 2005 grazie ad un caro amico mastro birraio, laureato in questa professione in America negli anni ’90.

La sua passione, le sue competenze e le sue spiegazioni furono per me una grande illuminazione, tanto che insieme provammo ad avviare un nuovo progetto di microbirrificio, purtroppo non andato a buon fine a causa di problemi organizzativi.
La passione non si è fermata lì: con tranquillità ho cominciato ad approfondire la cultura della birra e così ho scoperto le virtù di questa bevanda, un prodotto con delle grandi potenzialità, con una storia affascinante, coinvolgente e più antica del vino.
Da poco meno di tre anni ho intrapreso l’hobby della birrificazione casalinga, o meglio homebrewing, ed ho svolto una sorta di percorso formativo passando da corsi di homebrewing a corsi di degustazione ed alla partecipazione ad eventi del settore.
Ho avuto la fortuna di conoscere persone appassionate e professionisti della birra, che con grande umiltà sono pronte a condividere e dispensare consigli a chi, come me, spera prima o poi di riuscire a realizzare un prodotto degno di apprezzamento.

Nel corso degli anni ho avuto modo di realizzare che intorno ad una birra avvengono tante cose positive ed è sempre argomento di aggregazione; pertanto ritengo che sia molto importante condividere questa passione in modo da contribuire alla crescita della cultura birraia anche in Italia! Fortunatamente oggi molti birrifici del nostro Paese lavorano con passione viva e realizzano ottimi prodotti!
Nonostante io cerchi di mantenere viva la mia passione “attiva” per la birra continuando il percorso dell’homebrewing, mi sono reso conto che fare una buona birra non è così semplice come potrebbe sembrare. Ritengo, quindi, di avere ancora molto da imparare: con questo non voglio scoraggiare nessuno dall’intraprendere il mio stesso hobby, anzi questo pensiero è una semplice condivisione di quanto ho appreso con l’esperinza. Spero che i miei contributi su www.giornaledellabirra.it vi portino a vivere questa passione con allegria e umiltà, sul desiderio di discutere e confrontarsi, infatti potrete constatare voi stessi che adottando un approccio basato sulla condivisione e sullo scambio di esperienze risulterà più semplice ottenere dei buoni risultati… e non dimenticate che degustare una birra fatta in casa risulterà, nonostante tutte ledifficoltà, una grande soddisfazione!!!

Quasi dimenticavo: da circa due anni ho avuto il piacere di conoscere amici appartenenti a gruppi ed associazioni con cui ormai condivido la grande passione per l’homebrewing e per la degustazione di birra; ogni settimana organizziamo serate e sedute di analisi sensoriale in locali della provincia di Napoli e non. Chi desidera aggregarsi è il benvenuto!

Spero che la mia piccola esperienza possa essere utile per fornirvi qualche consiglio, chiarimento o spunto per intraprendere lo splendido hobby dell’homebrewing!

Sono a vostra disposizione: consigli, commenti e critiche saranno ben accettati purché siano costruttivi!

Prosit!