Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
23 marzo 2016

I cavatappi della birra: dai “vermi” da sughero ai levacapsule di oggi!

I cavatappi della birra: dai “vermi” da sughero ai levacapsule di oggi!


 

Bottiglie, lattine, fusti, kegs… oggi sono svariati i sistemi di conservazione della birra e altrettanto articolata è la gamma di accessori di chiusura dei contenitori.

Ma per la maggior parte dei consumatori di birra ed, in particolare, di birra artigianale la stappatura della bottiglia con il cavatappi ha un fascino particolare: rappresenta, infatti, il momento in cui ci si avvicina all’emozione della scoperta del microcosmo di una nuova degustazione!

Il cavatappi, inoltre, rappresenta per molti collezionisti un oggetto prezioso, spesso di basso valore economico perché molto diffuso, in alcuni casi raro perché legato ad antichi marchi di birra, ormai scomparsi da mercato, in altri molto costoso perché realizzato con materiali di alto pregio e da artigiani di fama.

Interessante, quindi, approfondire anche la conoscenza di questo comune strumento, la cui storia si lega strettamente con quella della tecnologia brassicola e dei contenitori della birra.

L’evoluzione del cavatappi è, infatti, consequenziale ai miglioramenti apportati al sistema di chiusura delle bottiglie: dal Settecento fino all’invenzione del tappo a corona, avvenuta alla fine dell’Ottocento, tutti i liquidi erano venduti al dettaglio con il tappo in sughero, così che il classico cavatappi a verme da vino era utilizzato per birra, alcolici ma anche per bottigliette da profumo, medicine, boccette per l’inchiostro!

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Ma quando è comparso il primo cavatappi, inteso secondo l’accezione moderna?

Esistono in merito due teorie:

  1. la prima, che sembra risalire alla metà del ‘400, è legata alla produzione delle armi. C’è chi sostiene infatti che il cavatappi derivi dalla verga attorcigliata e spiraliforme utilizzata per rimuovere le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni e per recuperare la stoppa impiegata per pulire le canne delle armi.  L’armeria inglese Messrs Holtzapffel di Charing Cross, che nel 1680 ottenne il brevetto per fabbricare questo ferro, a riprova di questa tesi, produceva anche cavatappi;
  2. secondo un’altra ipotesi, il precursore dei cavatappi fu il punteruolo per botti: in una pala d’altare del 1450 circa, infatti, è raffigurata una suora che, con questo strumento, spilla vino da una botte.

Il 1795 segna una svolta. Il reverendo Samuel Henshall ottiene in Inghilterra il primo brevetto di cavaturaccioli a verme, favorendo il passaggio dalla produzione artigianale a quella in serie.
Molti dei primi esemplari, commissionati dalle classi sociali più elevate, venivano realizzati da artigiani di grande fama che creavano piccoli capolavori in oro, argento o altri materiali preziosi, oggi quasi introvabili sul mercato. Pezzi talmente raffinati e ricercati che le dame li appendevano a quel particolare gioiello da portare in vita che prende il nome di chatelaine – una placca in oro dotata di numerosi morsetti ai quali agganciavano gli accessori “indispensabili” alla vita di società – mentre i gentiluomini li fissavano alla catena dell’orologio o li inserivano nel bastone da passeggio.

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Nel campo birrario, la nascita del cavatappi oggi comunemente diffuso, denominato tecnicamente “levacapsule” corrisponde alla invenzione del tappo a corona. Tale tappo fu  brevettato il 2 febbraio del 1892 a Baltimora e utilizzato esclusivamente dalla Crown Cork and Seal Company (oggi denominata Crown Holdings) fino al 1911. Negli anni Venti la società già vantava parecchie filiali in tutto il  mondo e negli anni ’30 applicò il brevetto anche per i sistemi di chiusura delle lattine.

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Con lo sviluppo industriale e l’ampliamento dei commerci, il tappo a corona si diffuse come sistema universale per le bottiglie e lattine, non solo di birra, ma anche delle famosissime bevande gassate analcoliche. Di conseguenza si è ampliata la gamma di levacapsule, spesso diventati gadget promozionali offerti dalle aziende produttrici, in alcuni casi inglobati in strumenti più complessi (come i coltellini), raramente impreziositi per manifattura o materiali alla pari dei “vermi” da vino.

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Oggi stanno prendendo piede nuovi sistemi di chiusura, come quelli a strappo e tappi a vite, che facilitano l’apertura senza la necessità di apribottiglie e permettono di richiudere il contenitore per favorire la conservazione della bevanda.

Ultima curiosità: una persona che raccoglie cavatappi è un helixophile (termine intraducibile direttamente  in italiano!)

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!