Numero 10/2023

8 Marzo 2023

Alla scoperta degli stili: STILE AMERICAN WHEAT BEER

Alla scoperta degli stili: STILE AMERICAN WHEAT BEER

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Oggi parleremo dell’ultimo stile della categoria Standard American Beer: le American Wheat Beer (codice 1D).

Iniziamo quindi con la scheda che viene proposta nel documento delle linee guida:

 

Impressioni Generali: Birra chiara, rinfrescante, pastosa (pane di frumento) con un profilo fermentativo pulito e con caratteri derivanti dal luppolo e amaro di entità variabile. Il suo corpo leggero e l’elevata carbonazione contribuiscono alla sua facile beva.

 

Aroma: Note di impasto, pane di frumento e cereali da basse a moderate. Una dolcezza dal malto da bassa a moderata risulta accettabile. Un livello di esteri da non presente a moderato è facoltativo ma se presente dal profilo neutro (la banana ad esempio è inappropriata). Aroma di luppolo da basso a moderato con note agrumate, speziate, floreali o fruttate. Normalmente non viene luppolata a freddo (dry-hopped). Non presenza di chiodo di garofano derivato dai fenoli.

 

Aspetto: Colore da giallo scarico a dorato. La limpidezza può essere da brillante a torbida con una velatura data dai lieviti che la avvicina ad una Weissbier. Schiuma molto presente e molto persistente.

 

Gusto: Sapore di pane, di impasto o di frumento da leggero a moderatamente forte che può essere persistente nel finale. Potrebbe avere una moderata dolcezza maltata o un finale abbastanza secco e fresco. Amaro dei luppoli da basso a moderato, che può essere persistente nel finale. Solitamente equilibrata ma potrebbe risultare leggermente sbilanciata sull’amaro. Sapori del luppolo da bassi a moderati che possono essere agrumati, speziati, floreali o fruttati. Una moderata presenza di esteri è facoltativa (ma mai con note di banana). Non presenza di chiodi di garofano derivanti dai fenoli.

 

Sensazioni Boccali: Corpo da medio-leggero a medio. Carbonazione da medio-alta ad alta. Una leggera cremosità può essere presente; le birre di frumento a volte danno un’impressione di morbidezza e setosità.

 

 

 

Commenti: Esistono diverse varianti, da una birra più dolce e di facile beva a una birra secca, fortemente luppolata con un forte gusto di frumento. Le American Rye (segale) dovrebbero essere inserite nella categoria 31A: Alternative Grain Beer.

 

Storia: Una birra artigianale statunitense, adattamento delle Weissbier con l’utilizzo di lieviti più puliti e maggiore luppolatura. Prodotta per la prima volta da Anchor nel 1984 e poi resa popolare da Widmer.

 

Ingredienti Caratteristici: Lieviti americani Ale o Lager (il lievito Weiss tedesco è inappropriato). Utilizzo di malto di frumento per il 30-50% (un quantitativo più basso che nelle Weissbier). Luppoli americani, tedeschi o pacifici.

 

Confronto con altri stili: Carattere più luppolato e con meno presenza del lievito rispetto ad una Weissbier. Nessuna presenza degli aromi di banana e chiodi di garofano tipici delle Weissbier. Generalmente ha lo stesso bilanciamento di una Blonde Ale ma con i caratteri del frumento come gusto primario derivante dal malto.

 

Statistiche Essenziali:

OG: 1.040 – 1.055

IBU: 15 – 30

FG: 1.008 – 1.013

SRM: 3 – 6

ABV: 4.0 – 5.5%

 

Esempi in commercio: Goose Island 312 Urban Wheat Ale, Widmer Hefeweizen

 

Tags: gradazione media, colore chiaro, fermentazione bassa o alta, Nord America, stile artigianale, famiglia delle birre di frumento, bilanciata

 

Questo stile di birra è in realtà diverso dagli altri appartenenti alla medesima categoria e può essere accomunato ad essi solamente perché appartenente a quel gruppo di birre beverine, rinfrescanti e poco impegnative da consumare in quantità generose nelle bevute di tutti i giorni.

L’utilizzo massiccio di malto di frumento contribuisce sia alla loro pastosità (e quindi a un corpo che tendenzialmente sarà presente e a volte “cremoso” seppur bilanciato da una forte effervescenza) che agli aromi maltati tendenti al panificato e all’impasto; inoltre la presenza di proteine non indifferente contribuisce ad una schiuma ben presente e persistente, che nell’aspetto la accomuna alle birre di frumento europee più note, oltre che a una certa torbidità già dovuta anche e soprattutto ai lieviti.

Pur non subendo dry-hopping, i caratteri del luppolo sono più presenti rispetto alle birre di frumento cui siamo più abituati, sia in amaro che in aroma, con note diverse a seconda del tipo di luppolo utilizzato (quelli americani sono i più comuni ma non sono esclusivi, con esempi che proprio per ricercare aromi provenienti dal continente europeo utilizzano luppoli tedeschi e a volte inglesi); pur se il BJCP ammette una variabilità di questi caratteri luppolati abbastanza ampia, gli esempi nella pratica saranno nel range appena descritto e questo anche per bilanciare la possibile dolcezza derivata dal malto (gli esempi “secchi e freschi” sono preponderanti).

Come sottolineiamo, seppur lo spettro può andare da birre secche a birre anche più dolci, le prime sono quelle più diffuse sul mercato.

Altro elemento che le allontana dalle Weiss in particolare e in generale dalle birre di frumento europee è l’utilizzo di lieviti americani dal profilo abbastanza neutro e quando più presente mai invadente e con aromi che possano ricordare quelli tipici dei lieviti tedeschi (fenoli, banana, chiodi di garofano devono risultare sempre assenti).

 

La storia di questa birra affonda le proprie radici nell’immigrazione tedesca ed europea nel Nord America, con i migranti che importarono i loro modi di fare birra e i loro gusti negli Stati Uniti. Fino a quel momento, se in Europa l’utilizzo del frumento era attestato già dal ‘500 per fare birra, in America era un ingrediente poco utilizzato vista la diffusione appena sufficiente a far fronte ad altri scopi più urgenti (in primis ovviamente quello alimentare).

La diffusione rimase limitata inizialmente per la preferenza accordata alle birre imitazione delle Lager europee e poi per il sentimento antitedesco diffusosi durante la Prima Guerra Mondiale, oltre che per il Proibizionismo che colpì l’industria birraria in generale e ancor più questo stile che era già di nicchia.

Una ripresa per quanto riguarda gli stili europei, e di conseguenza per le birre di frumento, ci fu durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati statunitensi rimasero per alcuni anni sul suolo europeo e in particolare in Germania, dove familiarizzarono con le birre del Vecchio Continente.

La produzione di birre in questo stile rimase limitata agli homebrewers, i quali diedero vita a delle sperimentazioni sull’onda degli esempi riportati nel continente americano con il ritorno delle truppe e il vero ritorno in auge si ebbe ufficialmente solo nel 1984 con il birrificio Anchor Brewing Company di San Francisco e la sua birra di frumento con i moderni tratti in stile americano: la Anchor Summer Wheat, birra paradigmatica di questo stile, che rimanda alle Weissbier ma con caratteri decisamente più puliti e senza il range di aromi derivanti dai tipici lieviti Weiss, oltre che con una luppolatura più decisa.

 

In questo caso come esempi in commercio segnalati, lasciamo quelli americani iconici dello stile, essendo uno stile abbastanza poco diffuso e praticato in Europa (qualche anno fa ne produsse un esempio abbastanza in stile il birrificio To Ol), nonostante l’amore per la luppolatura in tutte le sue forme abbia preso il sopravvento in questi anni, sulle birre di frumento si è preferito rimanere su modelli più classici.

 

 

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Giacomo Scappaticci
Info autore

Giacomo Scappaticci

Sono nato e cresciuto a Roma, città dove vivo attualmente. Nella vita, dopo essermi laureato in Economia, ho intrapreso la carriera di programmatore informatico, lavoro che svolgo tuttora.
Proprio durante gli anni della laurea mi sono appassionato al mondo della birra artigianale grazie al Buskers e al suo publican Mirko, che ha aperto a due passi dall’università proprio nel corso del mio primo anno. Da lì è stato un continuo immergersi nel mondo di questa bevanda (mondo che seppur già presente da anni a Roma, stava sbocciando con maggior forza proprio in quegli anni): conoscendo piano piano nuovi stili, frequentando vari locali e soprattutto i festival. In tempi molto recenti la passione mi ha portato anche a frequentare due corsi di degustazione, con cui approfondire in maniera più consapevole le mie conoscenze.