Numero 17/2019

25 Aprile 2019

Homebrewers, imparate a conoscere il vostro impianto!

Homebrewers, imparate a conoscere il vostro impianto!

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Anni fa quando iniziai a produrre birra, non capivo cosa si intendesse con “impianto” o quale costosa e complicata strumentazione fosse necessaria.

Oggi guardandomi indietro potrei dire:”Ma certo! Era chiaro, no?!” Ma con il senno di poi tutti son maestri.

L’impianto base 1.0 utile per partire da KIT LUPPOLATO, altro non è che un sistema molto semplice di pentole (tanto per capirci quelle in cui cuocete la pasta o il minestrone). Ne bastano due.

Si passa alla versione 2.0 per ESTRATTI NON LUPPOLATI in cui si aggiungono piccole altre attrezzature quali ad esempio un sistema di macinatura (mulino), di raffreddamento (serpentina in rame) e il volume delle pentole aumenta (il pentolone usato nelle sagre di paese per preparare chili di ragù o fare la salsa).

 

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L’homebrewer che intende procedere arriva alla release 3.0 del suo impianto. Siamo all’ ALL GRAIN, in cui tecnica, conoscenza e qualche altra dotazione quale un sistema di fermentazione controllata (camera di fermentazione), completano la parte “hardware”. Siamo sul pianeta classico dei “tre tini” o su quello futuristico dei moderni AIO (All In One)

Concentriamoci su questi componenti fisici. Prendo a prestito il gergo informatico perché meglio si presta al mio asserire. Chi progetta e assemblea personal computer, deve sapere esattamente in ogni momento come si evolve lo scambio dati al fine di garantire un output di altissime prestazioni. Ma anche se volesse lanciare sul mercato il più potente dei laptop, dovrebbe inevitabilmente sottostare alla velocità del componente più lento cablato sulla scheda madre. Solo la continua ricerca, lo studio, e la rigida applicazione di test misurabili permette (forse) di raggiungere l’obiettivo finale (che di fatto è il punto da cui tutto inizia).

Dopo averci girato un po’ attorno è proprio questo il succo della questione. Noi homebrewers dovremmo conoscere bene quale è il collo di bottiglia del nostro impianto se vogliamo essere certi di avere nel fermentatore i litri previsti alla densità corretta. Come? Un paio di suggerimenti dopo qualche anno di cotte sulle spalle.

 

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1)      Nell’impianto 1.0 (per KIT LUPPOLOATI) basta fare attenzione alla temperatura dell’acqua usata per diluire il mosto concentrato. Ergo munitevi di un termometro onde evitare di scoprire che avrete raggiunto la colma ma non potreste inoculare il lievito  in quanto morirebbe “assiderato”.

2)      Nell’ impianto 2.0 (ESTRATTI NON LUPPOLATI) le cose richiedono maggiore attenzione:

a.       Misurate il tempo che impiegate a portare a bollore della semplice acqua (almeno 10 litri). Fate due test. Uno con il coperchio e uno senza (che è la scelta giusta per cuocere il mosto).

b.      Misurate quanta acqua vi è rimasta dopo un ora di bollitura vigorosa senza coperchio (che è la scelta giusta per cuocere il mosto). Travasatela per esempio nel vostro fermentatore graduato o in secchio che usate per pulire a terra). Il delta tra Acqua IN (10 litri) e Acqua OUT (?) rappresenta la perdita da evaporazione. Maggiore è la fonte di calore maggiori saranno le perdite, Maggiore è la superficie a contatto con la fonte di calore, maggiori saranno le perdite.

c.       Misurate la capacità della vostra pentola (almeno da 10 litri). Riempitela partendo dal vostro fermentatore graduato o dal secchio. Quando la superficie dell’acqua sarà ferma fate una piccola tacca all’interno così saprete che quelli sono 10 litri. Siete proprio sul bordo? Allora quel recipiente non va bene perché dovete considerare che poi dovrete aggiungere almeno 3-4 kg di estratto + luppoli + la bollitura vigorosa (da farsi senza coperchio).

 

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d.      Misurate quanta acqua dovrete mettere nel lavandino per raffreddare la pentola con il mosto caldo, evitando che questa navighi a destra e sinistra con il rischio che imbarchi acqua (perdereste densità aumentando il rischio di infezioni). Per il principio di Archimede infatti «ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido (liquido o gas) riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato».

e.      Misurate quanto tempo ci impiegate a raffreddare il mosto fino alla temperatura di inoculo del lievito. Se siete oltre i 20’ dovete trovare altre soluzioni partendo dal dato ricavato al primo punto. Metodi di raffreddamento: ghiaccio come se piovesse in un lavabo contenente acqua in cui avrete immerso la pentola. Con una mano mescolare l’acqua + ghiaccio e con l’altra il mosto. Questo per garantire uno scambio di calore sulla superficie esterna/interna del recipiente…Un po’ come Karate Kid.

f.       Tenete conto di tutta l’acqua che utilizzate. Nono solo quella che c’è nel fermentatore. Dove considerare quella di sparge, quella per il raffreddamento, quella per pulire. Vi accorgerete che il bene più prezioso al mondo merita di essere maneggiato con cautela e parsimonia. Soprattutto se volete cercare di capire quanto costerebbe un litro della vostra produzione.

 

Meditate homebrewers…meditate! Insomma, dopo questi consigli buona cotta a tutti!

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Info autore

Giovanni Messineo

Giuliano di adozione di origini siciliane (nato a Palermo nel 1972), dal 2009 vivo a Gorizia.
Perito elettrotecnico mancato ho un diploma informatico e prediligo tutto ciò che riguarda la tecnologia a supporto delle attività umane (senza però sostituirle).
Lavoro nel settore della siderurgia da anni occupandomi di Operation e formazione del personale italiano ed estero.
Sono appassionato della nostra bella lingua italiana e credo fermamente in una comunicazione che sia chiara, diretta e concisa per evitare dubbi e/o incomprensioni.
Mi piace affrontare nuove sfide cercando i miei limiti. Mi dedico con passione, sempre da autodidatta alla musica (suono l’armonica a bocca e la batteria), “fai da te” in generale. Incido il legno con il pirografo dedicandomi alla mtb, corsa e sport vari.
La passione per l’homebrewing nacque per caso nel 2012.
Al mio rientro da una lunga permanenza in Cina, mia sorella e mio cognato per il mio compleanno mi regalarono il primo KIT.
Dopo un paio di anni di pratica, esperimenti, assaggi, degustazioni, mi sono appassionato. Nel ho voluto provare tutte le tecniche fino ad arrivare all’ AG in quanto permette di esprimere di più la mia creatività di Mastro Birraio (da cui il nome MMB).
Da allora progetto, sperimento e realizzo una vasta gamma di prodotti per i quali creo in modo autonomo anche le relative etichette che hanno un filo conduttore con la birra e la sua storia.
Non ho mai smesso perchè lo trovo un passatempo che rilassa, mi diverte, mi soddisfa e riempie la casa di ottime fragranze.
Inoltre amici e parenti apprezzano. Le loro critiche mi danno modo di migliorare sempre.
Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma…(in birra)