Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 47/2018

21 Novembre 2018

Tutta l’alchimia del Piemonte in un solo Teku: il Beermouth Baladin tra innovazione e tradizione! Parola a Teo

Tutta l’alchimia del Piemonte in un solo Teku: il Beermouth Baladin tra innovazione e tradizione! Parola a Teo

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Baladin è tradizione o innovazione? Rivoluzionare non significa sconvolgere o distruggere, anzi, i più grandi passi avanti fatti in ogni campo sono sempre nati da solide radici culturali, scientifiche e storiche e da una grande capacità di sperimentare unita a una propensione visionaria fuori dagli schemi. Il nuovo Beermouth, presentato a Piozzo pochi giorni or sono, permettere di racchiudere in un solo calice tutta la più geniale intraprendenza di Teo Musso e di un articolato team di collaboratori che, giorno dopo giorno, creano il futuro, senza staccarsi mai da una personalità unica, irripetibile e soprattutto sempre coerente a se stessa.

Il Beermouth è un progetto per certi versi anomalo: una contaminazione in chiave birraria di un prodotto di lunga tradizione enologica del Piemonte, passato da tempo dalla moda del consumo comune, anche a causa dello scarso legame territoriale di buona parte delle materie prime, ovvero le essenze aromatiche. Perché scommettere, quindi, in una rielaborazione di una bevanda considerata vecchia?

 

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La risposta si trova semplicemente al primo sorso di assaggio: il Beermouth è fascinoso sotto ogni aspetto, dalla cura del packaging, dell’etichetta e della bottiglia, alla vista nel calice, ma soprattutto al naso ed in bocca. Una vera e propria alchimia di colori, profumi ed emozioni. Una alchimia frutto della  visione e  dell’esperienza di  Teo  nell’ambito della  birra  e nell’uso  delle  spezie, ma anche dell’immaginazione  e  sperimentazione  di Dennis  Zoppi  e  Giacomo  Donadio,  creatori di  gusti  e  di contaminazioni  tra  mondi  distinti. Un  incontro  di  tre esperienze differenti e poliedriche, ognuna ai massimi livelli per competenza in Italia e nel mondo,  che  ha  posto  le  basi  per  un  nuovo  modo  di  intendere  la  birra  e  di  concepire  bevande d’eccellenza  nel  campo della  miscelazione.

Per scoprire alcuni dettagli, forse passati in secondo piano ai più, ma di certo di grande rilievo per la definizione globale del Beermouth, abbiamo posto alcune domande a Teo, che come sempre, ci ha accolto con grande disponibilità.

 

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Teo, il Beermouth nasce a Piozzo, nella celebre cantina Baladin, dalla apprezzatissima Xyauyù. A questa vengono addizionate sapientemente 13 essenze, molte delle quali sono tratte dalla tradizionale ricetta del Vermouth, e di provenienza globale. Ci puoi svelare come è stata messa a punto la metodica di preparazione e soprattutto le peculiarità delle innovazioni nelle modalità di estrazione delle essenze?

Io, Dennis e Giacomo abbiamo iniziato a lavorare sulla ricetta di questa bevanda spiritosa inedita due anni fa. Ci siamo conosciuti assaggiando reciprocamente le nostre creazioni, la birra e i cocktail. Parlando abbiamo capito di essere in sintonia soprattutto sul tema della ricerca e della voglia di sperimentare con l’ambizione di creare qualcosa di nuovo. Il pensiero è andato verso un’icona della tradizione piemontese che unisce il vino alle spezie e oltretutto oggi di grande attualità. Tutto questo è stato possibile perché la Xyauyù Oro, barley wine sperimentale storico, si prestava perfettamente come base per sostituire la parte vinosa del vermouth. Dennis e Giacomo da tempo lavoravano nel loro laboratorio di estrazione di spezie usate nei loro cocktail sfruttando tecnologie all’avanguardia. È nato così il percorso di sperimentazione che ha portato alla definizione delle botaniche, del loro uso e dell’affinamento delle tecniche di estrazione. In birrificio abbiamo conseguentemente realizzato un laboratorio in cui tutto questo è stato ridimensionato per una produzione in scala maggiore. Utilizzando macchinari che permettono un’estrazione a basse temperature, garantiamo la fragranza degli aromi che rendono il prodotto incredibilmente profumato e piacevole da bere.

 

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Beermouth ambisce a diventare molto di più di un prodotto Baladin: è previsto che, dopo la fase di lancio, il marchio sia a disposizione di altre aziende. Perché questa scelta e, soprattutto, cosa immagini possa diventare “da grande” questo prodotto?

L’ambizione è che il termine Beermouth divenga nel tempo identificatore di un prodotto di tradizione. Non si può fare legandolo esclusivamente al marchio Baladin ed è per questo che vorremmo concederlo in uso a colleghi che vogliano cimentarsi nel produrre i loro vermouth di birra. Vedremo.

“Omnia Tempus Habent” sull’etichetta del Beermouth è una frase che non passa inosservata: cosa significa questa citazione per Teo e Casa Baladin?

Il concetto è ampio. Ogni cosa ha il suo tempo. Per me era il momento giusto di proporre questa nuova bevanda spiritosa ma anche che per realizzarla è occorso dedicare del tempo e seguirne con pazienza il suo trascorrere. Inoltre, l’augurio è che nel tempo diventi un prodotto di tradizione e per concludere, è un augurio per chi lo beve. È giusto che ogni cosa abbia il suo tempo.

 

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Degustare il Beermouth, nella sua alchemica e magica purezza, è una tappa obbligata per ogni appassionato e cultore  della birra artigianale italiana. Ma non solo: la nuova bevanda lanciata da Baladin è la perfetta base per creare una enorme varietà di cocktail e miscelati, anche questi declinabili in varianti innovative o tradizionali, o meglio innovative e tradizionali!

In prospettiva, forse,  il Beermouth può diventare un nuovo “manifesto” culturale per i birrai italiani: in un settore in cui la concorrenza diventa sempre più accanita, guardate (anche) oltre la birra!

 

Maggiori informazioni sul Beermouth ed i prodotti Baladin: www.baladin.it

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!