Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 48/2018

27 Novembre 2018

A Gallarate si va A Tutto Malto!

A Gallarate si va A Tutto Malto!

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A Gallarate, in provincia di Varese, Gianbattista Galuppi dopo circa 20 anni di birre fatte nel garage di casa decide di fare il grande passo e di aprire in un vecchio capannone industriale il birrificio A Tutto Malto a cui si affianca l’annesso ristorante Degustibus dove insieme ai piatti dello chef Andrea si possono degustare le sue creazioni.

Intervistato dal Giornale della Birra, Gianbattista ci spiega quando è nata la passione per il mondo della birra, la decisione di passare dal garage ad un impianto vero e proprio e i progetti del birrificio che, secondo le idee dello stesso Gianbattista, deve rimanere ancorato all’ottica di azienda familiare.

Quando siete nati?

“Il birrificio è nato per la mia passione per la birra; mi piaceva e mi piace berla ma più che altro mi piace inventare e modificare le ricette e fare qualcosa di diverso dal solito. Ho iniziato intorno agli anni 1995/96 a fare la birra a casa e poi nel 2014 abbiamo deciso, come famiglia, di fare la cose in grande e aprire il birrificio”.

 

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Quanto producete?

“Siamo ancora un birrificio piccolissimo. Io lavoro da solo; ho un impianto da 250 litri e quindi faccio intorno ai 400 ettolitri l’anno. La maggior parte della birra la vendiamo nel locale che nel frattempo abbiamo aperto. Mio figlio infatti è chef. Inizialmente nel birrificio avevamo uno spaccio che poi abbiamo chiuso a settembre 2017 e successivamente abbiamo deciso di aprire un ristorante dedicato alla birra. Mio figlio lavora lì con cinque persone; abbiamo circa 50 coperti. Poi, un po’ di birra la consumiamo con lo street food e infine ho la mia rete di vendita. Realizzo anche birre per le beer firm”.

 

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Quali e quante sono le vostre birre?

“Siamo partiti nel 2014 con quattro tipologie di birre: una Kolsch, che faccio tutt’ora, una Blanche, una Dubble e e una Stout. Ora invece siamo arrivati a nove tipi di birre a cui si aggiunge qualche stagionale come la birra di Natale o, ad esempio, una birra alla fragola. Faccio anche una Ipa, diversa dalla classiche non avendo luppoli americani ma usando per la maggior parte luppoli neozelandesi e inglesi, poi abbiamo una Bitter rivisitata usando solo luppoli da aroma, senza quelli da amaro – quindi è molto più fruttata. Realizziamo anche una birra scozzese fatta con malti da Whisky, quindi torbati, che resta un pochino affumicata, sui 6 gradi. Infine abbiamo una birra aromatizzata con i fiori di canapa – molto più erbacea rispetto alle classiche birre alla canapa – e una Ipa in stile americano”.

 

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Quali sono le birre che vanno di più?

“La birra che va di più è la Kolsch. Secondo me piace perché è molto beverina, non amara e si lascia bere. Una delle birre che mi ha stupito di più invece è la Blanche aromatizzata al coriandolo, con buccia di arancia e zenzero, che nella stagione estiva spopola. E’ una birra molto fresca da 4,5 gradi. Siamo contenti perché vediamo che la gente che beve poi ritorna. Nel nostro ristorante, comunque, c’è ancora lo spaccio e spesso la gente viene a mangiare anche perchè trova le nostre birre. Quest’anno inoltre ho creato una birra di Natale che ha fatto un anno di invecchiamento in botte – sembra di bere porto. E’ una birra molto corposa da 14 gradi”.

 

Avete avuto dei riconoscimenti per le vostre birre?

“Abbiamo partecipato a Best Italian Beer nel 2016 con 6 birre: ho vinto 4 ori e un argento, mentre quest’anno vorrei presentare la Ipa perché secondo me merita di essere premiata” (in particolare le Birre classificate sono le seguenti: Luppolo d’oro alla Obelix, nella categoria Belgian Dark Ale; Luppolo d’oro alla Ale Lander, nella categoria English Brown; Luppolo d’oro alla Paddy’s, nella categoria Sweet Stout; Luppolo d’argento alla Ratsel, nella categoria Kolsch e Etichetta d’argento al Packaging Beer Awards con la nostra Obelix.

 

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Quali sono i vostri progetti?

“Vogliamo riuscire a far conoscere più possibile il nostro prodotto anche se vogliamo stare sempre nella nostra zona. Vogliamo restare un’azienda familiare; quando devo imbottigliare mi da una mano mia figlia e pure mio figlio aiuta. Vogliamo stare tra di noi e anche mia moglie che all’inizio non era molto d’accordo ora vede che il prodotto c’è e siamo molto apprezzati. Non abbiamo infatti idee di ingrandirci e creare una grande rete di vendita”.

 

Come giudichi l’attuale scenario della birra artigianale italiana?

“A me non da fastidio il fatto dei tanti birrifici. Anzi, a mio avviso, più birrifici ci sono e meglio è visto che il movimento artigianale copre solo il 4% del consumo nazionale di birra. Ci sarebbero spazi immensi. Il vero problema è cheoggiin tanti si mettono a produrre birra perchè non hanno di ‘meglio di fare’. Il problema è la qualità della birra. Io a tanti home brewer che vengono da me a chiedere consigli cerco di fare capire che prima di riuscire a fare una birra giusta ci vogliono anni di prove”.

Maggiori informazioni: www.atuttomalto.com

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Marco Fusi
Info autore

Marco Fusi

Giornalista finanziario per professione e amante della birra – di qualità – per passione. Grazie ad una cara amica sommelier qualche anno fa ho scoperto il mondo delle birre artigianali e da allora è stato un crescendo.

Ho frequentato i corsi di degustazione organizzati dal network Fermento Birra, superando con successo l’esame finale; ho anche partecipato ad un corso di un giorno sull’Home Brewing di MOBI e spero, quando avrò un po’ piu’ di tempo libero, di iniziare la produzione a casa, nel frattempo degusto birre a Milano e provincia e vado alla ricerca dei migliori festival e appuntamenti birrari lungo tutta la penisola (lavoro permettendo) sia per scoprire le ultime novità e sia per conoscere la storia e le persone che si celano dietro ogni birrificio.

Mi piace confrontarmi sulle birre che bevo – per questo cerco di partecipare a degustazioni guidate e non – e prima o poi, chissà, tenterò l’esame BJCP… seguitemi e che il luppolo sia con voi!