Numero 18/2021

6 Maggio 2021

Birrificio di Ringhiera: un viaggio alla riscoperta di stili dimenticati e delle campagne Lombarde

Birrificio di Ringhiera: un viaggio alla riscoperta di stili dimenticati e delle campagne Lombarde

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Oggi ho fatto quattro chiacchiere con Stefano, birraio del neonato Birrificio di Ringhiera. Un birrificio nato, come in molti casi, dalla passione per l’homebrewing… ma andiamo alla scoperta dei dettagli del progetto!

Come nasce Birrificio di Ringhiera?
Nasce da una passione pluriennale di cinque amici, le prime prove in cantina, poi nel fondo qui accanto con due pentoloni da 200 litri e alla fine, a novembre 2020, sempre in questo palazzo di ringhiera alle porte di Milano, da cui il nome.

Qual è la vostra filosofia?
Siamo nati e cresciuti a Milano e dintorni, tutti con la stessa attitudine alla condivisione, tipica di chi è abituato a bersi una birra con gli amici, e la stessa attitudine al rispetto e la scoperta del territorio che ci circonda, tipica di chi è stato ben abituato a mangiare dalle nonne ndr.
Crediamo molto nei prodotti del territorio per questo nelle nostre birre abbiamo inserito sia prodotti tipici delle nostre campagne come il riso e il mais, che della cucina tradizionale meneghina come lo zafferano.
Siamo in un palazzo di ringhiera classico della vecchia Milano popolare, è diventato non a caso nostro simbolo, per noi la birra ha infatti significato sia popolare che di collante sociale.

 

 

È fondamentale fare ricerca sul territorio… Ma… riso e mais?!? Non è difficile rendere credibili materie prime usate principalmente a fini economici?
Sì, il riso e il Mais sono i prodotti più utilizzati dall’industria per abbattere i costi. Ma noi usiamo solo riso prodotto in Lombardia, una delle produzioni più presenti nel nostro territorio, e da produttori selezionati. Il nostro mais invece è il Rostrato Rosso di Rovetta (A: e questo cambia tutto), capirai quindi che non lo utilizziamo per abbassare i costi, anzi. È un IGP, i produttori sono pochissimi e solo a Rovetta, ma soprattutto è il prodotto tipico del paese di mia nonna.

Che stili proponete?
Al momento produciamo tre birre per tre fermentatori:
Una American Patersbier, stile tipico dei monaci birrai (veniva preparata facendo fermentare il prodotto di un lavaggio delle trebbie ed era dedicata ai giorni del digiuno della quaresima) con una luppolatura americana nello specifico citra, che abbiamo chiamato MI WAY.
Una Saison alla Milanese, la MA MI, alla milanese perché prodotta con riso delle nostre campagne e zafferano che oltre ad una nota speziata dona un colore giallo fantastico.
E per ultima una Düsseldorfer Alt, la nostra Alt Seriana, prodotta con il mais tipico della val Seriana quello di Rovetta, è uno dei pochi stili ad alta fermentazione tedeschi, che oltretutto sta andando a sparire.

 

 

Idee per il futuro?
Siamo in fase di costruzione di un punto vendita e mescita qui accanto al birrificio e di idee di birre ne abbiamo molte, ma ancora preferiamo tenercele per noi…

 

 

Chiaramente con Stefano le birre le abbiamo anche bevute, le chiacchiere anche se quattro asciugano un po’ il gargarozzo.
La MI WAY 4,5%, una American Patersbier ovviamente NON ottenuta dal lavaggio delle trebbie, ma da una normalissima cotta.
Un attacco caratterizzato dagli aromi tipici del lievito trappista che accompagna la bevuta supportato dalla complessità delle note agrumate del Citra che si abbracciano, nel finale, alla secchezza leggermente erbacea tipica del Saaz.
Perfetta con un panino alla mortadella durante una gita in bici.
La MA MI 5,9%, fin da subito il lievito la fa da padrone, come ogni Saison che si rispetti, ma la nota speziata
non si nasconde dietro a quest’ombra e ti porta in una piccola trattoria Meneghina specializzata in risotti. Lo
zafferano inoltre dona un giallo raro da riscontrare in altre birre.
Ovviamente da bere con un risotto.

Infine, la Alt Seriana 5.7%, un prodotto in fase di modellazione una cotta per volta. Con l’ultima cotta Stefano è riuscito a ben bilanciare le note di caramello alla secchezza tipica di questo stile. A gusto mio e dopo un piccolo confronto col birraio, non ha ancora raggiunto il punto di amaro ottimale, ma come abbiamo detto è in fase di modellazione, da non trascurare assolutamente la sua armonia.
Berne a fiumi durante una grigliata.I richiami alla Milano popolare degli anni ’70 non sono pochi, per questo consiglio di gustarsi queste birre leggendo un giallo di Scerbanenco o… ascoltando un album di Alessandro Alessandroni.

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Info autore

Alberto Banelli

Cresce in provincia di Arezzo doveè testimoniato che già in tenera età bevesse latte da boccali dell’Oktoberfest.Lavora in fabbrica, ma sente che non ce la fa più e decide di seguire le sue passioni trasferendosi a Milano per intraprendere la strada della birra, lavorando in realtà conosciute a livello nazionale e specializzandosi dopo alcuni anni come BierSommelier all’accademia Doemens di Monaco di Baviera. La passione per le tradizioni, il gusto e la ricerca muovono i suoi passi.