23 Gennaio 2016

La morte ha il gusto del luppolo: decimo capitolo

La morte ha il gusto del luppolo: decimo capitolo

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Alberico stette appostato tutto il giorno fuori dal piccolo birrificio del convento.

Aveva trovato una nicchietta, sul retro, circondata da un fitto roseto e sovrastata da alcune piante di mele selvatiche, troppo poco soleggiate per poter dare frutti dolci e maturi. Questo ne faceva un angolino dimenticato del convento in cui, solo per un caso fortuito, qualcuno sarebbe potuto capitare. La nicchia, quindi, risultava perfettamente mimetizzata rispetto al microcosmo del convento.

Ma quella nicchia era ancor più particolare; Alberico l’aveva notata due giorni prima, quando aveva iniziato ad elaborare il piano per mettere sotto pressione l’aiutante del defunto Malcom e, quindi, aveva iniziato a fare sopralluoghi discreti e meticolosi del perimetro del birrificio.

Da quella posizione, Alberico avrebbe potuto, stando rannicchiato, spiare l’interno del birrificio.

Quel cantuccio, che quasi sembrava fatto ad hoc, soggiaceva proprio dinnanzi ad una finestrella rasoterra che consentiva di guardare all’interno della struttura. Il pavimento di lavoro interno era ribassato rispetto al livello del suolo, per meglio somigliare ad una cantina.

L’ombreggiatura costante cui era esposta quella finestrella, consentiva a chi stava fuori di spiare dentro senza però esser notato. Questa certezza l’aveva ottenuta poco prima, quando aveva accusato Peter… aveva studiato, senza farsi notare, l’esposizione del pertugio da dentro: sembrava quasi che vi fosse un drappo nero sull’esterno di esso, visto dall’interno!

Il luogo ideale, visto che, colpo di fortuna ulteriore, essa consentiva di avere una panoramica perfetta di tutto il locale.

I rumori filtravano attraverso gli spifferi tra il vetro e gli infissi, nitidi e forti; insomma il luogo perfetto per un appostamento.

Passò l’intero pomeriggio, ma Peter restò tutto il giorno a lavorare.

Nulla di sospetto.

Così fu anche il giorno dopo e quello successivo.

Alberico stava per cedere…

Che avesse preso un abbaglio?

Forse l’assistente di Malcom non c’entrava veramente nulla con i loschi intrallazzi del defunto!

Forse non aveva affatto ambito a prenderne il posto per il proprio tornaconto personale!

Il quarto giorno di appostamento, Alberico lo aveva deciso, sarebbe stato l’ultimo.

Se nonché, verso le tre del pomeriggio, un avventore fece visita al frate.

Era un uomo rude, un uomo che corrispondeva appieno alla descrizione del presunto omicida.

Alberico aguzzò i sensi; non doveva perdere neppure una sillaba del dialogo tra i due!

«Peter! Vedo che sei al lavoro!» esordì il visitatore.

«Però, la pervicacia è un dono che il Signore non ti ha fatto mancare, Robert!»

«Già, come a te non ha fatto mancare la cortesia!»

«Basta preamboli. Che cosa sei venuto a fare qui?»

«Sono venuto a prendere la mia parte. Come era stato pattuito».

«Quale parte?»

«Non fare il finto tonto! Lo sai benissimo, di cosa sto parlando!»

«Va bene, va bene! Ecco a te».

Peter consegnò al visitatore un sacchetto di cuoio, tintinnante di denari.

Robert, il visitatore, lo svuotò sul palmo della mano ed i suoi occhi si sbarrarono:

«Mi stai prendendo in giro? Che cos’è questa miseria?»

«Il tuo compenso».

«Qui conto sei monete d’argento e due di rame. I patti erano una moneta d’oro, quattro d’argento e 5 di rame! Per Dio, manca più della metà del mio compenso! Con Malcom…»

«Malcom non c’è più. Ora sono io a fare affari. E sono io che detto le regole».

«Ma…»

«Tu hai venduto la ricetta della tua birra a Malcom, perché il suo nome era rispettato e conosciuto nell’ambiente. Senza il nome suo e del convento non avresti venduto neppure un ventesimo della birra che abbiamo venduto noi! Quindi, quella piccola fortuna, è merito nostro!»

«Malcom era un bastardo, ma rispettava gli accordi!»

«Io non sono Malcom! E ho deciso che da oggi, la percentuale che ti spetta sarà del dieci per cento sulle vendite, non più il venticinque. Se ti va bene è così, se no…»

«Questo è un furto! Inammissibile! È…»

«Liberissimo di non collaborare più con me! C’è tanta altra gente disposta a svendermi le sue ricette per un tozzo di pane!»

«Mi rivolgerò alle guardie! No, al Vescovo! Anzi, ora andrò a fare quattro chiacchiere con l’Abate! Chissà come la prenderà: né tu, né Malcom siete mai stati dei geni, dei creatori di birre! Quindi non c’è motivo di trasferirti i privilegi che aveva Malcom, no? Tornerai ad essere un semplice frate, ed il tuo posto sarà dato a qualcuno meno esoso! In fondo, una volta che si ha la ricetta, anche un demente può fabbricare della birra! Non sei un genio! Ed è giusto che tutti sappiano, inoltre, che sei un truffatore…» Peter scagliò addosso a Robert il solido bastone di legno con cui mesceva. Il legno colpì alla fronte il poveretto e, approfittando di ciò, il frate si precipitò addosso allo sciagurato, sbattendolo contro ad una botte, sdraiandolo su di essa.

La posizione della schiena inarcata, scomoda, la mano a serrare la gola:

«Tu non puoi permetterti di minacciare MEEE!!! Sei solo un verme, un povero barbone che ha avuto una buona idea e noi, dall’alto della nostra saggezza, avevamo deciso di favorirti! Ma da adesso in poi… sono affari tuoi!» il frate gli strappò di mano il sacchetto pieno di monete.

«Anzi, sai cosa ti dico? Non avrai neppure il tuo compenso! Consideralo un risarcimento per avermi offeso! Da oggi non ti presentare più qui! E per la cronaca, se andrai in giro a raccontare di questo nostro incontro, oppure del fatto che, a detta tua, il monastero ti ha rubato l’idea e la ricetta della tua birra… beh, ti farò frustare, ti farò incatenare e scuoiare per blasfemia! Sono stato chiaro?»

«Sei solo un maledetto! Tu… tu non sei un servo di Dio! Sei solo un infame!»

«E’ CHIARO???» urlò Peter.

Il frate lasciò la presa sul malcapitato che, ricompostosi, mentre si massaggiava il collo, si voltò ancora una volta, giusto sull’uscio:

«Quanto è vero Gesù Cristo, te lo giuro, me la pagherai!»

Un mestolo di metallo venne scagliato dal frate verso il truffato:

«SPARISCI!!!»

Alberico aveva assistito a tutta la scena.

Aveva capito due cose, in vero: la prima era che Peter sapeva, eccome! Sapeva tutto sui traffici di Malcom ed ora che ne era alle redini, dimostrava di essere un truffatore di una risma ancora peggiore rispetto a quella del morto! E la seconda cosa che aveva intuito era che Malcom aveva parecchi nemici, non ultimo proprio Peter, smanioso appunto, di sostituirlo!

Quel litigio non poteva annoverarsi tra eventuali prove… era, agli occhi della Legge, un semplice litigio, una trattativa d’affari andata male!

Il messo Vaticano non poteva accusare di nulla nessuno, neppure Peter.

Certo era, però, che il movente dell’omicidio ora era chiaro!

Malcom era stato assassinato per questioni di “Vil Denaro”.

Il problema di scovare l’omicida però si era in quel momento ingigantito: era stato il confratello invidioso, un creditore truffato o un cliente che non voleva pagare il sovrapprezzo alle sue birre?

La sera calò; il giorno dopo, Alberico, sarebbe tornato a spiare il mastro birraio del convento: ne era sicuro, la morte di Malcom era collegata con i traffici riguardanti la birra!

Il luppolo in bocca ne era la prova ed il litigio di quel pomeriggio avvalorava la tesi dell’investigatore.

La notte calò, ed il sonno colse Alberico nella sua cella.

Un urlo squarciò il silenzio notturno.

Il flebile chiarore dell’alba stava facendo capolino dalle tenebre della notte, tersa, fredda e stellata.

Il gallo del monastero non aveva ancora dato la sveglia ai frati dormienti.

Quella mattina, però, esso non avrebbe dovuto svegliare d’imperio i prelati.

Quell’urlo sopperì alla funzione del pennuto.

In men che non si dica, considerando che quel suono straziante continuava a permeare l’aria gelida del mattino, tutti si destarono dai propri sonni sobbalzando nel letto.

Alberico fu uno dei primi a precipitarsi fuori dalla sua cella e, caracollando in preda all’agitazione, si diresse verso l’origine del suono.

Venne affiancato da altri monaci, anch’essi trafelati, che correvano.

Solo gli anziani procedevano lenti, anche se al massimo della velocità loro consentita dall’età e dagli acciacchi.

Nessuno dei monaci “saggi” rimproverò i giovani nel vederli correre, anzi! Per una volta, essi, avrebbero barattato volentieri la propria saggezza con un paio di gambe agili e forti, per giungere prima all’obiettivo.

Chi giunse per primo sull’uscio della cella di Frà Samuel restò impietrito.

Alberico, infine, giunse e lo vide: il cadavere di un altro frate a terra, quel frate giovane ed indisciplinato che aveva per primo scoperto il cadavere di Malcom.

In bocca al cadavere si intravvedeva quella specie di poltiglia verde che l’investigatore aveva imparato a conoscere come “luppolo”.

«Ma che Diavolo…» sussurrò Alberico, «e lui che accidenti c’entra con questa Storia?»

 

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Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.