Numero 20/2019

17 Maggio 2019

Curiosità sulle originini etimologiche e storiche della pianta lupo

Curiosità sulle originini etimologiche e storiche della pianta lupo

Tweet

Tag:

L’origine del luppolo  in realtà è incerta, ma si ipotizza che le prime specie di luppolo siano apparse in Asia e che da lì si siano diffuse in direzione est, verso il nord – America e ovest, verso l’Europa. Polline di luppolo è stato scoperto in alcuni siti archeologici in Inghilterra risalenti al 3000 a.C. e sappiamo che il luppolo era noto sin dai tempi degli antichi egizi, che lo usavano come erba medicinale, anche per curare i lebbrosi. Durante l’epoca romana il luppolo acquisisce notevole importanza per il suo utilizzo nella cura delle malattie del fegato, dei disturbi digestivi, di alcune malattie femminili e come purificante del sangue. Quando i romani occuparono la Britannia iniziarono a considerare il luppolo come una prelibatezza, a usarlo per fare infusi e ad aggiungerlo alle fermentazioni di cereali, assieme ad altri ingredienti impiegati a quel tempo come rosmarino, mirto, maggiorana, menta, camomilla e fieno. A poco a poco però, col modificarsi dei gusti e delle abitudini, questi ingredienti caddero in disuso, eccetto il luppolo che rimase e divenne un elemento basilare nella preparazione di una bevanda ancora oggi ben nota e apprezzata, la birra.

 

.

.

 

Si narra che i lavoratori delle vecchie fabbriche di birra, trattando il luppolo, accusavano sonnolenza e dovevano interrompere il lavoro periodicamente per evitare di cadere addormentati. Da qui l’impiego di cuscini imbottiti di luppolo che, grazie all’effetto soporifero e calmante della pianta, favorirebbe la naturale insorgenza del sonno. Nell’America settentrionale gli indiani usavano la varietà locale di luppolo come sedativo e digestivo. Dal 1831 al 1916 il luppolo fu incluso come sedativo nella Farmacopea degli Stati Uniti. Per tutto il XIX secolo fu usato come ingrediente in molte specialità farmaceutiche, tra cui i cosiddetti “amari di luppolo” un popolare tonico di erbe in una soluzione alcolica al 30%. Linneo ha chiamato questa pianta Humulus lupulus. Il termine Humulus potrebbe derivare dal latino humus(terra), onde la pianta avrebbe un significato di “basso, umile”, oppure potrebbe dare luogo a una allusione ai fusti flessibili che riposano senza un sostegno per terra; lupulus, invece, potrebbe trarre origine dal termine latino lupus, giustificato, secondo alcuni, con un riferimento a Plinio il Vecchio (23-79 d.C.): lo scrittore romano definisce la pianta come “lupo dei salici”, con una probabile allusione alla tenacia con la quale i fusti volubili del luppolo si attaccano al salice, o a un qualsiasi altro sostegno, stringendoli strettamente e soffocandoli similmente a quanto farebbe un lupo a un gregge di pecore. Come il lupo, questa pianta cresce libera sulla terra e, come il lupo, l’uomo ha tentato inutilmente di addomesticarlo, ma il luppolo è rimasto sempre libero e selvaggio.

 

.

.

 

La parola inglese hop, che volgarmente significa luppolo, sembra voce proveniente dalla Germania e derivativa dalla parola olandese hoppe, di origine etimologica incerta. Sono due le specie che danno vita all’intero genere Humulus: H.lupulus e H. japonicus. Humulus lupulus è cresciuto spontaneo fin dai tempi antichi in Europa, Asia e Nord America, ed è coltivato in tutte le zone temperate del mondo. Di esso si utilizzano principalmente i fiori femminili, che maturano in tarda estate, ma anche i giovani germogli, apprezzati come verdura. Molti sono i nomi comunemente usati nelle diverse regioni d’Italia per indicare questa pianta: reverdixe, lupol, orticaccio, votticella, bruscandoli, lepone, lupari. Humulus japonicus, invece, è pianta che nasce nella Manciuria, nel Giappone e forse nella Cina ed è usata esclusivamente nel giardinaggio come una pianta volubile, ornamentale, molto popolare, introdotta in Europa dal 1886 e con aspetto di una “vite del Canada”.

Tweet


Info autore

Mario De Luca

Nato nel lontano 1986, orgogliosamente napoletano, trascorro la mia vita tra libri universitari, birrerie e calcio.
Laureato in Economia aziendale, ora laureando in Economia e commercio, in continuo viaggio tra Roma, Napoli e Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila – “Emigrante? No, turista…” come direbbe Troisi -, dove i miei posseggono una birreria, per me croce e delizia.
Utilizzo quotidianamente la scusa dell’appassionato di birre per poter bere…di recente mi sono avvicinato al mondo dell’ homebrewing, non vi dico con quali pietosi risultati!
Scrivo di birra per passione e cercherò di spaziare tra tanti argomenti, sperando di dare un valido contributo ad giornaledellabirra.it, che molto gentilmente mi ha offerto quest’opportunità.
Amo definirmi “socievole ma soprattutto curioso, spesso critico”…non sono, nè voglio diventare un gastrofighetto, come disse un giorno Antonio Capaldo dei Feudi di San Gregorio, riferendosi a quei finti pseudo-cultori del cibo, che si incontrano nel reparto vini del supermarket o durante il corso di marketing all’università. Non sono un degustatore professionista, ma semplicemente un amante delle birre in genere, special modo tedesche, interessato circa il movimento dei microbirrifici italiani. Adoro i nuovi birrifici “fuori dagli schemi” e il loro modo di approcciarsi al mercato, lontano dagli standard e dalla tradizione, pensando controcorrente ed osando (questo rispecchia anche il mio carattere).
Non prendetemi troppo sul serio, tra una battutina e un’analisi seriosa proverò a strapparvi un sorriso e allo stesso tempo, assieme, navigheremo in questo mare giallo (birra eh, mica altro…non fraintendetemi)!