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Numero 03/2019

18 Gennaio 2019

Gestione del luppoleto: la cura annuale della chioma

Gestione del luppoleto: la cura annuale della chioma

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Nel luppoleto, ad ogni inizio della stagione vegetativa risulta necessario predisporre i sistemi di sostegno costituiti da fili verticali. Questa operazione è necessaria per il sostegno verticale del fusto. Una volta che le piante hanno attecchito, si interrano nel suolo dei ganci in ferro a “U” nella immediate vicinanze delle stesse. Dai ganci verranno fatti partire due spaghi in sisal, fibra di cocco, ferro o polipropilene che saranno fissati al fil di ferro sommitale. I fili possono essere disposti a V per facilitare la gestione della chioma durante lo sviluppo e la raccolta. Gli spaghi saranno poi tagliati alla raccolta. La forma di allevamento a V è la forma più utilizzata negli impianti di luppolo. I fili di sostegno possono essere disposti o lungo la direzione del filare oppure, come si verifica nella maggioranza dei casi, perpendicolarmente. La seconda modalità è quella preferita in quanto permette una migliore distribuzione spaziale della chioma della pianta, favorendo una maggiore areazione nella parte centrale e impedendo così la creazione di ristagni di umidità che potrebbero favorire l’insorgenza di fitopatie.

 

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Dalle ceppaie (organo sotterraneo perenne) ogni primavera si originano i primi getti annuali. Si consiglia di reciderli tutti. Nel giro di pochi giorni (tra Aprile e Maggio) la pianta svilupperà altri ricacci, tra questi verranno selezionati due o tre germogli, da accompagnare su i fili di tutoraggio in senso orario. Questa operazione, che viene definita Training (Figura 10), permette di ottimizzare la distribuzione spaziale della vegetazione con un conseguente miglioramento produttivo e qualitativo. Vengono comunemente lasciati anche due getti di riserva, che vengono eliminati una volta che i germogli principali non corrono rischi di rotture accidentali. Questa operazione manuale è una delle operazioni più onerose nella gestione del luppoleto, ma permette migliori rese.

 

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Ad inizio estate viene eseguito invece lo Stripping . Tale operazione è principalmente finalizzata alla defogliazione della parte bassa dei tralci per circa 0,80-1,00 m. Lo scopo è di stimolare la crescita di branche laterali, di migliorare l’arieggiamento alla base della piante e la riduzione dell’umidità. Si cerca soprattutto di contenere lo sviluppo di malattie fungine e fitofagi dannosi che colpiscono questa specie in condizioni di umidità e temperatura favorevoli.

 

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Lo stripping viene effettuato quando la pianta raggiunge i primi due metri d’altezza, o anche in stadi più giovanili, lasciando le foglie apicali, in modo da garantire l’attività fotosintetica. In zone con elevate precipitazioni è auspicabile eseguire questa lavorazione precocemente. Effettuata originariamente in modo manuale, oggi nei luppoleti di grandi dimensioni viene realizzata con l’ausilio di defoglianti.

L’erpicatura periodica del sottofila facilita il controllo delle infestanti, limita i ristagni idrici e le fitopatie a carico dell’apparato radicale, per questo motivo dev’essere eseguita periodicamente facendo attenzione a non recidere le radici superficiali. Il luppolo predilige un terreno arieggiato, privo di crosta superficiale e ben drenato.

 

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In aggiunta o sostituzione è bene realizzare anche fresatura e rincalzatura. Queste operazioni, infatti, sono importanti al fine di assicurare una buona gestione del luppoleto. Essendo una pianta a rapido sviluppo radicale, la fresatura viene eseguita solitamente in primavera, generalmente ogni 3 anni e serve ad eliminare le radici che tendono a svilupparsi nell’interfila. Pezzi di radici possono essere usate come rizomi per la produzione di nuove piante. La rincalzatura invece si esegue in abbinamento all’erpicatura, per favorire lo sviluppo delle radici estive, proteggerle dal gelo invernale e ridurre il rischio di fitopatie.

 

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La cura della chioma, accompagnata anche da periodici trattamenti fitosanitari, dovrebbe accompagnare la coltura fino al momento della raccolta. Su quest’ultimo aspetto, però, in Italia si hanno forti limitazioni a causa del limitato numero di principi attivi registrati per l’uso sulla specifica pianta. Pertanto, è necessario, agire preventivamente con un’attenta gestione della chioma per ridurre la diffusione di patogeni ed il loro proliferare.

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!