Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
29 novembre 2013

Birra: la bevanda prediletta dalle antiche romane!

Birra: la bevanda prediletta dalle antiche romane!

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L’Impero Romano è stato uno dei più grandi della Storia e uno dei segreti della sua forza e della sua stabilità nei secoli è da ricercarsi nella capacità di fare propri gli usi ed i costumi dei popoli che assoggettava.

La birra fu uno di quei prodotti che, pur non essendo originario della cultura romana, entrò lentamente e non senza difficoltà a farne parte. Il destino della bionda bevanda, infatti , non fu quello di essere adottata tal quale, come avvenne per molte altre tecnologie e prodotti (a differenza, ad esempio, in campo architettonico del capitello ed in campo mitologico del Pantheon delle divinità greche).

 

Raffigurazione di banchetto romano.

Uno dei più illustri Romani, Plinio il Vecchio, circa 2000 anni fa, tra il 23 e il 79 d.C., scrisse il suo «Naturalis Historia», in cui si premurò di precisare – nel XXXVII libro – che la birra a Roma era conosciuta, ma poco consumata (per lo più impiegata nella cosmesi femminile), mentre era molto apprezzata e largamente diffusa nelle Province dell’Impero: dalla penisola iberica, alla Francia, all’Egitto.
Ed ancora, le birre che noi oggi consideriamo “tedesche” sono simili a quelle che già Tacito cita, descrivendole però in termini tutt’altro che lusinghieri, come «un vino d’orzo, grossolano, dal sapore sgradevole».
Nell’antica Roma era, infatti, il vino la bevanda per eccellenza. In realtà non era il vino che siamo abituati a consumare e degustare oggi. Si trattava di una sorta di mosto d’uva, fermentato naturalmente (quindi tecnologicamente non standardizzato), dal sapore pressoché disgustoso. Per ovviare, i nobili ed i ricchi Romani aromatizzavano il vino con spezie e dolcificanti, come ad esempio il miele, ricavandone il “Mulsum”.

Vi era peraltro un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta durante il quale il fanciullo, che fino ad allora poteva bere solo acqua e latte, era sottoposto alla cerimonia della vestizione con la “Toga Virilis” (gli abiti dell’Uomo) e durante la quale gli si faceva consumare, ufficialmente per la prima volta, la bevanda dell’uomo, ovvero il vino.

 

Anfore romane, impiegate per la conservazione di vino, birra e olio.

La birra era una bevanda, come già detto, poco consumata e, per lo più, era apprezzata dalle donne. Vi era già allora la credenza che il consumo di birra durante la gravidanza favorisse la produzione di latte, sulla scorta della medicina tradizionale ereditata dagli Egizi. Da questa convinzione, probabilmente, deriva il disprezzo per la bevanda che, per questa sua presunta proprietà, fu classificata come “destinata alle donne” e quindi non “virile”.
A mano a mano che la civiltà romana diveniva più florida e cosmopolita, anche la birra cominciò ad essere apprezzata. Si narra che le cotte in stile iberico fossero molto gradite perfino da Nerone, che sembra ne facesse largo uso. Questa bevanda però, ancora una volta fu legata ad eventi per lo meno discutibili: pare che la birra consumata dall’Imperatore gli fosse inviata dallo sfortunato Silvio Ottone, marito di Poppea, che l’imperatore aveva trasferito su suo diretto ordine in Portogallo, in modo da poterne frequentare la moglie!
Una Storia affascinante che però ci lascia con un interrogativo: chissà come reagirebbero Plinio il Vecchio e Tacito sapendo che gli Italiani del ventunesimo secolo, eredi della Gloriosa Roma, bevono grandi quantità del paglierino “unguento femminile”?!?

Alessio Lilliu
Info autore

Alessio Lilliu

Sono nato a Cuneo, ridente capoluogo di provincia piemontese.
Ho sempre amato la Natura e, seguendo questo amore, ho frequentato l’Istituto Tecnico Agrario ed ho proseguito i miei studi conseguendo, nel 2012, la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti.
Ho sempre adorato la cultura in ogni sua forma, ma ho sempre odiato gli stereotipi.
In particolare lo stereotipo che ho sempre rigettato è quello che riguarda la relazione tra “persone studiose” e “persone fisicamente poco attraenti”. Per ovviare a tale bruttissimo stereotipo all’età di 11 anni cominciai a praticare Judo e ad oggi sono cintura nera ed allenatore di questa disciplina marziale.

Dal 2010 gestisco un’attività commerciale, l’Edicola della Stazione Ferroviaria di Cuneo.
Ho ricoperto nel 2011 anche il ruolo di Vice-Responsabile della qualità all’ingresso in un macello del cuneese e, una volta terminato il mio percorso di studi, nel 2012 per l’appunto, ho deciso di rendere il settore alimentare parte ancor più integrante della mia vita. Creai la Kwattzero, azienda di cui sono socio e che si occupa di prodotti disidratati a freddo e di produzione di confetture ipocaloriche, ricavate tramite un processo brevettato di mia invenzione e di mia esclusiva proprietà. Obiettivo finale della ditta è quello di arrivare a produrre i propri prodotti con un consumo energetico pari a zero tramite l’installazione di fonti di energia rinnovabile, per esempio pannelli fotovoltaici.

Per quanto riguarda la mia passione per la scrittura, nacque in tenera età ed in particolare attorno ai sette anni, quando rubavo di nascosto la macchina da scrivere di mio padre, una vecchia Olivetti, per potermi sbizzarrire a sognare e fantasticare su terre lontane e fantastici eroi.

La mia passione per la scrittura venne ricompensata nel 2010 quando pubblicai il mio primo romanzo, “Le cronache dell’Ingaan”. La mia produzione letteraria prosegue a tutt’oggi con nuovi romanzi.

Dal 2012 sono Presidente di Tecno.Food, associazione che riunisce i Laureati e gli Studenti delle Scienze alimentari in seno all’Università degli Studi di Torino.

La nuova ed affascinante sfida che sto cominciando ad affrontare con enciclopediadellabirra.it mi permette di unire due mie grandi passioni: la scrittura e la birra!

Adoro sperimentare sempre nuove cose e nuovi gusti e questa è un’occasione davvero unica.