Numero 44/2020

1 Novembre 2020

“A tutta birra”: origini di un detto… misterioso!

“A tutta birra”: origini di un detto… misterioso!

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A tutti, prima o poi sarà successo di udire o pronunciare il motto “a tutta birra” per indicare un processo che si svolge molto velocemente. Si dice, infatti, “andare a tutta birra” quando si sfreccia alla massima velocità in automobile, ma anche per indicare una attività lavorativa o goliardica che viene svolta in tempi rapidi e con dovizia, oppure per indicare la crescita esponenziale di un’attività commerciale. Un detto, quindi, che fa parte della lingua comune e che viene impiegato in Italia, ma anche all’estero.

 

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Ma quale origine recondita si cela dietro questo modo di dire?

Di primo acchito verrebbe da pensare all’intensa attività del lievito durante la fermentazione che, in alcune situazioni, può far uscire il mosto dalla sommità del tino, oppure alla capacità di trangugiarne a litri di qualche famoso beone.

In realtà, il motto si basa sul fatto che in passato la birra veniva assunta anche come sostanza energetica: i carrettieri, per esempio, ne davano un po’ anche ai loro cavalli prima di affrontare la parte più difficile del percorso. Ancora adesso, nell’alimentazione del cavallo sportivo, per aumentarne le prestazioni, si consiglia di aggiungere alla normale razione anche del lievito di birra.

 

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Le cellule di lievito, infatti, sono molto complete ed energetiche a livello alimentare, risultando, quindi una preziosa fonte anche di vitamine e microelementi per l’organismo. Oggi, si trovano spesso in commercio integratori alimentari a base di lievito anche per la cura degli stati patologici umani.

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Info autore

Luca Carrera

Abito in un piccolo paese nella provincia di Bergamo. Proveniente da un’istruzione alberghiera lavoro nel settore della ristorazione da anni e mi sono specializzato nella mansione di barman a tuttotondo. Nel tempo libero amo la bicicletta, la musica e ovviamente degustare dell’ottima birra. Nella mia taverna troneggia una vetrinetta dove a rotazione prendono posto una ventina di etichette, di diverse nazioni, stili e gusti, oltre a innumerevoli bicchieri e sottobicchieri collezionati nel tempo. Non ricordo con precisione quando nacque la mia passione per “il nettare biondo” e come, ma posso dire con certezza che col tempo è cresciuto a dismisura, tanto da tatuarmi sul braccio, un boccale, una spiga di grano e un fiore di luppolo. Amo le birre luppolate e agrumate, in particolare le Ipa e le Apa e non disdegno abbinare I dolci al cioccolato, di cui vado matto, con una complessa e strutturata Stout. Amo sperimentare cucinando piatti con la birra. Mi piacerebbe un giorno fare della mia passione un lavoro, creando qualcosa di innovativo.