Numero 21/2017

26 Maggio 2017

Sidro e idromele: fratelli “minori” delle birre

Sidro e idromele: fratelli “minori” delle birre

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Leggendo la guida del BJCP, considerata punto di riferimento per gli stili birrari, è chiaro fin dall’inizio come in realtà non sia solo questione di birra: già nell’introduzione si parla infatti di “stili di birra, idromele o sidro”, a prova di come – soprattutto nel nord Europa e nelle isole britanniche – la tradizione di queste tre bevande sia di fatto intrecciata. Non è inusuale trovarli nei pub, né per i distributori commercializzarli tutti e tre. Anche gli homebrewers, del resto, si dilettano a cimentarsi su più di un fronte. Ma che cosa sono esattamente sidro ed idromele, meno noti in Italia che in altri Paesi?

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L’idromele è il prodotto della fermentazione del miele, ed è conosciuto anche come “Acqua di Aron” o “Acquawussler”. Non si hanno testimonianze precise riguardo a quando l’uomo abbia iniziato a berlo, ma data la semplicità di preparazione si suppone possa essere stato prodotto in Mesopotamia ed Egitto ancor prima della birra. Era comunque diffuso sostanzialmente ovunque ci fossero api, e quindi miele: ne troviamo traccia nella letteratura e nella mitologia vichinga e nei resti archeologici rinvenuti in Scandinavia, nonché nell’Inghilterra celtica. Anche la locuzione “luna di miele”, secondo alcuni storici, deriva dal fatto che si usava regalare ai neo sposi idromele necessario per un mese lunare (28 giorni), in quanto considerato propizio alla procreazione. La ricetta base prevede l’uso di miele, acqua e lievito, ma esistono innumerevoli varianti: il braggot (miele e malto), il melomel (miele e frutta), il metleglin (miele e spezie). Il miele disciolto in acqua è ricchissimo di zuccheri fermentescibili, nonché di una certa dose di lieviti indigeni: è comunque prassi, per una migliore fermentazione, utilizzare ceppi di lievito selezionati (tra cui anche il saccharomyces cerevisiae). Nel miele è poi presente naturalmente la propoli, con proprietà antisettiche; che ha però anche l’effetto di ostacolare la normale moltiplicazione cellulare del lievito, allungando i tempi di fermentazione (che avviene attorno ai 20 gradi). Naturalmente il tipo di miele utilizzato e la quantità determinerà quanto dolce o secco sia il risultato finale, nonché il grado alcolico: esistono innumerevoli ricette, rinvenibili anche su web, per cui c’è di che sbizzarrirsi. Da tenere conto è infine che l’idromele necessita di lunghi tempi di maturazione: generalmente almeno 8-10 mesi, ma c’è chi attende anche uno o due anni in base al risultato che si vuole ottenere.

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Il sidro invece è il prodotto della fermentazione delle mele – il più pregiato è quello di miele cotogne -, o talvolta anche delle pere. Evidenze archeologiche hanno documentato la sua produzione già nel terzo millennio a.C. in Spagna. Nell’antica Grecia era noto con il nome di sikera, divenuto poi sicera in latino; mentre la parola sidro compare nella lingua d’oil nel XII secolo. Nel corso del Medioevo si diffuse in tutto il Nordeuropa; e per quanto riguarda il Regno Unito si narra che ad introdurlo fu Guglielmo il Conquistatore nel 1066. Il maggior produttore e consumatore al mondo è il proprio Regno Unito, ma il sidro è storicamente diffuso anche in Francia, Spagna, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Svizzera. La gradazione alcolica va generalmente dai 2 ai 7 gradi. Lo si può produrre anche in casa, cosa del resto fatta per secoli: anche in questo caso il web pullula di ricette. Sulla buccia sono naturalmente presenti dei lieviti: tuttavia, come per l’idromele, per una miglior fermentazione si aggiungono altri lieviti, come quello di birra o quello da champagne. Il tempo di maturazione è in questo caso più breve: bastano infatti dai 3 ai 6 mesi.

 

Questa è naturalmente una panoramica molto stringata, ma atta – speriamo – a suscitare la vostra curiosità: non vi resta che documentarvi e magari provare voi stessi…

 

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Chiara Andreola
Info autore

Chiara Andreola

Veneta di nascita e friulana d’adozione, dopo la scuola di giornalismo a Milano ho lavorato a Roma – dove nel 2009 ho conseguito il titolo di giornalista professionista – e a Bruxelles al DG Comunicazione della Commissione Europea. Lì sono iniziati i miei primi timidi approcci con la birra, tra cui la storica Bush de Noel che ha finito per mettere il sigillo definitivo alla storia d’amore tra me e il mio futuro marito – e già da lì si era capito che una storia d’amore era nata anche tra me e la birra. Approdata a Udine per seguire appunto il marito, qui ho iniziato ad approfondire la mia passione per la birra artigianale grazie al rapporto in prima persona con i birrai – sia della regione che più al largo – e i corsi di degustazione tenuti dal prof. Buiatti all’Università di Udine; così dal 2013 il mio blog è interamente dedicato a questo tema con recensioni delle birre e resoconti delle miei visite a birrifici, partecipazioni ad eventi e degustazioni. Le mie collaborazioni con pubblicazioni di settore come Il Mondo della Birra e Nonsolobirra.net, con eventi come la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave e il Cucinare di Pordenone, e la conduzione di degustazioni mi hanno portata a girare l’Italia, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Svezia. Ora sono approdata anche al Giornale della Birra, un altro passo in questo mio continuare a coltivare la mia passione per il settore e la volontà di darvi il mio contributo tramite la mia professione.