3 Febbraio 2014

Aceto di birra: un condimento da scoprire!

Aceto di birra: un condimento da scoprire!

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Aceto deriva dalla parola latina acetum, stessa radice etimologica del verbo acere, inacidire. La storia dell’aceto si confonde con quella del vino e della birra: già in antichità, i primi produttori di queste bevande dovettero constatare, loro malgrado, che a seguito del contatto con l’aria si otteneva la trasformazione in un liquido dal sapore, odore ed effetti ben diversi. Cominciò così la fabbricazione dell’aceto.
L’aceto, essendo acido e non sgradevole, è stato adoperato anticamente sia come bevanda dissetante che rinfrescante ed anche raccomandato per le sue molteplici proprietà medicinali (Plinio ed Ippocrate).

 

Raffigurazione della produzione dell’aceto nel Medioevo.

A Roma era molto apprezzato, tanto che non mancava mai vicino ad ogni commensalis, una ciotolina piena di aceto dove ognuno intingeva dei pezzetti di pane per cambiare gusto da una pietanza all’altra.
Nei paesi asiatici esso è ben conosciuto fin dai secoli più remoti e prodotto a partire non solo da vino e birra, ma da una varietà di mosti zuccherini ed alcolici.

L’acetificazione, come tutti i fenomeni che hanno origine da cause biologiche, fu sfruttata senza conoscerne la sua vera natura, fino a che nel secolo scorso, gli studi sulla fermentazione portarono nuova luce su questi fenomeni.
Con le scoperte di Pasteur la produzione casalinga evolve al grado di industria autonoma, con notevole sviluppo particolarmente in Francia, in Germania ed in Italia.

 

Acetificio industriale per la produzione dell’aceto di malto.

Mentre la tradizione del consumo dell’aceto di vino si è diffusa nei paesi a forte vocazione enologica,  come la Francia e l’Italia, in Germania, in Austria e nei Paesi Bassi hanno avuto gran diffusione gli aceti di birra e malto.
L’aceto di malto è prodotto da un mosto simile a quello base per la birrificazione, ma non luppolato, sottoposto a fermentazione alcolica. L’etanolo viene poi ossidato dall’azione degli Actobacter, che trasformano l’alcol in acido acetico. Segue una breve fase di affinamento prima della commercializzazione. Inglesi e americani usano comunemente l’aceto d’orzo sul fish and chips, sui tacos messicani e sul Kim chi.

Una alternativa più costosa, ma molto più aromatica e caratteristica, è l’aceto di birra: questo è prodotto proprio a partire dalle classiche birre, che vengono mantenute a contatto con l’aria in apposite acetaie.

 

Acetaia tradizionale per la produzione dell’aceto di birra.

La fase di affinamento, in genere è più lunga e le caratteristiche olfattive godono di una particolare complessità arricchite dai profumi del luppolo.
Oggi l’industria dell’aceto di malto e birra è basata, come per molti prodotti agroalimentari, su grandi produzioni industriali, ma anche su molte nicchie artigianali, ciascuna caratterizzata da tradizioni, profumi, sapori e gusti particolari, affascinanti e coinvolgenti, da scoprire ed apprezzare.
Purtroppo, in Italia, la diffusione degli aceti di birra è ancora molto limitata, ma vale la pena per gli appassionati di birra estendere la propria curiosità alla ricerca di questo particolare condimento!

 

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Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Dopo aver frequentato la celebre Scuola enologica di Alba, ho conseguito le lauree in Scienze viticole ed enologiche, Scienze e tecnologie alimentari e Biotecnologie vegetali presso l’Università degli Studi di Torino. Più per vocazione che per professione, mi dedico all’insegnamento tecnico di settore alimentare come docente presso l’IIS Umberto Primo, l’ITS Academy Agroalimentare e l’ITS Academy Turismo del Piemonte. Amo, inoltre, lavorare come consulente di innovazione nelle cantine, nei birrifici e nelle aziende agroalimentari, anche grazie all’esperienza maturata con il Birrificio contadino Cascina Motta, di cui sono proprietario, dove ho messo a punto la produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione brassicola completamente a filiera aziendale (maltazione compresa). Inoltre sono editore di Giornale della Birra, Giornale del Caffè e Giornale del Cioccolato e divulgatore scientifico come collaboratore presso altre riviste e giornali tecnici di settore. Grazie ad un po’ di gavetta, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo giornale: a distanza di oltre 10 anni dalla messa on-line, non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Informazioni di contatto professionale: massimo.prandi@giornaledellabirra.it