Numero 03/2020

13 Gennaio 2020

Francesca Morbidelli, la creatrice di Pinta Medicea e una dei pionieri della craft beer fiorentina

Francesca Morbidelli, la creatrice di Pinta Medicea e una dei pionieri della craft beer fiorentina

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Nel raccontare la scena della craft beer italiana, non parliamo solo di chi produce birra artigianale ma anche di uomini e donne che si occupano di birra sotto tanti altri aspetti: comunicazione, didattica, eventi, vendita etc.

Francesca Morbidelli è la nostra protagonista di oggi. Francesca ha cominciato ad interessarsi e curare la comunicazione del fenomeno di birra artigianale italiana agli inizi degli anni 2000, una passione che coltiva anche oggi e che si è concretizzata nel progetto Pinta Medicea, un’Associazione culturale di Firenze di appassionati di birre artigianali. Dalla sua creazione ha dedicato tante energie alla promozione e diffusione della cultura birraria: cerca costantemente di far conoscere i nuovi birrifici del territorio e le loro produzioni e si dedica moltissimo sia alla degustazione, che alla produzione amatoriale in proprio della birra, l’homebrewing.

Vi invito a leggere la storia della nostra Francesca Morbidelli che ringraziamo per il tempo dedicatoci.

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Francesca, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata ad occuparti di birra?

Sono entrata in contatto con la birra artigianale italiana per caso, nei primi anni duemila. Un amico homebrewer mi fece conoscere le sue birre fatte in casa. Scoprii che al di là delle produzioni casalinghe, in Italia esisteva un mondo di piccoli birrifici che quasi nessuno conosceva. Presa dalla curiosità, ne visitai qualcuno, conobbi i primi artigiani birrai, cominciando ad assaggiare le loro produzioni. Molto affascinante.  Iniziai ad incontrare altri appassionati, sono nate amicizie che durano tutt’oggi. Nacque anche l’idea di fondare un’associazione per la promozione della cultura della birra di qualità.
Iniziai a curare la mia formazione: corsi, degustazioni, bjcp, viaggi, letture.

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Attualmente sei una dei fondatori dell’Associazione “Pinta Medicea”: puoi raccontarci un po’ di più di questo progetto, come sei arrivata a farne parte e qual è il tuo ruolo al suo interno?

Per tanti anni Pinta Medicea è stata uno dei pochi punti di riferimento per la birra artigianale a Firenze. Eravamo impegnati su tre fronti: didattica, eventi, comunicazione. Abbiamo organizzato una marea di corsi homebrewer e corsi di degustazione a marchio Pinta Medicea. Facevamo parte di un circuito di mercatini in cui si vendevano, ma soprattutto si facevano conoscere le birre dei piccoli produttori italiani. Era molto bello e anche molto faticoso, considerando che non ne ricavavo un soldo. Il primo calendario di birre artigianali toscane con ricette abbinate ad hoc, fu un lavoro e un successo pazzesco. Era il 2007.

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In quel periodo ho cominciato a far parte di qualche giuria ai concorsi homebrewer. A ruota sono arrivate le prime presentazioni e le docenze, anche per Unionbirrai. 

Piano piano la scena birraria fiorentina è cambiata. Hanno iniziato ad aprire i locali che conosciamo oggi, rendendo inutile la nostra azione sul campo. Perché andare a comprare una bottiglia di birra artigianale sulla bancarella di un’associazione quando puoi farti spillare una pinta come dio comanda all’Archea? Così abbiamo abbandonato la vendita ed è stato un sollievo perché finalmente, come membri dell’associazione ci siamo evoluti in base ai nostri interessi personali. I miei soci hanno preso altre strade, birrarie e non. 

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Io ho continuato a dedicarmi a giurie e lezioni. Più che altro, però, ho preso a cuore la comunicazione: pintamedicea.com è una mia creatura. Oltre a scrivere di birra mi occupo della presenza online a tutto tondo: social, canale Telegram… Da poco abbiamo festeggiato il numero 100 della nostra storica newsletter, una tra le prime del settore craft italiano. 

 

Quali sono secondo te le difficoltà maggiori che una donna può incontrare o incontra in questo mestiere?

Come dicevo, per me la birra è un hobby. Io lavoro presso l’ufficio IT di un’azienda sanitaria toscana, tutt’altro settore. L’ambiente birrario è prettamente maschile, si sa. Mi fa sorridere quando ricevo email di persone che non mi conoscono, dove si rivolgono sempre al maschile e al plurale, dando per scontato che PintaMedicea.com sia un collettivo di maschi! 

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Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione del fenomeno craft beer in Italia? 

Il mondo della birra craft mi piace e mi diverte. Ormai ci sono dentro da tantissimi anni, lo condivido con buona parte dei miei amici. Continuerò a leggere e scrivere di birra, a fare giurie, tenere lezioni. Continuerò anche a viaggiare come ho sempre fatto. Il fenomeno craft lo vedo bene. I nostri birrai di punta fanno birre meravigliose che sono orgogliosa di presentare al pubblico straniero, per esempio, quando vado a fare la volontaria al GBBF a Londra. La faccia beata di un inglese che non sa cosa sia una IGA e assaggia per la prima volta una BB6? Soddisfazione pazzesca, come se l’avessi brassata con le mie mani (non me ne voglia Nicola Perra). Tra i giovani c’è molta professionalità. Un tempo forse c’era più approssimazione. Oggi, con un migliaio birrifici artigianali e con il consumo pro capite che rimane stabile sui trenta litri, gli errori si pagano cari, chi si improvvisa non sopravvive. E poi la birra artigianale ha aperto altri mondi che ce ne faranno vedere delle belle: la coltivazione del luppolo, del malto, la cucina, il turismo birrario ecc.

Per maggior informazioni: www.pintamedicea.com

 

 

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Lina Zadorojneac
Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.