Numero 47/2019

18 Novembre 2019

Laura Nolfi, una donna che “SeminaMenti”!

Laura Nolfi, una donna che “SeminaMenti”!

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Quando una persona si ricongiunge con la natura e riesce a lavorare vivendo in simbiosi con essa arriva ad un punto di equilibrio perfetto. Oggi viviamo in mondo a dir poco frenetico concentriamo tutte le nostre energie nei lavori che spesso non ci portano né benefici economici di rilievo e soprattutto poca soddisfazione personale.

Ma ci sono persone che come la nostra protagonista Laura Nolfi ci insegna come investire nella FIL (Felicità Interna Lorda) ribaltando completamente la propria vita, ma rimanendo sereni e soprattutto soddisfatti dei propri risultati. Laura ci racconta il suo amore per la terra che l’ha portata a fondare la sua azienda agricola “SeminaMenti” e come è arrivata a fare le sue birre che vi invito ad assaggiare per gustare la sua grinta, il suo coraggio e la bontà delle materie prime che coltiva.

Ringraziamo Laura Nolfi per il tempo che ci ha dedicato e vi invito di seguire la sua storia:

Laura, raccontaci la tua storia: qual è la tua professione e come sei arrivata ad occuparti di birra?

Sono un’imprenditrice agricola dal 2015, quando ho avuto l’occasione di acquistare 2 ettari di terreno a Ostra Vetere, vicino a Senigallia (AN) dove abito da circa 6 anni.

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Vengo da tutt’altro settore: infatti, sono laureata in Scienze della Comunicazione, indirizzo Marketing, ma dopo una serie di stage e lavori precari ho deciso di investire nella FIL (Felicità Interna Lorda), facendo un lavoro che mi piace, a contatto con la natura e soprattutto contribuendo al benessere comune con attività agroalimentari biologiche. Nelle Marche e più in generale in tutta Italia, la birra artigianale è diventata una bevanda importante quasi come il vino, con cui si pasteggia dall’antipasto al dolce. Quindi ho fatto delle ricerche di mercato, ho frequentato corsi dell’Unionbirrai, aumentando le mie competenze in questo ambito e, in collaborazione con un Birrificio di Jesi, ho creato una linea di birre artigianli alla canapa.

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Raccontaci la tua attività: quali sono le peculiarità? Perché hai deciso di coltivare la canapa e di impiegarla nella produzione delle tue birre?

La mia azienda agricola si chiama “SeminaMenti”, un nome che vuole sottolineare l’importanza di agire secondo una coscienza etica, lavorando la terra con metodi biologici e seminando idee che rispettano la natura in tutte le se sue forme. È specializzata nella coltivazione di cereali, legumi e Canapa Sativa, una pianta miracolosa che da sempre accompagna le attività umane.

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Anche i nostri antenati la utilizzavano per fare corde, tessuti, lenzuola: d’altronde l’Italia fino agli anni sessanta era il secondo produttore al mondo di fibra dopo la Russia. Ora si usa anche a livello alimentare in quanto il seme di canapa è uno degli alimenti più nutrienti al mondo, considerato “nutraceutico”, ti nutre e ti cura. Contiene tutti gli aminoacidi essenziali (proteine nobili) e gli acidi grassi polinsaturi (omega 3 e 6). Dalla spremitura a freddo di questo seme si ottiene una farina priva di glutine e un olio anche ricco di fibre che, nel complesso, aiuta a combattere il colesterolo e ad aumentare le difese immunitarie.

La Canapa fa parte della stessa famiglia del Luppolo, le Cannabaceae, e le resine presenti nei coni del luppolo che caratterizzano il sapore della birra sono le stesse presenti nelle infiorescenze di canapa, per cui, dopo aver approfondito l’argomento ho deciso di utilizzarle per la produzione di birre artigianali, personalizzandole con un ingrediente in più.

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una beer firm agricola?

I vantaggi sono quelli di poter utilizzare i nostri prodotti agricoli, come l’orzo distico e la canapa. Non ci sono spese fisse per la gestione diretta di un impianto brassicolo ma gli svantaggi sono maggiori dal momento che paghiamo molto questo servizio di produzione della birra con l’IVA al 22% e non abbiamo la libertà di decidere quando fare la “cotta” (nome che indica appunto il processo brassicolo) rimanendo a volte senza birra da poter vendere ai nostri clienti. Inoltre, le beer firm spesso vengono escluse dai distributori che tendono ad abbassare ulteriormente il prezzo, per cui, è molto più difficile crearsi una rete di vendita.

 

Che tipi di birre producete, gli stili?

Ho scelto di aromatizzare alla canapa 3 stili classici di birra ad alta fermentazione:

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  1. FRUTTIDORO è una Blanche da 4.5% vol. alc., brassata con frumento, la schiuma bianca e persistente sigilla la speziatura del coriandolo e del pepe nero, che insieme alla scorza d’arancia ne caratterizzano la freschezza, con finale lievemente erbaceo.
  2. FIORILE è un’ Amber Ale da 5.5% vol alc., sovrastata da una schiuma abbondante color avorio, all’olfatto prevale un’intensa nota resinosa dei luppoli e della canapa ma l’insieme dei malti caramellati la rende molto ben bilanciata.
  3. BRUMAIO è una Stout da 7% vol alc., piuttosto secca e amara con un perfetto equilibrio tra luppoli e malti scuri che richiamano il sapore della liquirizia e del caffè.

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Per quanto riguarda la materia prima che impiegate nella produzione della birra, a parte la canapa, ne utilizzate altre? Dove le reperite? Pensi che le birre italiane possano essere prodotte al 100 % solo con materie prime del territorio?

Oltre alle infiorescenze di canapa che raccogliamo a mano, in alcuni periodi abbiamo provato a utilizzare anche il nostro orzo distico che si coltiva molto bene nelle colline marchigiane ma essendoci solo un maltificio piuttosto piccolo in Ancona, per il momento sia il malto d’orzo che il luppolo il mastro birraio li acquista dalle più rinomate ditte del settore. Ci sono alcune aziende agricole che riescono a utilizzare al 100 % le proprie materie prime ma per avere una certa continuità e stabilità a livello qualitativo nella maggior parte dei casi ci si affida a prodotti industriali provenienti anche dall’estero. Ci sono comunque dei progetti istituzionali importanti relativi alla coltivazione del luppolo per cercare di selezionare varietà italiane che si adattino meglio alla produzione brassicola, come il CREA e diverse associazioni tra cui ALI (Associazione nazionale Luppoli d’Italia).

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Tu sei una persona molto legata alla natura: quali sono le azioni concrete che fai per la sua salvaguardia e biodiversità? Puoi descriverci la tua coltivazione di canapa?

La mia azienda è a conduzione biologica, non utilizza nessun tipo di prodotto chimico ma solo metodi naturali come il sovescio e il concime biologico, facendo anche la rotazione annuale delle colture. La canapa viene seminata in tarda primavera con una seminatrice da grano e la trebbiatura viene effettuata a fine estate, mentre la raccolta a mano delle infiorescenze avviene solitamente tra luglio e agosto. Con le infiorescenze ci produciamo la birra mentre con il seme ci otteniamo l’olio e la farina. Essendo una pianta con un profondo apparato radicale, la canapa riesce a bonificare il terreno catturando anidride carbonica e metalli pesanti, al tal punto che la stanno usando anche nei pressi dell’ILVA di Taranto.

Quali sono i tuoi piani per il futuro e come vedi la situazione dei birrifici agricoli in Italia? Cosa possiamo fare per migliorare la situazione e incentivare i birrifici a produrre e usare le materie prime locali nelle loro produzioni?

Io credo molto nella Canapa quindi anche se principalmente commercializzo birre artigianali spero in futuro di riuscire a trasformare anche la fibra per produrre tessuti, materiale bioplastico, biocarburante, ecomattoni, etc., creando una filiera sostenibile che può risolvere il problema della disoccupazione e dell’inquinamento.

Per quanto riguarda il settore brassicolo secondo me bisognerebbe avere più finanziamenti per realizzare luppoleti e maltifici in grado di soddisfare il mercato, parallelamente a una maggiore presenza di agronomi esperti che ci seguano da vicino per ottenere prodotti di qualità e una formazione continua non solo per noi imprenditori ma soprattutto per i terzisti che nel mio caso pago profumatamente non avendo macchinari di proprietà, senza avere però risultati ottimali.

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Come donna, ti senti avvantaggiata o svantaggiata nel fare il tuo lavoro?

Mi sento avvantaggiata perché di fatto noi donne abbiamo una marcia in più, siamo molto scrupolose e perfezioniste, ci sappiamo organizzare il lavoro e troviamo sempre le soluzioni, cosa che non piace ai colleghi uomini, i quali soprattutto in un settore ancora prettamente maschile come quello dell’agricoltura, si sentono spesso in dovere di far prevalere le loro idee senza confrontarsi o aggiornarsi. Invece, l’umiltà, la volontà, la forza d’animo e la creatività nonché le competenze acquisite studiando continuamente, mi hanno permesso di diventare imprenditrice di me stessa, con la capacità di promuovermi e farmi conoscere, oltre che di collaborare e interagire con persone valide facendo una sorta di selezione naturale ottenendo sempre miglioramenti.

Per maggior informazioni: https://www.facebook.com/aziendaagricolaseminaMenti/

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Info autore

Lina Zadorojneac

Nata in Moldavia, mi sono trasferita definitivamente in Italia per amore nel 2008. Nel 2010 e 2012 sono arrivati i miei due figli, le gioie della mia vita: in questi anni ho progressivamente scoperto questo paese, di cui mi sono perdutamente infatuata. Da subito il cibo italiano mi ha conquistato con le sue svariate sfaccettature, ho scoperto e continuo a scoprire ricette e sapori prima totalmente sconosciuti. Questo mi ha portato a cambiare anche il modo di pensare: il cibo non è solo una necessità, ma un piacere da condividere con la mia famiglia e gli amici. Laureata in giurisprudenza, diritto internazionale e amministrazione pubblica, un master in scienze politiche, oggi mi sono di nuovo messa in gioco e sono al secondo e ultimo anno del corso ITS Gastronomo a Torino, corso ricco di materie interessanti e con numerosi incontri con aziende produttrici del territorio e professionisti del settore. Il corso ha come obiettivo la formazione di una nuova figura sul mercato di oggi: il tecnico superiore per il controllo, la valorizzazione e il marketing delle produzioni agrarie e agro-alimentari. Così ho iniziato a scrivere per il Giornale della Birra, occasione stimolante per far crescere la mia professionalità.