Numero 37/2019

13 Settembre 2019

Luppolo: approfondimenti sulla pianta, dal sottosuolo fino al “sole”

Luppolo: approfondimenti sulla pianta, dal sottosuolo fino al “sole”

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Il luppolo è classificato come pianta erbacea perenne rampicante, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Esistono tre specie del genere Humulus:

  1. Humulus lupulus;
  2. Humulus japonicas;
  3. Humulus yunnanensis.

 

Le specie meno conosciute H. japonicas e H. yunnanensis sono poco diffuse e vengono maggiormente utilizzate come piante ornamentali. Si sa pochissimo sulla specie H. yunnanensis a parte che cresce ad alta quota e fino alla latitudine di 25°N in una regione della Cina, per questo, in futuro, potrebbe essere studiata per sviluppare varietà produttive che possano crescere in un più ampio spettro di latitudini ed a una quota più elevata. Il luppolo comunemente commercializzato è l’Humulus lupulus ed ha origine nelle zone temperate dell’emisfero boreale.

 

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L’Humulus lupulus si differenzia in cinque sottospecie:

  • H. lupulus v. lupulus, diffuso in Europa e Asia occidentale.
  • H. lupulus v. cordifolius coltivato in Asia orientale.
  • H. lupulus v. lupoloides o americanus, caratteristico del Nord America.
  • H. lupulus v.pubescens, proprio del Nord America.
  • H.lupulus v. aureus ad uso ornamentale.

 

In questo approfondimento  il termine luppolo si riferisce sempre all’Humulus lupulus.

Botanica

La pianta del luppolo è formata da una corona di rizomi sotterranei da cui crescono ogni anno numerosi polloni rampicanti. Col supporto di tiranti, i polloni sono in grado di ergersi per diversi metri dal suolo e nella parte vegetale sviluppatasi si avvia la fase di fotosintesi e di riproduzione.

 

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Nel sottosuolo

La corona di rizomi è formata da un rizoma principale attivo per più di vent’anni, dove sono immagazzinate le riserve energetiche della pianta utilizzate come nutrimento durante la fase di dormienza. Dalla parte principale si sviluppano ogni anno nuovi rizomi che producono nuovi germogli. Una corona matura presenta solitamente un sistema di radici molto ampio e intrecciato, che si sviluppa sia in profondità, raggiungendo facilmente i 1,5m, sia lateralmente fino ad un massimo di 2 m.

In superficie

I fusti rampicanti sono estremamente ramificati e crescono molto velocemente, fino a 25cm al giorno; possono superare i 7 metri di altezza e si ramificano in senso orario. La suddetta caratteristica risulta di fondamentale importanza nel favorire la crescita intorno ai supporti. La superficie del fusto è coperta da fitti peli, detti tricomi, a forma di piccoli aculei. Essi hanno lo scopo di aderire ai supporti per garantire un adeguato sviluppo in verticale e, al contempo, fungono da difesa contro insetti e piccoli animali. Al tatto provocano irritazione nell’uomo.

 

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Maschi contro femmine

Il luppolo è una pianta dioica: gli organi maschili e femminili si trovano su esemplari separati e nell’atto della riproduzione i materiali genetici dei due soggetti si mischiano dando vita a un individuo unico che presenterà caratteristiche di entrambi i genitori. Le piante maschili e femminili fioriscono, ma a fini commerciali sono impiegati solo i fiori femminili preferibilmente senza semi (non fecondati) avendo la quantità maggiore di luppolina.
Pertanto le piante maschili non sono necessarie all’economia di un luppoleto e si distinguono facilmente dalle femmine nel periodo della fioritura in quanto i loro fiori sono più piccoli, non conici e privi di luppolina. La fecondazione è ricercata solo quando si vogliono ibridare e sviluppare delle nuove varietà. Il fiore femminile maturo si presenta come un cono e nasce sui rami laterali dei fusti rampicanti, chiamati “femminelle”. I coni contengono le ghiandole di luppolina che producono gli α-acidi, i β-acidi e gli oli essenziali utili ai birrai per le proprietà aromatiche ed amaricanti. La maggior parte della luppolina è prodotta alla base delle bratteole che sono collocate all’interno del cono di luppolo.

 

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Fotoperiodismo

Per fotoperiodismo si intende la propensione di una pianta a crescere e fiorire in base alla durata del giorno o della notte. In base a questo fenomeno il luppolo si definisce longidiurno poiché ha una maggiore crescita vegetativa e raggiunge la fioritura solo quando le ore di luce superano quelle di buio. La durata del giorno è correlata alla stagione e alla latitudine: per una produzione proficua il luppolo deve crescere ad una latitudine compresa tra 35° e 55° a nord o a sud dell’Equatore. Allontanandosi da questo range la crescita e la fioritura delle piante risultano particolarmente difficoltose, rendendo il raccolto commercialmente meno pregiato. L’Italia si estende tra 35° e i 47° a nord dell’Equatore; quindi potrebbe costituire un terreno fertile e adatto alla coltivazione del luppolo, ma altri fattori quali vento, vicinanza al mare e clima arido influenzano negativamente l’andamento dei luppoleti.

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Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!