Numero 18/2020

27 Aprile 2020

La birra, protagonista nella storia – Capitolo 1

La birra, protagonista nella storia – Capitolo 1

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Oggi grazie al web, di informazioni sulla birra è possibile trovare di tutto e di più. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Io però preferisco il caro vecchio libro. Investire tempo nella ricerca e nel mettere assieme i mille tasselli di un puzzle che non avrà mai fine, la cui natura avrà sempre modo di offrire qualcosa di nuovo e stimolante.

Mi sono sempre appassionato alla storia, agli aneddoti e alle curiosità che l’ignoto possa offrire. Analizzarli, interpretarli a modo mio e spiegarli per il piacere di fare un tuffo nel passato.

Conoscere la storia ancor prima di sapere brassare un birra è secondo me d’obbligo.
Parlare di stili, temperature, fermentazioni, senza sapere come sia nato tutto ciò è un po’ riduttivo.
Ma è una mia personale opinione.
Sperando che questa rubrica, con cadenza mensile ogni ultimo lunedì del mese corrente, possa destare il vostro interesse ed appassionarvi alla materia cominciamo con la premessa.

Buona lettura e in alto i calici.

Nel sistema delle tre età in cui viene tradizionalmente suddivisa la preistoria-protostoria, l’espressione “età della pietra” si riferisce alla fase dell’evoluzione umana in cui si iniziarono a costruire e usare utensili ricavandoli da pietre, legno, corno, ossa e conchiglie animali. La fine di questo periodo, protostoria, viene identificata nella nascita delle tecniche di lavorazione dei metalli, da cui prendono il nome le successive età del bronzo ed età del ferro.
L’ età della pietra non si riferisce a un periodo temporale specifico, ma a una fase dell’evoluzione umana, che giunse al proprio termine in momenti diversi ed ebbe caratteristiche specifiche diverse in diverse regioni del globo.
Essa va dalla comparsa dei primi ominidi (circa due milioni e mezzo di anni fa) all’8.000-5.000 a.C. viene a sua volta tradizionalmente suddivisa nei tre periodi: Paleolitico, Mesolitico e Neolitico, in funzione delle tecniche predominanti di lavorazione dei materiali ed uso degli utensili.
Bene, la storia della birra è lunga tanto quanto la fase di sviluppo della civiltà umana. Lo avreste mai pensato?
Grazie a moderni strumenti in dotazione e ai progressi fatti dalla tecnologia moderna è stato possibile (non dico facile) dimostrare che i vasi di terracotta dell’età della pietra rinvenuti negli altipiani dell’Iran sono stati in origine adoperati per conservare orzo germogliato e fermentato.

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Ormai è opinione comune di vari archeologi che la maggioranza delle maioliche ritrovate sia stata utilizzata per la produzione di birra. Ci sono diverse tesi che fanno pensare che la maltazione (il processo di trasformazione dell’orzo in malto) abbia contribuito a suggerire l’utilizzo del lievito nella panificazione e l’invenzione di un prodotto lievitato da servire in accompagnamento alla birra. Se così fosse, allora la birra potrebbe considerarsi un alimento di base perfino più antico del pane.

I Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi “luogo dei signori civilizzati”) sono considerati la prima civiltà urbana assieme a quella dell’antico Egitto e quella del fiume Indo. Si trattava di un’etnia della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale), nata o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 8.000 a.C.)

 

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Nel 4.000 a.c. i Sumeri descrivevano il consumo di birra mentre è intorno al 3.000 a.C che si collocano le prime ricette che ne illustrano metodi di produzione con orzo maltato e semplice acqua. Popolo sedentario dedito all’agricoltura, grazie ai loro abili sistemi d’irrigazione trasformarono aride pianure in campi fertili. Idearono un nuovo sistema basato su un canale centrale a “V” (Fig.1) dal quale poi si diramavano altri numerosi canali laterali.
I coltivatori dei campi fertili della Mesopotamia producevano e consumavano grandi quantità di birra, bevanda che divenne molto presto importante merce di scambio.
La terra di mezzo che giace tra il Tigri e l’Eufrate è anche l’origine delle più antiche disposizioni che regolavano la distribuzione e il listino prezzo della birra.

 

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Vi dice niente il Codice di Hammurabi? E’ una fra le più antiche raccolte di leggi scritte (XVIII secolo a.C.). Ci sono ben 282 disposizioni ordinate dal re Hammurabi di Babilonia e furono scolpite in caratteri cuneiformi su una stele di diorite (una roccia molto dura con le caratteristiche del granito) raffigurante alla sommità il re in piedi, in atteggiamento di venerazione di fronte a Šamaš, dio solare della giustizia, maestosamente seduto sul trono. Il dio porge ad Hammurabi il codice delle leggi, che dunque sono considerate di origine sacra. In alcune di esse si parlava di birra.

 

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La 108 imponeva che il prezzo di vendita della birra dovesse essere uguale al prezzo dell’orzo. Un’altra curiosità è inerente alle penali da pagare da parte di chi avesse fatto la “cresta” vendendola con prezzi maggiorati. In questo caso, chi veniva colto in flagrante era condannato e gettato nell’acqua.

 

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Nella 109 si condannavano a morte i tenutari di taverne che permettessero a cospiratori di riunirsi sotto il proprio tetto senza catturarli e consegnarli alla giustizia.
Il dualismo “birra-vino”, dalla notte dei tempi è stato sempre visto come il connubio tra “cattivo-buono”, “sbagliato-giusto”, “profano-sacro”. All’epoca dei faraoni (3.900 a.c.) il vino era la bevanda per eccellenza mentre la birra era considerata degna degli ubriaconi. In diversi papiri i consumatori di questa bevanda, “torbida e male odorante” erano spesso rimproverati per il baccano a cui davano vita in preda agli effetti dell’alcol.
Anche dopo il crollo della civiltà egizia e l’arrivo di quella ellenica, le cose non cambiarono. Per i greci la birra era considerata un qualcosa di barbarico. Il solo fatto che venisse realizzata con il cibo destinato alle bestie bastava ai romani per considerarla qualcosa di strano e sospettosamente diverso.
Fino all’epoca Repubblicana del Sacro Romano impero il vino poteva essere gustato solo dai maschi di età superiore ai trent’anni. Alle donne erano vietato. Consumare l’orzo ed offrirlo equivaleva a punire qualcuno. Nelle legioni romane soldati insubordinati e inoperosi venivano puniti ricevendo razioni di orzo al posto del grano. Ecco perché i nobili romani considerassero selvaggi ed incivili sia i celti della Gallia che i germani noti consumatori di birra.
Nel 98 D.C. la birra è ancora protagonista, annoverata dallo storico romano Publio Cornelio Tacito, nella sua opera Germania (De origine et situ Germanorum).

 

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E’ sostanzialmente l’unica opera latina a base prettamente etnografica. Contiene tratti sia moraleggianti sia politici, ha probabilmente lo scopo di mettere in luce il pericolo rappresentato per Roma da questi popoli, soprattutto da quelli confinanti con l’Impero. Opera costituita da 46 capitoli e nei primi 26 si narra di luoghi, costumi, caratteri della vita pubblica e privata. Tra essi si trova il seguente passaggio:”La loro bevanda preferita è «un liquido, ricavato dall’orzo o dal frumento, fermentato pressappoco come il vino». Si tratta della birra. Soltanto le persone più vicine ai fiumi comprano il vino.
Tacito racconta che quando i germani si riunivano in assemblea per scegliere tra la guerra e la pace, o per decidere su fatti di cruciale importanza come la condanna a morte di un membro della tribù, bevevano fiumi di birra. A quella prima riunione ne seguiva un’altra il mattino dopo: la questione di turno veniva ridiscussa e, se la decisione presa nella prima assemblea era ritenuta ancora valida, si passava alla sua attuazione.
Nel suo scritto definì la birra succo di orzo quodammodo corruptum, «in qualche modo corrotto», rafforzando così l’idea secondo cui la birra non fosse una bevanda all’altezza della buona società.
Nel primo Medioevo (periodo storico che va dal V al XV secolo DC, segue la Caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C. e termina con la scoperta delle Americhe, evento che sancisce l’inizio dell’Età moderna) la chiesa cattolica mantenne vive molte delle tradizioni romane. E così anche l’idea che la birra fosse una bevanda volgare e barbarica resistette per secoli.
L’antica linea di demarcazione tra un’Europa del vino e una della birra si respira acora ai giorni nostri. Le aree centrali del fu l’impero romano sono ancora “terre del vino”, mentre Gran Bretagna, Belgio “Germania e paesi nordici rimangono – come già le definirono Giulio Cesare e Tacito – “terre della birra”.
Non è raro che la birra venga tuttora considerata un prodotto di massa adatto solo per ubriacarsi. Chi sposa questa tesi molto probabilmente dimentica o ignora l’ampio ventaglio di grande varietà che contraddistingue il mondo brassicolo. E’ portato a pensare a quelle lager leggere ed economiche che dal supermercato approdano nelle loro case a casa in confezioni da sei, dodici o ventiquattro lattine.
La birra invece è molto altro, è molto di più.
Questa rubrica a puntate riunisce aneddoti e racconti disseminati lungo i secoli, in cui la birra è presente in modo significativo influendo sul corso degli eventi.
Il mio diletto è dare il giusto merito nonché il ruolo centrale della birra nella cultura e nei suoi usi e costumi, come fonte d’ispirazione, come agente catalizzatore per l’amicizia e lo spirito di aggregazione.
Da che mondo e mondo dove si prepara una sigaretta e si brinda con una birra, si forma sempre un capannello di gente a volta sconosciuta con cui si inizia a discorrere.
Questo è quello che è successo a me quando ero a Dali, una delle destinazioni turistiche più popolari dello Yunnan nella Cina “a sud delle nuvole”.

Fonti:
• “Storia dell’Europa in 24 pinte – Dieci secoli di birra” – Edizione UTET
• “Il piacere della birra – viaggio nel mondo della bevanda più antica” – Edizione Manuali Slow
• “Radical Brewing” – Edizione Brewer Publications
• “Enciclopedia UTET”
• Wikipedia

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Info autore

Giovanni Messineo

Giuliano di adozione di origini siciliane (nato a Palermo nel 1972), dal 2009 vivo a Gorizia.
Perito elettrotecnico mancato ho un diploma informatico e prediligo tutto ciò che riguarda la tecnologia a supporto delle attività umane (senza però sostituirle).
Lavoro nel settore della siderurgia da anni occupandomi di Operation e formazione del personale italiano ed estero.
Sono appassionato della nostra bella lingua italiana e credo fermamente in una comunicazione che sia chiara, diretta e concisa per evitare dubbi e/o incomprensioni.
Mi piace affrontare nuove sfide cercando i miei limiti. Mi dedico con passione, sempre da autodidatta alla musica (suono l’armonica a bocca e la batteria), “fai da te” in generale. Incido il legno con il pirografo dedicandomi alla mtb, corsa e sport vari.
La passione per l’homebrewing nacque per caso nel 2012.
Al mio rientro da una lunga permanenza in Cina, mia sorella e mio cognato per il mio compleanno mi regalarono il primo KIT.
Dopo un paio di anni di pratica, esperimenti, assaggi, degustazioni, mi sono appassionato. Nel ho voluto provare tutte le tecniche fino ad arrivare all’ AG in quanto permette di esprimere di più la mia creatività di Mastro Birraio (da cui il nome MMB).
Da allora progetto, sperimento e realizzo una vasta gamma di prodotti per i quali creo in modo autonomo anche le relative etichette che hanno un filo conduttore con la birra e la sua storia.
Non ho mai smesso perchè lo trovo un passatempo che rilassa, mi diverte, mi soddisfa e riempie la casa di ottime fragranze.
Inoltre amici e parenti apprezzano. Le loro critiche mi danno modo di migliorare sempre.
Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma…(in birra)