Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 30/2018

26 luglio 2018

Un artusiano con una pinta in mano

Un artusiano con una pinta in mano

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La cultura è importante, senza cultura non si vive.

E’ stato detto così tante volte da risultare un’affermazione deteriorata, svuotata di significato , ma io non smetterò mai di ripeterlo…

Lo si dice, ma forse non si capisce il perché lo si dice.

La cultura ci arricchisce, ci rende persone migliori, più consapevoli.
Ci consente di imparare dal nostro passato, di valorizzare il nostro presente e di tramandarlo alle generazioni future.
La cultura è la vita.
Però è sempre più difficile promuoverla e spesso non si apprezza lo sforzo di chi lo fa.

 

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Ho la fortuna di conoscere qualcuno che si è lanciato con passione e speranza in questa missione.
Non un visionario Don Chisciotte, ma un concreto ed intraprendente Sancho che ha un ben chiaro progetto.
Di natali trentini e cresciuto in Romagna, Stefano Longo, con la passione della Birra artigianale, ha trascinato gli amici, probabilmente approfittando di un loro momento di ebbrezza, nella creazione di un’Associazione senza scopo di lucro.
La loro missione è quella di far conoscere l’importanza della cultura brassicola, ma non solo quella.
Cosa distingue quindi questo gruppo?
Per iniziare vorrei dire che l’associazione ha sede a Forlimpopoli, un piccolo paese della Romagna dove nacque Pellegrino Artusi, scrittore e padre riconosciuto della cucina italiana nonché autore del libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.
Si narra che una sera, dopo una lunga serie di Imperial Russian Stout, questi ragazzi abbiano deciso di iniziare a scrivere un loro ricettario e intitolarlo “La scienza in cucina, l’arte di mangiar e bere bene”.

 

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Rispettosi della Divina Commedia della gastronomia vogliono sperimentare e promuovere il valore che la birra artigianale può aggiungere se abbinata al cibo.
Sono convinti che la Cultura la si po’ mangiare e anche bere.
Credono nel fondamento che molti uomini desiderino “il Sapere”, che chiunque debba avere la possibilità di trarre linfa vitale dalla Cultura e che ci sia qualcuno ad offrire questa opportunità.
Ora approfondiamo con Stefano, l’energico presidente dell’Associazione Artusian Craft Beer, chi sono e quali obiettivi hanno.

Partiamo con la tua “scheda segnaletica”…

Nome e cognome?
Stefano Longo


Età?
41 anni quasi 42… ahimè!


Vivi a?
Forlimpopoli


Professione?
Assicuratore


Bevanda preferita?
La Birra Artigianale naturalmente…

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Cariche sociali in Associazioni No Profit?
Fiero di essere il Presidente dell’Associazione Culturale Artusian Craft Beer… (non farmi foto di profilo e niente impronte digitali…)

Dove e quando inizia la tua passione per la birra artigianale?
Ad essere sincero la birra è una bevanda che mi ha sempre attirato fin da ragazzino quando circa undicenne agguantai dalla tavola, durante una cena coi parenti, una bottiglia di McFarland assaporando oltre alla bevanda anche il gusto di quella piccola vittoria “abusiva” che mi ero conquistato.
Crescendo ho avuto modo di provare sempre birre diverse, dalle tedesche alle inglesi, dalle belghe alle americane fino a sbattere il naso contro quella sorta di movimento birrario che si stava formando nella seconda metà degli anni 90 ed oggi esploso in maniera massiccia ovunque.
Oggi sono un grande appassionato di birra artigianale.
Mi piace il fatto che dietro ad un’apparente semplice bevanda in realtà esista un mondo vastissimo, fatto di materie prime di qualità, di sperimentazione, chimica, microbiologia e di persone animate da una grande voglia di creare qualcosa di unico, qualcosa che generi un’esperienza, uno stato d’animo, qualcosa che crei poi aggregazione.

 

Bene, dopo un breve identikit personale analizziamo il nome dell’Associazione partendo dal fondo… Beer come Birra, Craft come Artigianale e infine Artusian?
Come Artusian… siamo cittadini Forlimpopolesi, terra dell’Artusi e dunque città Artusiana, come la festa nata proprio per onorarlo. Abbiamo dato all’associazione un nome con un’impronta anglofona perchè il nostro concittadino dovrebbe essere conosciuto nel mondo e ce lo immaginiamo in chiave moderna con occhiali da sole, appoggiato a un bancone davanti a una pinta di birra che gusta una delle sue ricette, perché a noi gli abbinamenti cibo e birra “Ci piacciono”.

 

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Dove e com’è nata l’idea di costituire un’Associazione come la vostra?
Da qualche anno per noi il venerdì sera è diventato un appuntamento di aggregazione atteso. Ci ritroviamo sempre nel locale di Luca il “Baldo” che ormai è diventato la nostra seconda casa.
Qui ci incontriamo, diciamo cazzate e quando qualcuno porta qualcosa da mangiare, mentre ci litighiamo una fetta di salame o formaggio, beviamo una buona birra artigianale.
Ci rilassiamo, passiamo qualche ora serenamente, siamo un bel gruppo quindi una sera ci siamo chiesti “perché non fare qualcosa di più?”
Sia chiaro, il venerdì sera per noi è sacro, ma durante le altre sere vogliamo regalare un po’ della nostra passione agli altri selezionando buone birre, descrivendole, insegnare a degustarle, rivelare i tratti caratteristici di ogni stile, magari col mastro birraio stesso, ed infine perché non sposarle anche al cibo?
L’Italia è culla di tantissimi prodotti di qualità ed è interessante studiare abbinamenti con le migliori birre valorizzandoli e facendone esplodere il gusto.


Quali obiettivi vi ponete?
Sicuramente ci vogliamo divertire, ma quando siamo operativi siamo seri e il più professionali possibile.
Mi ripeto, desideriamo trasmettere la nostra passione, fare in modo che chi partecipa ai nostri eventi passi una serata diversa, ma rimanga colpito ed anche coinvolto.
Vogliamo perfezionare di volta in volta ciò che facciamo, siamo molto autocritici ed attenti.
Dal momento della costituzione dell’associazione abbiamo fatto già molti eventi di cui tre molto interessanti, sempre in diverse location caratteristiche per cercare di valorizzare anche il territorio.
Non si può dire altro, unico obiettivo far si che sempre più persone si innamorino della birra artigianale.

Mi hanno informato che quasi tre anni fa a Forlimpopoli sia stato fatto un tentativo di far nascere un’associazione come la vostra… era prematuro intraprendere un percorso come il vostro?
Si, è stato fatto un tentativo, ma ha avuto poca fortuna.
Le argomentazioni erano simili alle nostre, ma nessuno gli ha dato l’importanza che avrebbero meritato.
Anche se si è pionieri nel percorrere una nuova via da soli, in questo caso, non si arriva da nessuna parte.
Forse sì, i tempi non erano maturi.
Conosco la persona che anni fa ci ha provato e so che è felice ed orgoglioso di quello che noi ora stiamo costruendo.

 

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A quei tempi poteva sembrare meno credibile che la birra artigianale potesse catturare tanta attenzione come in questo momento?
Forse per chi vedeva la birra come una bevanda da supermercato…
Negli ultimi sei anni circa si è verificata una crescita esponenziale della produzione e consumo della birra artigianale che inevitabilmente l’ha portata ad alti livelli di notorietà.


Promuovere Cultura, nel vostro caso brassicola, quanto è difficile?

Quando si vuole trasmettere Cultura, è sempre difficile, ma non impossibile….


Come Associazione avete organizzato diversi eventi di cui alcuni piuttosto significativi.

Uno all’Osteria del Ristorante Casa Artusi, alto punto di riferimento della gastronomia, ottenendo un ottimo successo di pubblico e da poco una particolare degustazione in una location storica della vostra città. Ce ne vuoi parlare?
Nel primo caso abbiamo voluto, assieme ad Andrea Erbacci, il nuovo gestore del ristorante Casa Artusi nonché chef, studiare un menu degustazione dove la birra correttamente abbinata potesse far risaltare il gusto del cibo e creare una sensorialità al palato a 360 gradi.
Come hai detto tu è stata una grande serata durante la quale Andrea ed il suo staff sono stati superlativi.
Nel secondo evento che hai citato abbiamo voluto dare spazio a dei particolari formaggi che un caro amico di Thiesi (Sardegna), anche membro dell’associazione, ci ha fatto conoscere.
E’ stata una serata suggestiva perché organizzata, ritengo egregiamente, all’interno di un torrione della Rocca Albornoziana di Forlimpopoli.
Sono sempre stato affascinato dalla nostra Rocca, dal panorama che si può ammirare dall‘alto dei suoi camminamenti, sembra di fare un viaggio nel passato e colgo l’occasione per ringraziare la nostra Amministrazione Comunale che ne ha concesso l’uso.

Cucina e birra, un’idea e una strada quanto lunga e faticosa da percorrere?
Mah, faticosa forse perché si rischia di cadere nello scontato… in realtà le argomentazioni sono tante e
le più disparate, non dobbiamo avere paura di osare.
Quando comunemente si pronuncia la parola “degustazione” la prima cosa che si pensa in Italia per tradizione è inevitabilmente il Vino.
Quello della Birra è un mondo così distante?
Ed è qui che ti voglio… in Italia il vino è un’eccellenza.
Possiamo vantare grandi vigneti che ci regalano vini straordinari, ma penso che oggi (forse rischio il linciaggio da parte dei puristi) la birra possa essere un valida alternativa al vino. Rispetto agli anni passati sono stati fatti enormi passi in avanti introducendo nuovi stili e nuovi prodotti. Non bisogna pensare più alla birra come una bevanda estiva.
Oggi la birra è anche una bevanda che può essere abbinata a piatti ricercati e perché no, anche sorseggiata mentre si fuma un sigaro in compagnia di un buon libro.

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Associazionismo no profit… quali sono le strade da percorrere e le alleanze da stringere per vincere la guerra della promozione sociale?
Non dobbiamo chiudere la porta in faccia a nessuno, anzi è importantissimo cercare collaborazioni per creare un volano di condivisione del nostro progetto e non solo.
L’ambiente della Birra Artigianale non è incravattato, è in continua evoluzione, ha mille sfumature, contaminazioni ed è anche un po’ Pop. Cosa ti piace di più? Farne parte come ti fa sentire?
La birra e rock, pop, punk, la birra non ha confini definiti, la birra è ciò che vogliamo che sia.
Progetti futuri?
Tanti ma top secret…….. oppure te li dico ma poi ti devo uccidere.
Come si intuisce la loro missione culturale non nasce dalla presunzione di essere meglio degli altri, ma da tanta umiltà.
Con costanza e impegno stanno cercando di mettere insieme, come nei puzzle, tanti pezzi per costruire un’immagine e mostrarne la sua bellezza.
Hanno iniziato a percorrere una strada difficile, ma con grinta e metodo.
E’ importante investire in persone come queste perchè credono che la cultura derivi da un passato, dalla terra in cui sono cresciuti, dalla tradizione e la vogliono implementare oggi con qualcosa di nuovo e personale.
Accettate un mio consiglio… siate come bambini, siate curiosi e seguiteli nelle loro avventure.

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Piero Garoia
Info autore

Piero Garoia

Sono nato nel lontano millenovecentosess… il secolo scorso, a Forlimpopoli, paese natale di Pellegrino Artusi padre della cucina italiana.
Appassionato di musica, cinema, grafica e amante della fotografia.
La passione per la Birra Artigianale nasce tra gli scaffali di una libreria sfogliando un piccolo manuale per fare la birra in casa.
I disastrosi tentativi di produrla mi hanno fatto capire che diventare homebrewer non era proprio la mia strada.
Ho scelto allora di gustare la birra con gli amici, tutti appassionati, “credenti” che artigianale sia significato di unicità e qualità.
Non sono un docente, nemmeno un esperto, ma ho un obiettivo, mantenere vivo un piccolo mondo romantico dove la cultura della birra sia sinonimo di valori, socializzazione e condivisione di esperienze.
Coltivo le mie conoscenze partecipando a eventi, degustazioni, incontri e collaboro con l’Unper100 un’associazione di homebrewer forlivesi.
Mi affascina il passato delle persone, ascoltare le loro storie e capire come vivono le loro passioni.
Gestisco anche un mio blog semiserio www.etilio.it e mi piace pensare che questo possa contribuire a “convertire” più persone possibili al pensiero che “artigianale è meglio”.
Ho ancora tanti sogni nel cassetto e altrettanta voglia di concretizzarli.
Far parte del “Giornale della Birra” cosa significa? Vuol dire avere l’opportunità di comunicare a molte più persone quello che penso e mi appassiona.