Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
18 maggio 2015

Alaskan smoked porter: bella scoperta!

Alaskan smoked porter: bella scoperta!

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Nascere a Juneau, capitale dell’Alaska, cittadina schiacciata tra l’oceano Pacifico e le montagne, non raggiungibile via terra, ma solo in nave o aereo, dove il mezzo di trasporto più diffuso è l’idrovolante e crescere con temperature che difficilmente superano i quindici gradi in estate, nella taiga, con pini e abeti, tra caribù, orche assassine e grizzly, ti forgia il carattere, rendendolo duro e severo. Questa è la storia di una birra che di carattere ne ha molto: anche se ai più potrà sembrare burbera, scostante e ruvida è in realtà coinvolgente e sicura di sé.

Correva l’anno 1986: dopo essersi conosciuti, innamorati e sposati mentre lavoravano al Glacery Bay National Park, suggestiva riserva dove i ghiacciai, raggiungendo l’oceano dalle cime innevate circostanti, creano un paesaggio spettacolare e unico, Geoff, ingegnere chimico e appassionato homebrewer, e Marcy decisero di aprire nella vicina cittadina di Juneau un piccolo birrificio, l’Alaskan Brewing Company. L’inizio fu difficile, Geoff e Marcy assieme ad altri volontari dovettero lavorare duramente. Juneau non è esattamente una cittadina ricca di comodità, è delimitata dalle acque dell’Inside Passage, famosa rotta tra le isolette costiere del Pacifico settentrionale, dalla Tongass National Forest, foresta pluviale temperata più grande al mondo, e dall’immenso Juneau Icefield, ghiacciaio di oltre 1500 chilometri quadrati da cui il birrificio prende l’acqua per brassare le sue birre.

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Geoff, dopo che Marcy ne scovò la ricetta, si cimentò inizialmente con una birra ispirata a quella bevuta abitualmente dai cacciatori ai tempi della corsa all’oro, dal sapore dolce e floreale, aromatizzata con punte di abete rosso, albero che cresce abbondante nella Tongass National Forest. In seguito scatenò la sua creatività e diede sfogo ai suoi più oscuri desideri. Il risultato fu incredibile. Con un impenetrabile colore che intrappola la luce, un pronunciato sentore affumicato e un corpo robusto, l’Alaskan Smoked Porter, pluri premiata in tutto il mondo, è considerata il capolavoro di Geoff. Il segreto di questa birra fu un’intuizione del birraio. Geoff chiese al vicino, Taku Smokeries, un affumicatoio di pesce che sorgeva dall’altro lato della strada rispetto all’Alaskan Brewing Company, di poter tostare lì i suoi malti. Essi, ancora verde, erano posti all’interno degli affumicatoi su una rete metallica a maglia stretta e seccati dal calore proveniente dal fuoco sottostante: il fumo formatosi durante la combustione del legno che normalmente avvolge i pesci, asciugava il malto verde e gli conferiva il suo caratteristico sapore.

Geoff scoprì che il fumo risvegliava potentemente la memoria: ogni volta che usava, infatti, un legno diverso, differenti erano le immagini evocate dalla birra finita. Usò un noce e apparve un prosciutto alla brace, usò l’acero e subito gli venne in mente una tipica salsiccia affumicata proprio con questo legno. In Franconia, ad esempio, alcuni bevitori del posto chiamano affettuosamente “pancetta liquida” la Rauchbier che lì viene prodotta utilizzando malti affumicati con legno di faggio, spesso impiegato per l’affumicatura di salumi. Decise infine di usare l’ontano, facile dal reperire nella vicina foresta e particolarmente usato per affumicare salmoni e aringhe.

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Da molti considerata la quintessenza delle birre affumicate è quasi nera, con un fine cappello di schiuma color nocciola, cremoso, anche se non troppo persistente; ha un aroma semplice ma potente e molto importante: un raffinato sentore affumicato che si rivela con note di legno, terra e falò, lascia il posto a delicate sfumature di cioccolato e mirtillo. In bocca rivela grande equilibrio, estrema pulizia e intensità. Vellutata e molto morbida, poco gasata, fa trasparire sapori tipici del caffè e del cioccolato amaro che accompagnano un delicato affumicato. Leggermente acidula sul finale, quasi come un buon caffè, ostenta una persistenza amara dovuta alla sapiente luppolatura.

Questa birra, brassata per la prima volta nel 1988, viene prodotta una solo volta l’anno e immessa sul mercato il primo di novembre. Esattamente come un buon vino essa è particolarmente adatta per l’invecchiamento, grazie all’affumicato unito al lievito presente in bottiglia. Con un po’ di fortuna si possono trovare in commercio bottiglie di tre, quattro o anche cinque anni fa (una delle mie era del 2011). In queste bottiglie invecchiate sono le note acidule di frutti di bosco a mitigare il comunque importante sentore di fumo.

In generale le birre affumicate non sono facili da bere da sole, specialmente se non le conoscete: il sapore del fumo che colpisce e pervade il palato a volte può risultare scioccante.

Abbinare questa birra a pietanze affumicate di ogni genere, come pesce, pancetta, salsicce o piccole curiosità gastronomiche quali la mozzarella di bufala campana d.o.p. affumicata, può essere la strada più comoda, ma non sempre la migliore. Accoppiare birra e cibo che hanno lo stesso sapore predominante diminuirà l’effetto e le sensazioni di una e dell’altro. L’abbinamento però deve servire a rafforzare i sapori, non ad addomesticarli! Provatela piuttosto con alimenti cotti alla brace: la fiamma viva conferirà una fumosità più mite alle vivande e la birra potrà completare questi sapori. Ottimo l’accompagnamento con qualcosa ricco di umami, quale funghi, pesce azzurro grigliato, pomodori o Parmigiano Reggiano, oltre ovviamente alla carne.

 

 

Il mio primo approccio con l’Alaskan Smoked Porter è stato casuale. Durante una degustazione di formaggi americani, in abbinamento a un erborinato prodotto nel Vermont e del mirtillo rosso (cranberry) del Wisconsin passito, doveva esserci (e non ci sarebbe stato male) un Barley Wine. Purtroppo il fornitore non ne aveva a sufficienza e quindi consigliò la Smoked Porter. Il formaggio, burroso e con note di frutta secca accompagnate al Penicillium Roqueforti (la muffa usata in produzioni casearie quali Gorgonzola, Roquefort, Brie e Stilton) si abbinava ottimamente alla sapidità fumosa della birra, così come le note dolci e acidule dei frutti rossi.

Per i più appassionati e puristi questa birra, nobile e fiera, deve essere consumata da sola. Tuttavia trova, nelle zone di montagna degli Appennini e delle Alpi, durante gli umidi e grigi mesi autunnali, l’accostamento ideale con un tipico Street food nostrano: cotte alla brace, servite nel classico cartoccio, abbrustolite e morbide in bocca, le caldarroste sono perfette da accostare alla nera Alaskan Smoked Porter.

Federico Borra
Info autore

Federico Borra

Classe 1982, nato a Milano, ma comasco d’adozione, ho iniziato il mio viaggio nel mondo della birra artigianale nella cantina di un ormai famoso birraio: io facevo i compiti della quinta elementare, lui poneva le basi per un brillante futuro.
Per anni però ho vissuto ai margini di un movimento che diventava sempre più grande e delle cui meraviglie finalmente e totalmente mi sono innamorato nell’estate del 2011… da allora si può dire che io e la birra artigianale siamo inseparabili.
Sono un autodidatta (adoro leggere), ho però frequentato alcuni corsi presso i birrifici vicino a casa (mi piace anche ascoltare, soprattutto i birrai!). Grazie ad un tifoso lariano del West Ham (di cui forse un giorno vi racconterò), riesco facilmente a raggiungere birre da tutto il mondo, dalla Danimarca al Giappone, passando per Nuova Zelanda, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania, U.S.A., Italia e chi più ne ha più ne metta…e dove non arriva lui, c’è sempre internet!
Fosse per me sarei sempre in giro per il mondo, scoprire nuove culture mi affascina soprattutto attraverso la musica, il cibo e, perché no, la birra. Da sempre sono appassionato di cucina, cerco di scavare a fondo nella tradizione senza mai chiudere la porta alla creatività. Sfoglio volentieri, anche solo per passare il tempo, libri di ricette e ne ho una piccola collezione comprata in tutto il mondo (beh, più o meno tutto). Questa mia passione si è unita a quella della birra sfociando nella ricerca dell’ abbinamento perfetto.
Dal 2012 sono homebrewer. Producendo birra mi piacerebbe imparare a conoscere gli aromi del luppolo e le sfumature del malto, l’utilizzo dei lieviti e l’influenza che ha l’acqua sulla nostra bevanda preferita (la sperimentazione in prima persona è fondamentale!!).
Attraverso questa nuova esperienza con www.giornaledellabirra.it vorrei poter condividere con voi le mie idee e le mia scoperte, confrontarmi e soprattutto ampliare i miei orizzonti!