Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
16 ottobre 2015

Afide del luppolo: tutto ciò che bisogna sapere!

Afide del luppolo: tutto ciò che bisogna sapere!

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Si sa: che sia una grande o una piccola produzione, l’ingrediente madre per la realizzazione della birra è il luppolo.

L’Humulus lupulus, nome scientifico della pianta da cui si ricava la birra (e non solo), cresce prevalentemente in regioni nordiche poiché predilige ambienti freschi con terreni fertili e ben lavorati (Germania, Belgio e Olanda in primis) ma non è escluso, che lo si possa trovare selvatico sui corsi d’acqua specie nell’Italia settentrionale.

I produttori di luppolo devono però costantemente combattere agenti patogeni che insidiano le piantagioni; il più comune è rappresentato da un insetto che prende il nome di Phorodon humuli o più comunemente “afide del luppolo”.

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Questo è una specie d’insetto di piccolissime dimensioni (parliamo di 1-2 mm); si presenta di colore verde acceso oppure quasi traslucido. Grazie alle sue ridotte dimensioni, può proliferare molto velocemente ed in grandi quantità.

Il danno sulla pianta si crea in quanto questi afidi celano una sostanza zuccherina che prende il nome di “rugiada di miele” oppure “melata”. Tale sostanza è costituita dagli escrementi liquidi prodotti da un adattamento fisiologico di questo determinato gruppo di insetti che, si nutrono esclusivamente di linfa.

La dieta a base di linfa è sbilanciata a causa dell’elevato tenore in zuccheri e del basso tenore in amminoacidi perciò, per soddisfare il proprio fabbisogno azotato, gli afidi devono assumere quantità sproporzionate di linfa di cui dovranno scartare buona parte dell’acqua e degli zuccheri disciolti andando poi a formare la melata.

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Essendo ricca di zuccheri, è un ottimo terreno di nutrimento tanto da portare alla proliferazione di funghi presenti naturalmente nel terreno.

Una volta che i funghi si saranno sviluppati, il danno estetico (e organolettico) abbasserà la vendibilità del luppolo.

Per capire come sia possibile curare ed eventualmente prevenire l’attacco del patogeno tra il 2002 ed il 2004 nella località di León in Spagna, fu usato un terreno coltivato con luppoli di prova per studiare le sue peculiarità e di cosa ha bisogno per svilupparsi, quali sono i suoi naturali nemici e quale programma di trattamento chimico adeguato applicare in caso di necessità.

Il comportamento di sviluppo di popolazione di P. humuli fu simile nel corso degli anni di studio: la popolazione aumentava tra la metà e la fine di giugno, per poi decrescere fino alla metà del mese di luglio e ancora, aumentare fino alla metà di luglio per poi declinare drasticamente al termine del mese stesso.

Il nemico presente naturalmente sulle foglie, è risultato essere la coccinella comune (Coccinella septempunctata); le analisi hanno inoltre mostrato che gli afidi sono negativamente affini a temperature uguali o superiori ai 27 °C senza che venga attuato alcun trattamento insetticida.

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Come programma di trattamento chimico più efficiente è stato scelto l’uso di “Imidacloprid”, un’insetticida sintetico simile (chimicamente parlando) alla nicotina. La prevenzione e cura prevede un trattamento inziale a giugno ed un secondo trattamento nella seconda metà di luglio oppure ad inizio agosto. Un singolo trattamento dovrebbe essere comunque sufficiente in quanto le temperature medie giornaliere del periodo superano abbondantemente i 27°C; la procedura va eseguita per almeno 15 giorni e non oltre al fine di evitare così anche danni da avvelenamento ai predatori della fauna locale.

È importante prevenire e proteggere il luppolo da patogeni poiché potrebbero non solo portare ad un danno organolettico, ma si potrebbe conseguentemente andare incontro ad un danno economico.

Se si pensa che alcune tipologie di produzione prevedono l’uso di luppolo a crudo non sterilizzato, bisogna essere molto rigidi sul controllo della qualità delle materie prime.

Jacopo Bonafede
Info autore

Jacopo Bonafede

“Ché un boccale di birra è un pasto da re.” Così William Shakespeare definì ne “Il Racconto d’inverno” questa antica bevanda.
Ragazzo romano amante dell’enogastronomia e scrittore amatoriale, mi appassiona esplorare i nuovi sapori e le sensazioni che le birre del panorama italiano e non solo, riescono a proporre.