Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana
31 agosto 2015

Artana: la birra di paese!

Artana: la birra di paese!

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Artana è il nome delle birre di un nuovo birrificio artigianale, nato nel 2015, con sede produttiva a Genova ma che si ispira ad un piccolo paese arroccato nel cuore dell’Appenino ligure, alle falde del Monte Alfeo. L’idea è nata da un gruppo di amici deciso a mantenere e trasmettere le tradizioni di questo luogo, che ha accettato la sfida di produrre una birra semplice e genuina, fatta con prodotti naturali, provenienti da quelle terre incontaminate.

www.giornaledellabirra.it ha intervistato, in esclusiva per i propri lettori, gli artefici del progetto.

La birra Artana è un progetto nato da un sogno: chi sono i volti, le persone che hanno creduto in questa sfida? Quale il legame con il piccolo borgo montano?

Artana è un piccolo borgo montano situato in Val Boreca, nell’alta Val Trebbia, nel Comune di Ottone in provincia di Piacenza a 1.138 m.s.l.m., in una zona detta “delle quattro provincie” in quanto, nel giro di poche centinaia di metri in linea d’aria, si trovano, infatti, le provincie di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza. Il paese oggi conta sei residenti che dimostrano una “resilienza” invidiabile. La maggior parte dei soci fondatori ha origini artanesi e sono figli e/o nipoti di immigrati artanesi che all’epoca hanno lasciato il nostro borgo per vivere l’industrializzazione del Paese.

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Queste poche righe descrivono una fantasia che portiamo nel cuore sin da piccoli. Amiamo questo paese e sentiamo forte il legame delle nostre radici su questo terreno duro e sassoso. Abbiamo amato Artana in un periodo che ormai è passato lasciando incommensurabili ricordi; amiamo Artana oggi ma la vediamo in declino e auspichiamo in un domani migliore per di generare socialità tramite la creazione di posti di lavoro e il mantenimento dell’ambiente; il nostro motto è e dovrà essere sempre: non il denaro come fine ultimo ma come strumento per raggiungere un fine.

Quale percorso avete affrontato per realizzare il progetto di birrificio? Perché non collocare la sede produttiva proprio ad Artana?

 Il nostro entusiasmo nel progetto ci ha convinti a creare una cooperativa di lavoro che ha come obiettivi la produzione agricola e il relativo commercio di prodotti nel mercato del food – beverage. Alcuni di noi sono home-brewers di vecchia data e si è pensato immediatamente, come prima cosa, di aprire un micro birrificio con l’obiettivo di renderlo agricolo nel giro di pochi anni.

La scelta dell’apertura del micro birrificio in Genova è stata presa sia per avere modo di cominciare a creare un proprio marchio e di farlo conoscere agli addetti del settore e ai consumatori, in modo tale da poter avere già consolidato il proprio nome, sia per una questione pratica, in quanto per poter seguire direttamente e con il maggior tempo possibile lo start up della cooperativa si è pensato, essendo tutti i soci residenti a Genova, di cominciare con l’impianto delle attività in questa città.

Materie prime: quali impiegate per le vostre birre? Quale il legame con il territorio?

Oggi la nostra birra viene fatta impiegando l’acqua di Artana ma stiamo già lavorando per arrivare a produrre le materie prime che necessitano per ottenere un prodotto agricolo, naturale e soprattutto interamente nostro.

Da alcuni anni stiamo producendo del luppolo che al momento regaliamo ad amici che si dilettano a fare cotte in casa e abbiamo già “testato” la semina di un antico orzo distico italiano che è destinato a diventare la materia prima di base con cui verrà fatta in futuro la nostra birra.

“Imperfetta all’origine” è il marchio di fabbrica che avete attribuito alla vostra birra: perché imperfetta?

Il nostro marchio di fabbrica “imperfetta all’origine” nasce dalla consapevolezza che in genere, il prodotto agricolo e artigianale, non risulta certo standardizzato e perfetto come quello industriale ma ciò non vuol dire che sia meno “pregiato e gustoso” anzi, nel nostro modo di vedere le cose, questo per noi è un vanto.

Tiki Miki, Chilin, Ciun, Bidin sono i nomi delle quattro birre ad oggi prodotte: a cosa si ispirano queste birre, cosa portano in sé come storia e valori?

I nomi che abbiamo dato alle nostre birre sono i soprannomi di alcuni vecchi artanesi ormai scomparsi che con la loro semplicità montanara ci hanno regalato preziosi consigli e spunti di riflessione aiutandoci a diventare gli uomini e le donne che oggi siamo. L’unica eccezione al nostro “integralismo artanese” è il nome di Tiki Miki, che è stato da noi scelto in quanto una nostra vecchia amica genovese, più volte nostra ospite ad Artana, appassionata di stout, a seguito di un aneurisma cerebrale ha perso l’utilizzo della parola e l’unica cosa che riesce a dire è proprio Tiki Miki; nella nostra mente “bacata” abbiamo voluto che queste parole avessero un significato pratico ed è proprio in onore di Elena che è nato questo nome.

Come definireste il vostro progetto nel panorama brassicolo italiano? Come immaginate il futuro della birra artigianale in Italia?

L’obiettivo del nostro progetto non si ferma al solo micro birrificio ma vuole creare una produzione agroalimentare genuina; al momento, per quanto riguarda il birrificio, abbiamo l’obbiettivo di arrivare a fare della buona birra. Nel nostro modo di vivere le cose non progettiamo di avere una produzione brassicola intensiva (aumentare troppo gli hl prodotti) ma di mantenerla limitata e sempre più curata. Per noi quando la start up del birrificio sarà completata, creando posti di lavoro, “l’obiettivo birra” sarà raggiunto e cominceremo a reinvestire in altre tipologie di prodotto (allevamento e agricoltura).

Siamo convinti che la birra artigianale italiana, come peraltro sta già facendo, conquisterà sempre di più anche il mercato estero oltre che quello nazionale; questa convinzione nasce da un semplice fatto: noi italiani nel settore agroalimentare siamo i migliori al mondo.

Maggiori informazioni sul birrificio Artana e sulle birre prodotte sono disponibili sul sito web aziendale www.birrificioartana.it

Massimo Prandi
Info autore

Massimo Prandi

Un Albese cresciuto tra i tini di fermentazione di vino, birra e… non solo! Sono enologo e tecnologo alimentare, più per vocazione che per professione. Amo lavorare nelle cantine e nei birrifici, sperimentare nuove possibilità, insegnare (ad oggi sono docente al corso biennale “Mastro birraio” di Torino e docente di area tecnica presso l’IIS Umberto Primo – la celeberrima Scuola Enologica di Alba) e comunicare con passione e rigore scientifico tutto ciò che riguarda il mio lavoro. Grazie ad un po’ di gavetta e qualche delusione nella divulgazione sul web, ma soprattutto alla comune passione e dedizione di tanti amici che amano la birra, ho gettato le basi per far nascere e crescere questo portale. Non posso descrivere quante soddisfazioni mi dona! Ma non solo, sono impegnato nell’avvio di un birrificio agricolo con produzione delle materie prime (cereali e luppoli) e trasformazione completamente a filiera aziendale (maltazione compresa): presto ne sentirete parlare!