Numero 17/2021

28 Aprile 2021

Underdog, come dare vita ad un sogno

Underdog, come dare vita ad un sogno

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Aver conosciuto i ragazzi di Underdog, con la loro carica e voglia di fare, mi ha fatto riscoprire quanto bello e vero possa essere il mondo brassicolo.

Lontani da polemiche e non ossessionati dall’hype, il sestetto padovano si è affacciato da qualche mese sulla scena artigianale italiana.

Ci credono forte nel loro progetto e la cosa migliore è farselo raccontare direttamente da loro.

 

 

– Conosciamo per prima cosa lo staff di Underdog.

Ciao, noi siamo gli Underdog, sei ragazzi nati negli anni ‘80, cresciuti e vissuti nella bassa padovana, nel bel mezzo della pianura Padana. Siamo Enrico, Fabio, Paolo, Stefano, Tiziano e Walter. Rigorosamente in ordine alfabetico per non fare un torto a nessuno. Siamo in tanti lo sappiamo e la prima cosa che ci siamo detti e che continuiamo a dirci è che il fatto di essere in così tanti non deve essere un limite ma piuttosto il nostro punto forte.

Veniamo tutti da realtà lavorative diverse e il nostro è prima di tutto un rapporto di amicizia costruito nel corso degli anni e poi, insieme, abbiamo coltivato la passione per la birra artigianale.

 

 

– Come nasce questo progetto e come siete arrivati fin qui?

Il nostro progetto nasce inizialmente dalla pura e semplice voglia di passare qualche sabato pomeriggio in compagnia. Lasciare i problemi fuori dalla porta e chiudersi con gli amici in un garage con un impiantino elettrico da 28 litri. Poi col tempo la nostra curiosità per questo mondo è cresciuta. Abbiamo cominciato a conoscere persone, a raccogliere esperienze, a informarci, a capire, a provare e ovviamente a sbagliare.

Fabio e Tiziano si sono iscritti alla Dieffe, al corso di birraio artigiano in cui poi, in seguito, si sono diplomati. Investendo in loro stessi e mettendo le loro conoscenze a disposizione del gruppo. Stefano ha da poco concluso il primo livello del corso degustatori organizzato da Union Birrai. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di provarci, di prendere in mano quella che era ed è una passione tentando di farla diventare un vero e proprio mestiere per sentire di aver creato qualcosa, di aver dato vita ad un progetto nostro.

 

– Avete iniziato in un periodo piuttosto particolare questa avventura…

Underdog Brewery nasce esattamente il giorno prima del primo caso accertato di Covid in Italia. Un tempismo incredibile. All’epoca non si pensava che tutto ciò avrebbe avuto una portata mondiale, il virus era confinato in oriente e a detta degli esperti le possibilità che potesse arrivare qua erano scarse. Così non è stato, come ben sappiamo. Avevamo un’idea in mente, un progetto, e non avevamo voglia di aspettare o rimandare. Certi passi c’è la necessità di farli quando si presenta il momento ideale per farli. E quello lo era. Abbiamo sfruttato il lockdodwn dell’anno scorso per richiedere preventivi, parlare con persone, organizzare il lavoro e tessere la nostra tela per partire non appena fosse stato possibile. A ottobre 2020 è uscita la nostra prima birra!

 

– Quali referenze brassate al momento?

Al momento abbiamo all’attivo sei referenze un’American Lager (Dogout 5,2%), una Session Ipa (Vuoi fare session con me 4,4%), una Irish Red Ale (Iradiddio 5,0%), una Bohemian pilsner (Magnum P.I.ls 4,9%), una Berliner Weisse al mango (RiMango umile 4,2%) e infine l’ultima nata in casa Underdog, un’American Ipa (Out of the park 6,1%)

 

 

– e tutto in lattina, giusto?

Si, tutto in lattina. Per il momento.

 

– perché queste scelte?

Per quanto riguarda gli stili scelti abbiamo cercato di mixare fra quello che ci piace e quello che il mercato chiede. Fare un’irish red ale, ad esempio, ci ha fatto scoprire che probabilmente questo è uno stile che andrebbe un attimo più considerato, unire gli aromi dei malti tostati ad una bevibilità di stampo anglosassone ha avuto dei buonissimi riscontri. Detto ciò, ora che abbiamo una buona base, non vediamo l’ora di cimentarci con qualcosa di più articolato.

La scelta della lattina non è stata molto sofferta. Siamo bene al corrente dell’atavica lotta tra allumino e vetro ma alla fine, per una questione di conservazione del prodotto abbiamo scelto la lattina. Ovviamente ha giocato un ruolo fondamentale anche l’idea grafica che avevamo in testa e che meglio si adattava sulla lattina invece che sulla bottiglia.

Ciò non toglie che, in futuro, per determinati stili o formati o edizioni limitate ricorreremo all’uso del vetro.

 

 

– Come si affacciano al mercato artigianale dei debuttanti come voi?

Ci affacciamo innanzitutto con molta umiltà e molto rispetto nei confronti di chi questo mestiere lo fa da anni e ha visto crescere, anno dopo anno, il movimento brassicolo italiano. Allo stesso tempo però cerchiamo anche di interagire col mercato col piglio deciso e sicuro di chi sa quello che sta facendo e che tra le mani ha un buon prodotto.

Noi non abbiamo grossi investitori alle spalle o grossi capitali da investire nella nostra società e questo ci obbliga ad un percorso probabilmente più lento. Di conseguenza non possiamo assolutamente permetterci di avere timori nei confronti del mercato, nonostante i tempi attuali, dobbiamo portare a casa il risultato con passione, con cuore e con la consapevolezza che stiamo facendo bene, pur con i nostri errori.

 

– Birra artigianale. Il vostro pensiero a 360°

Crediamo sinceramente che i birrifici artigianali abbiamo il compito di fare informazione. Obiettivamente, dati alla mano, in Italia i consumi di birra artigianale sono decisamente bassi. Crediamo che nel nostro paese ancora troppa gente dia troppa poca importanza alla bevanda birra considerandola come una bevanda di serie B, senza un’anima precisa, non come il vino. Beninteso, non deve essere una guerra birra-vino ma si deve cercare di informare la gente su cosa vuol dire fare birra e tutto quello che ci va dietro, la passione, la dedizione, la scelta dei prodotti. C’è la necessità di rivolgersi alla gente in modo diretto e semplice, far provare, assaggiare, raccontare.

Va riconosciuto che noi abbiamo trovato un mondo splendido, pieno di persone pronte a raccontare la loro esperienza, ad aiutarci, a consigliarci. Non abbiamo visto il cameratismo che invece ci aspettavamo e dobbiamo dire che creare un tessuto di birrifici che collaborano tra di loro è senza dubbio un modo per migliorare, per crescere e per imparare qualcosa di nuovo.

 

– Grafiche e nomi come nascono?

Questo, per noi, è un processo molto democratico. Come per tutto il resto d’altronde. Quando abbiamo deciso che stile fare (compito principalmente dei birrai) cominciamo a tirare fuori tutti i nomi che ci vengono in mente. Molti si basano su giochi di parole, ci piace molto l’autoironia e infine c’è una votazione. Il nome che prende più voti vince.

Per quanto riguarda le grafiche ci affidiamo ad un’agenzia di comunicazione (anche se loro ci tengono a sottolineare che non sono solo questo), la Vassalli Associati. Una volta deciso stile e nome lo comunichiamo a loro, insieme, talvolta, a qualche idea grafica. Con loro c’è una buonissima intesa e siamo veramente contenti del prodotto finale.

 

 

– Ci parli del progetto tap room?

Il progetto Tap Room nasce parallelo al progetto Underdog, anzi si potrebbe tranquillamente dire che la Tap Room fa parte del progetto Underdog fin dagli albori. Come dicevamo prima troviamo fondamentale comunicare cosa facciamo e perché lo facciamo, e quale modo migliore se non quello di avere un contatto diretto con la clientela?

Nella nostra Tap Room troveranno, chiaramente, principalmente spazio le nostre birre, ma non mancherà anche qualche referenza di qualche birrificio amico o che abbia voglia di collaborare con noi oltre a qualche eccellenza estera.

Ci piacerebbe, inoltre, creare legami con altre aziende del territorio, che niente hanno a che fare col mondo della birra artigianale, con il chiaro intento di aiutarsi vicendevolmente, di espandere i nostri orizzonti e le nostre conoscenze e creare una sorta di rete di aziende atta a valorizzare il territorio e a creare eventi che coinvolgano le persone.

 

– Speranze e progetti?

Innanzitutto speriamo di uscire a breve da questa situazione che da un anno ci tiene col freno a mano tirato.

Speranze e progetti coincidono per gli Underdog, guardiamo avanti consapevoli che per arrivare dove vogliamo arrivare servono una miriade di piccoli passi. Quelli mossi fino ad ora sono solamente i primi di tanti speriamo,la strada è lunghissima ma non ci perdiamo d’animo. Nel nostro futuro speriamo di vedere la nostra completa realizzazione. Un bellissimo impianto dove brassare le nostre birre, la nostra Tap Room che vola, collaborazioni, sagre, feste e magari l’apertura di un pub tutto nostro. E magari, fare di questa passione il nostro lavoro a tempo pieno. Auspichiamo un ritorno alla normalità il prima possibile per poter tornare a sognare in grande

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Info autore

Daniele Bertozzi

Novarese, classe1981.
Un viaggio in Belgio per scoprire che la birra è molto di più di quello che trovi nei supermercati e che, a dire il vero, poco mi è sempre piaciuta (tranne rare occasioni…).
Cercavo emozione tra gli scaffali e non l’ho quasi mai trovata!
Ho vissuto come tanti colleghi il “rinascimento birraio italiano” che dà ancora oggi tante possibilità e soddisfazioni a livello personale e professionale.
La passione è sempre cresciuta costantemente tra eventi, formazione, fino a giungere ai corsi di Unionbirrai con relativi esami e il conseguimento del titolo di Unionbirrai Beer Taster.
Il mondo birra diventa più di una sola passione, e ad oggi mi occupo di docenze e organizzazione di corsi ed eventi vari di formazione tra Piemonte e Lombardia.
Oltre alla birra adoro viaggiare, la musica e il buon cibo.
Curo una pagina Instagram come “Arte_birra” e ho anche pensato di fare l’homebrewer… sì, ma l’ho sempre solo pensato…