Settimanale divulgativo, tecnico e professionale dedicato alla birra italiana

Numero 48/2017

27 novembre 2017

Ognuna il suo stile: viaggio tra storia e modernità

Ognuna il suo stile:  viaggio tra storia e modernità


 

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Chi può dirlo…ma sicuramente la birra nel V millennio a.c. esisteva.
Prodotta dall’uomo, le sue tracce sono presenti su fonti scritte dell’antico Egitto e della Mesopotamia.
Una tavoletta sumera di 6.000 anni fa raffigura degli uomoni intenti a bere una bevanda con cannucce di paglia da un recipiente.
In quella che si può considerare la più antcia ricetta (3900 anni fa), “Ninkasi” la dea sumera patrona della produzione della birra, veniva osannata in un antico poema, descrivendo la produzione di birra a partire dall’orzo per mezzo del pane.

(Inno a Ninkasi)

«Ninkasi, tu sei colei che cuoce il bappir nel grande forno,
Che mette in ordine le pile di cereali sbucciati,
Tu sei colei che bagna il malto posto sul terreno…
…Tu sei colei che tiene con le due mani il grande dolce mosto di malto…
Ninkasi, tu sei colei che versa la birra filtrata del tino di raccolta,
È come l’avanzata impetuosa del Tigri e dell’Eufrate»

 

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Per tutte le civiltà classiche dell’antico occidente che coltivavano cereali, questa bevanda divenne quasi un elemento imprescindibile. I Greci appressero la nobile arte brassicola tanto che Platone avrebbe scritto “Deve essere stato un uomo saggio a inventare la birra.”
All’epoca dei Romani il vino divenne la bevanda alcolica d’eccellenza tanto che birra venne considerata adatta solamente ai barbari.In tono poco lusinghieri, Tacito la descrisse come un vino d’orzo, grossolano, dal sapore sgradevole.
Durante il Medioevo è stata una delle bibite più diffuse: consumata giornalmente da tutte le classi sociali dove la coltivazione della vite era difficoltosa. Nel nord Europa la birra forniva una quantità notevole di calorie.
Tra i popoli germanici della Scandinavia centro-meridionale (norreni) era considerata una bevanda sacra per i guerrieri: aveva il potere di infondere energie attraverso il processo di purificazione caratteristico dei liquidi fermentati.
La birra rimase un’attività casalinga durante tutto il Medioevo. A partire dal XIV e XV secolo, la produzione di birra passò gradualmente dall’essere un’attività familiare ad essere un’attività artigianale: i pub e i monasteri cominciarono a produrla in proprio per un consumo di massa.
A seguito di importanti miglioramenti nell’efficienza del motore a vapore nel 1765, l’industrializzazione della birra divenne realtà.
Sul termine “birra”, sulla sua etimologia e la nascita ci si può sbizzarire.

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Trova largo consenso però il fatto che suddetto termine abbia origini germaniche (Bier), sostituendo così il più desueto “cervogia” (che stava ad indicare la birra prodotta senza luppolo).
Siamo intorno al XV secolo quando cioè i mastri birrai della Germania e dei Paesi Bassi utilizzavano il luppolo per insaporire e conservare la loro bevanda. Questo stile di “Ale” venne da loro chiamato “birra”.
Questa pratica arrivò anche in Gran Bretagna solo che i mastri birrai di Londra, iniziarono a vendere la loro “Ale” senza ricorrere al luppolo. Gelosi della loro creazione (quella volta non c’era il diritto di copyright) i tedeschi iniziarono a lamentarsi e protestare.
Iniziò il periodo del “beer law”. Per diversi anni furono promulgate leggi paritarie, atte a favorire talvolta la “birra”, talvolta la “Ale”, fino a quando la birra luppolata (Ale) divenne lo stile di standard in tutta Europa. Germania 1 – Inghilterra 0

Nello stesso secolo in Bavaria durante i mesi caldi, per evitare che si rovinasse la produzione si iniziò a conservare la birra in cavità rocciose naturali. Il lievito ad alta fermentazione fu sostituito da un lievito che lavorava meglio alle basse temperature e per il quale la birra necessitava di un filtraggio per rimanere stabile.
Nacque così lo stile “lager” (lager significa “conservare”) che da’ vita a birre chiare, limpide. Si diffuse in Germania, in Repubblica Ceca, e poi in tutto il mondo.
Le birre “scure” videro i natali intorno al XVII, ovvero quando i malti furono tostati sul fuoco in luogo dell’essiccazione naturale per creare le chiare.

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Come si può capire da questa breve introduzione di sintesi storica, la birra è da sempre presente.
In varie forme e stili. Alcuni di essi sono andati persi in favore di produzioni moderne, attente più al lato commerciale che alla “filosofia” che ne ispirava e animava la realizzazione.
In questo contesto nasce questa rubrica il cui fine è ben lungi dal volere insegnare ergendosi a tuttologi della materia.
Viceversa c’è il piacere della scoperta, della condivisione di informazioni, curiosità, aneddoti. Il desiderio di far conoscere “antico” e “moderno” attraverso una ricerca appassionata e curiosa.
Dando modo di fare un tuffo nel passato per apprezzare ogni singola bollicina del nostro presente.

Giovanni Messineo
Info autore

Giovanni Messineo

Giuliano di adozione di origini siciliane (nato a Palermo nel 1972), dal 2009 vivo a Gorizia.

Perito elettrotecnico mancato ho un diploma informatico e prediligo tutto ciò che riguarda la tecnologia a supporto delle attività umane (senza però sostituirle).

Lavoro nel settore della siderurgia da anni occupandomi di Operation e formazione del personale italiano ed estero.

Sono appassionato della nostra bella lingua italiana e credo fermamente in una comunicazione che sia chiara, diretta e concisa per evitare dubbi e/o incomprensioni.

Mi piace affrontare nuove sfide cercando i miei limiti. Mi dedico con passione, sempre da autodidatta alla musica (suono l’armonica a bocca e la batteria), “fai da te” in generale. Incido il legno con il pirografo dedicandomi alla mtb, corsa e sport vari.

La passione per l’homebrewing nacque per caso nel 2012.

Al mio rientro da una lunga permanenza in Cina, mia sorella e mio cognato per il mio compleanno mi regalarono il primo KIT.

Dopo un paio di anni di pratica, esperimenti, assaggi, degustazioni, mi sono appassionato passando al metodo “E+G” in quanto permette di esprimere un pò di più la mia creatività di Mastro Birraio (da cui il nome MMB).

Da allora progetto, sperimento e realizzo una vasta gamma di prodotti per i quali creo in modo autonomo anche le relative etichette che hanno un filo conduttore con la birra e la sua storia.

Non ho mai smesso perchè lo trovo un passatempo che rilassa, mi diverte, mi soddisfa e riempie la casa di ottime fragranze.

Inoltre amici e parenti apprezzano. Le loro critiche mi danno modo di migliorare sempre.

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma…(in birra)